0 views 3 min 0 Comment

Caos Tari a Messina: valanga di notifiche prescritte e scoppia il caso rottamazione in piena campagna elettorale

- 16/05/2026

Centinaia di cittadini denunciano il recapito di cartelle per gli anni 2017 e 2018 che per i professionisti sarebbero ormai prescritte. Sullo sfondo, il rebus della “rottamazione quinquies” e lo scontro in vista del voto di maggio.

Negli ultimi giorni le cassette della posta dei messinesi si sono riempite di sgradite sorprese: centinaia di notifiche relative, in gran parte, alla Tari del 2017 e del 2018. Un’ondata di richieste di pagamento che, secondo numerosi commercialisti e professionisti del settore, risulterebbero però già decadute o prescritte.

Questa anomalia rischia di trasformarsi in un boomerang per Palazzo Zanca. Si profila infatti l’apertura di un nuovo e vasto fronte di contenziosi: una pioggia di ricorsi che potrebbe non solo portare all’annullamento dei pagamenti richiesti, ma anche gravare le casse del Comune di pesanti, e impreviste, spese legali.

La bufera sulle notifiche si incrocia inevitabilmente con il dibattito sulla nuova definizione agevolata nazionale, ormai prossima all’approvazione definitiva all’interno del decreto fiscale. Il testo traccia una linea di demarcazione netta: da una parte i crediti affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, dall’altra quelli gestiti direttamente dai Comuni o tramite concessionari privati.

  • Per i crediti statali: sarà possibile aderire alla “rottamazione quinquies”, abbattendo sanzioni, interessi e aggio, con la possibilità di rateizzare il debito fino a nove anni.
  • Per i crediti locali: l’autonomia regna sovrana. Saranno i singoli Comuni a decidere se e come attuare sanatorie proprie.

Questo doppio binario rischia di generare paradossi anche per lo stesso tributo. All’interno del bacino Imu o Tari, alcune cartelle potrebbero godere dei benefici nazionali, mentre altre, gestite da concessionari diversi in anni differenti, potrebbero restarne escluse. Un rebus normativo che rischia di creare figli e figliastri e che disorienta i contribuenti.

A Messina la situazione è resa incandescente dal calendario: il 24 e 25 maggio la città è chiamata alle urne. L’eventuale adesione alla rottamazione nazionale richiederebbe una delibera in tempi serratissimi, con una scadenza iniziale fissata al 30 giugno. Un ostacolo operativo non indifferente per un ente in piena transizione elettorale, criticità peraltro già sollevata dall’Anci a livello nazionale.

Diversi osservatori fanno notare come Palazzo Zanca avrebbe potuto giocare d’anticipo. Adottando una definizione agevolata locale nei mesi scorsi, il Comune avrebbe disinnescato il problema in autonomia, seguendo l’esempio di altre amministrazioni della provincia. L’inerzia passata presenta ora il conto, proprio mentre l’indignazione per le cartelle contestate monta tra i cittadini.

All’orizzonte si profila tuttavia una via d’uscita per le amministrazioni: l’orientamento attuale a Roma è quello di consentire l’adesione a tutti gli enti interessati spostando i termini operativi a ottobre, fermo restando un paletto insuperabile: la sanatoria coprirà esclusivamente i ruoli affidati entro il 31 dicembre 2023.