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Sant’Agata, la Bandiera Blu sventola sulla fogna: per Amam è ancora “colpa del temporale”

- 08/07/2026

A pochi metri dalla spiaggia, residenti costretti a convivere con liquami, cattivi odori, topi e insetti. L’azienda annuncia l’intervento, ma ripropone una spiegazione già ascoltata per gli scarichi fognari segnalati a Contesse

La Bandiera Blu c’è. La postazione del bagnino sta per essere montata. Il mare, almeno nelle fotografie istituzionali, è pronto ad accogliere residenti e turisti. Peccato che, a pochi passi dalla spiaggia di Sant’Agata, ci sia anche una fogna a cielo aperto.

È questa l’immagine, tutt’altro che promozionale, denunciata dagli abitanti della zona, costretti da anni — secondo quanto riferiscono — a convivere con una situazione igienico-sanitaria che nel pieno della stagione balneare assume i contorni del paradosso. O della farsa, se non ci fossero di mezzo liquami, insetti, topi e possibili rischi per la salute pubblica.

«Ci troviamo di fronte a una vera e propria fogna a cielo aperto, cosa che sopportiamo da anni, e a un bagno chimico collocato davanti alle abitazioni», racconta una residente ad un altro giornale on line. Il tutto mentre vengono predisposti i servizi stagionali e l’area può esibire il prestigioso riconoscimento ambientale.

La Bandiera Blu, evidentemente, sventola in alto. Troppo in alto. Abbastanza da non vedere ciò che accade a livello stradale.

La cartolina e la realtà

La contraddizione è evidente: da una parte il vessillo che dovrebbe certificare qualità ambientale, servizi, sicurezza e attenzione al territorio; dall’altra i residenti che chiedono da tempo un intervento per eliminare una perdita fognaria in prossimità della spiaggia e delle abitazioni.

Alla situazione si aggiungono i problemi ordinari dell’estate messinese: parcheggi selvaggi, accessi occupati, comportamenti incivili e disagi provocati dall’afflusso dei bagnanti.

In una città che celebra la conquista della Bandiera Blu, evitare che i residenti debbano affacciarsi su una fogna dovrebbe rappresentare il minimo sindacale, non un obiettivo da inserire nella programmazione pluriennale.

Amam: «Colpa dell’ultimo temporale»

La risposta è arrivata dall’amministratore unico di Amam, Salvatore Ruello, secondo cui il problema sarebbe stato provocato dal danneggiamento del collettore di via Caporal in seguito all’ultimo temporale.

«Il collettore di via Caporal ha subito danni dall’ultimo temporale», ha spiegato Ruello, aggiungendo che l’intervento sarebbe stato ritardato dalla necessità di affrontare altre emergenze fognarie in zona Ortopedico e in via Palermo.

Le squadre, assicura il vertice di Amam, interverranno a Sant’Agata subito dopo aver completato le operazioni più urgenti. Insomma, con calma.

La spiegazione potrà essere tecnicamente fondata. Ma dal punto di vista della comunicazione pubblica comincia ad avere il sapore del ritornello.

Perché anche in occasione delle copiose fuoriuscite sottomarine di liquami segnalate nella zona di Contesse era stata richiamata la responsabilità delle piogge e degli eventi meteorologici legati al ciclone Harry. Temporali che a Messina sembrano ormai dotati di capacità straordinarie: danneggiano collettori, fanno emergere criticità, aprono falle e, soprattutto, compaiono puntualmente quando bisogna spiegare perché una rete fognaria non riesca a svolgere fino in fondo il proprio compito.

Le emergenze che diventano normalità

Che le squadre dell’Amam siano impegnate contemporaneamente su più fronti può certamente spiegare il ritardo di un intervento. Ma non risolve la questione principale: se le emergenze fognarie si moltiplicano in diversi punti della città, il problema non può più essere trattato come una sequenza di episodi imprevedibili.

Quando l’eccezione si ripete, diventa sistema.

E quando ogni guasto viene associato all’ultimo temporale, il dubbio è inevitabile: il problema è davvero la pioggia oppure una rete fragile, sottodimensionata, deteriorata o non adeguatamente manutenuta?

Sono domande che meritano risposte documentate, non formule di circostanza. Servirebbe chiarire quali danni abbia subito il collettore di via Caporal, quando siano stati rilevati, quali siano i tempi certi dell’intervento e se esista un piano per impedire che la stessa situazione si ripresenti alla prossima pioggia.

Perché il punto non è soltanto riparare una perdita. È comprendere perché quella perdita si sia verificata e perché, secondo i residenti, il disagio si trascini da anni.

Il bagnino c’è, resta da salvare il decoro

Nel frattempo, sulla spiaggia di Sant’Agata si monta la postazione del bagnino. Un servizio indispensabile per garantire la sicurezza dei bagnanti.

Resta però da capire chi debba salvare i residenti dai liquami, dagli odori e dal degrado.

La Bandiera Blu può rappresentare un riconoscimento importante, ma non è un telo con cui coprire le criticità. Non può trasformarsi in un’etichetta da esibire mentre, a pochi metri dal mare, i cittadini denunciano una fogna a cielo aperto.

Una città balneare non si misura soltanto dal colore della bandiera issata sul lungomare. Si misura dalla qualità reale dei servizi, dalla manutenzione delle reti, dalla rapidità degli interventi e dalla capacità delle istituzioni di non considerare normale ciò che normale non è.

A Sant’Agata, per il momento, il vessillo è blu. Il resto della cartolina, molto meno.