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La “serie B” del Viale San Martino e dell’amministrazione: degrado, commercio in affanno e una doppia pista ciclabile deserta

- 08/07/2026

Il consigliere della Terza Municipalità Alessandro Cacciotto denuncia aiuole distrutte, vegetazione incolta e segnaletica divelta. Gli allarmi dei residenti erano stati rivolti anche all’ex assessore Salvatore Mondello, ma sono rimasti inascoltati

Chiamarlo ancora viale San Martino rischia di essere soltanto un esercizio di toponomastica. Perché il tratto compreso tra viale Europa e Villa Dante, almeno nelle condizioni attuali, sembra appartenere a un’altra città: quella delle periferie dimenticate, della manutenzione rinviata e delle scelte calate dall’alto, i cui effetti vengono poi lasciati sulle spalle di residenti e commercianti.

A denunciare lo stato dell’arteria è Alessandro Cacciotto, avvocato, già presidente della Terza Municipalità e oggi consigliere circoscrizionale di Fratelli d’Italia.

«Chiamare ancora viale San Martino il tratto di strada compreso tra viale Europa e Villa Dante è un’offesa per i residenti», afferma Cacciotto, invitando l’amministrazione comunale a verificare direttamente le condizioni della zona.

Il quadro descritto è quello di una strada abbandonata: aiuole distrutte, vegetazione lasciata crescere senza controllo, segnaletica divelta e una generale perdita di decoro urbano. Una situazione che stride ancora di più con l’importanza di un asse viario che dovrebbe rappresentare una naturale prosecuzione del centro cittadino.

Secondo Cacciotto, l’unico elemento che accomuna questo tratto al viale San Martino considerato “di serie A” è la doppia pista ciclabile. Un’opera calata dall’alto e non richiesta che, secondo l’ex assessore Salvatore Mondello, avrebbe dovuto incarnare la svolta sostenibile della città, ma che in questa parte del territorio viene indicata da residenti e commercianti come inutile, dannosa per il commercio e nei fatti deserta.

I problemi legati alla realizzazione della doppia corsia ciclabile erano stati paventati con largo anticipo. Cittadini e operatori economici avevano segnalato criticità, riduzione degli spazi disponibili, difficoltà per le attività commerciali e possibili conseguenze sulla vivibilità della zona.

Gli allarmi erano arrivati anche all’allora assessore alla Mobilità e vicesindaco Salvatore Mondello. Ma l’amministrazione scelse di procedere senza prestare particolare ascolto alle contestazioni provenienti dal territorio. Oggi Mondello non è più assessore, ma la pista è ancora lì e il conto delle decisioni adottate continua a essere pagato da chi nel quartiere vive o lavora.

Il risultato è un tratto di città nel quale la presunta rivoluzione della mobilità sostenibile è deserta e convive con aiuole devastate, erbacce e segnaletica danneggiata. Si è trovata la forza di tracciare due piste ciclabili, inutilizzate, ma non quella di garantire la manutenzione ordinaria. Un curioso modello di modernità urbana: si ridisegnano le carreggiate e poi ci si dimentica del resto.

«Mi auguro che l’amministrazione comunale possa intervenire al più presto per restituire il giusto decoro a un territorio attualmente massacrato», conclude Cacciotto.

L’auspicio è legittimo, anche se da solo non basta. Perché viale San Martino non ha bisogno dell’ennesimo annuncio, né di una fotografia durante un sopralluogo istituzionale. Servono manutenzione, pulizia, ascolto del territorio (che non c’è mai stato in concreto) e una valutazione concreta degli effetti prodotti dalle scelte sulla mobilità.

Altrimenti la distinzione tra viale San Martino di serie A e viale San Martino di serie B resterà perfettamente visibile. Non sulle mappe comunali, ma nelle condizioni della strada e nella quotidianità di residenti e commercianti.