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ATM, sospeso lo sciopero dell’8 giugno: i sindacati accettano il confronto con Basile

- 07/06/2026

Le organizzazioni sindacali congelano l’astensione dopo il confronto con i lavoratori. Ma la vertenza resta aperta: contestati licenziamenti, procedimenti disciplinari, ferie, straordinari, trasferimenti e progressioni interne

Lo sciopero ATM previsto per l’8 giugno viene sospeso. Non cancellato. Sospeso temporaneamente. È questa la decisione assunta dalle organizzazioni sindacali dopo un confronto serrato con i lavoratori, andato avanti fino alla notte precedente, e comunicata al sindaco di Messina Federico Basile in risposta alla nota con cui il primo cittadino aveva chiesto la sospensione dello stato di agitazione e convocato un incontro per lunedì 15 giugno alle ore 12.

La vertenza, però, resta tutta sul tavolo. E il documento sindacale lo dice senza troppi giri di parole: tra il personale ATM esiste un malcontento “diffuso” e “ormai insostenibile”. Una tensione che, secondo le sigle, si è aggravata nel tempo a causa di aspettative ripetutamente disattese e di una gestione aziendale percepita da molti dipendenti come conflittuale.

Una parte significativa dei lavoratori avrebbe individuato nello sciopero l’unico strumento ancora utile per far valere le proprie rivendicazioni. Lo dimostrerebbe, secondo i sindacati, anche l’ampia adesione registrata nelle più recenti iniziative di protesta. Eppure, alla fine, ha prevalso una scelta diversa: dare ancora spazio al confronto istituzionale.

Le organizzazioni sindacali parlano di una maggioranza “seppur contenuta” dei propri associati e della maggioranza assoluta dei lavoratori sindacalizzati favorevole a sospendere l’azione di sciopero. Una decisione motivata dal senso di responsabilità e dalla volontà di non far cadere nel vuoto l’iniziativa assunta personalmente dal sindaco.

Ma il messaggio inviato a Palazzo Zanca è chiaro: non basta un tavolo per chiudere la crisi. Serve una discontinuità netta rispetto al passato. Serve, scrivono i sindacati, la rimozione definitiva delle criticità gestionali che continuano ad alimentare tensione dentro l’azienda.Il dossier aperto è pesante. Le sigle richiamano licenziamenti ritenuti privi di adeguato fondamento, il ricorso reiterato a contestazioni disciplinari, le difficoltà nell’esercizio effettivo del diritto alle ferie, l’imposizione di prestazioni straordinarie, trasferimenti percepiti come punitivi, progressioni professionali considerate non sempre fondate su criteri di equità e trasparenza.

A questo si aggiunge l’attribuzione di incentivi economici a una platea ristretta di dipendenti e l’esistenza di pratiche di controllo giudicate mortificanti dal personale. Un quadro che le organizzazioni sindacali affermano di avere già denunciato in più sedi, senza avere ancora ottenuto risposte considerate concrete e risolutive.

Il punto, secondo i sindacati, non è economico. I lavoratori non chiedono aumenti salariali né trattamenti di favore. Da oltre sei anni rivendicano condizioni di lavoro rispettose della dignità personale e professionale. Una richiesta che assume un peso ancora maggiore perché ATM è una società interamente sostenuta con risorse pubbliche e chiamata a garantire un servizio essenziale alla collettività.

La nota insiste proprio su questo passaggio: il ripristino di correttezza, trasparenza e imparzialità nella gestione aziendale viene indicato come una necessità non più rinviabile. Non solo nell’interesse dei dipendenti, ma anche del servizio pubblico e dei cittadini.

L’invito del sindaco a favorire un clima di maggiore distensione viene dunque accolto. Ma non come una cambiale in bianco. I sindacati confermano la disponibilità a partecipare all’incontro del 15 giugno e salutano positivamente anche la disponibilità di Basile a incontrare direttamente i dipendenti ATM.Adesso si attende un riscontro rapido per convocare l’assemblea dei lavoratori. Sarà quello il passaggio decisivo per verificare se la tregua potrà trasformarsi in un percorso reale di soluzione o se la vertenza tornerà a esplodere.

Per il momento lo sciopero si ferma. La protesta no. Resta sospesa sopra l’azienda, sopra il Comune e sopra un servizio pubblico che non può vivere stabilmente dentro un clima di conflitto permanente.