L’ex Garante dell’infanzia Angelo Fabio Costantino chiede al Comune una deroga alla toponomastica: «Mantenere quel nome è un’offesa alla sua memoria». Il ricordo degli ultimi istanti e di una mano stretta nel buio.
La tragica scomparsa di Giulia Scimone ha lasciato una ferita profonda, scuotendo le coscienze, indignando e commuovendo l’intera comunità messinese. Una morte inaccettabile che ora si traduce in una richiesta forte, dal profondo valore simbolico e civile, lanciata dall’ex Garante per l’infanzia e l’adolescenza del Comune di Messina, Angelo Fabio Costantino.
L’appello è chiaro: cancellare il nome della strada teatro della tragedia e intitolarla alla giovane vittima.
“Via Circuito è un’offesa alla memoria”
La riflessione di Costantino parte dal significato dei luoghi che abitiamo, spazi fisici che possiedono un’identità e un’anima. Il peso delle parole: Mantenere la denominazione “Via Circuito” per la strada in cui la giovane è stata investita a tutta velocità rappresenta, secondo Costantino, un’offesa alla memoria di Giulia. Il nome stesso richiama l’idea di velocità e corsa, una crudele stonatura con la dinamica della tragedia. L’ex Garante si rivolge direttamente al Sindaco e al nuovo Consiglio Comunale, chiedendo a gran voce di derogare all’attuale regolamento della toponomastica.
L’obiettivo è ribattezzare quel tratto di asfalto in “Via Giulia Scimone”, affinché l’immane dolore della famiglia e dell’intera comunità di Torre Faro non venga inghiottito dall’oblio e si trasformi in memoria collettiva.
Una lapide di speranza e gentilezza
«In quell’asfalto, quella sera, sono morti in tanti», sottolinea Costantino, tracciando però una linea di demarcazione tra la brutalità dell’incidente e l’umanità degli istanti successivi. Tra il dolore e la rabbia, non è morta la speranza in un mondo più rispettoso e gentile.
A testimoniarlo c’è un’immagine straziante, che l’ex Garante chiede di innalzare a vera e propria lapide alla memoria: gli ultimi respiri di Giulia, trascorsi mentre un’altra ragazza, che per una coincidenza del destino porta il suo stesso nome, le teneva la mano e le parlava con amore. Un gesto di cura, una luce di immensa umanità nel buio di una tragedia che la città non deve dimenticare.




