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“Oscura Segretezza” dell’amministrazione trasparente. Da Palermo un filo rosso collega Messina

- 16/05/2026

Corte dei Conti di Palermo: «oscura segretezza selettiva a scapito della collettività». Un campanello d’allarme anche per Palazzo Zanca

Una procedura della Corte dei Conti che si abbatte su Palermo in merito all’utilizzo del suo Comune sull’utilizzo di fondi per il pagamento degli straordinari e di danno erariale ipotizzato, getta un’ombra anche sul Comune di Messina. Ma per un’altra questione correlata che colpisce un modo di gestire la cosiddetta “amministrazione trasparente” che tanto diafana non è. Se, infatti, la Corte contabile solleva la difficoltà su Palermo a reperire gli atti dalla sezione “trasparente” in quanto non tutto risulta pubblicato e disponibile, la stessa questione potrebbe interessare anche l’ente comunale della città dello Stretto dato che risulta spesso svuotata della sua funzione a causa della mancata pubblicazione degli allegati fondamentali.

La trasparenza amministrativa non è un concetto astratto, ma si misura nella fruibilità reale dei documenti da parte dei cittadini. E quando questa viene meno, l’opacità può trasformarsi da semplice disservizio a materia per la magistratura contabile. È quanto sta accadendo a Palermo e che dovrebbe far riflettere attentamente anche l’amministrazione di Messina, dove si registrano dinamiche per molti versi sovrapponibili.

Ribadiamo: l’intera ricostruzione della procura della Corte dei Conti di Palermo sul presunto caso di danno erariale – connesso all’uso dei fondi per la sicurezza e al pagamento degli straordinari della Polizia Municipale – ha preso le mosse da una constatazione semplice e disarmante. La scarsità di informazioni reperibili dal sito web del Comune. I magistrati contabili si sono scontrati con un muro di gomma digitale. Trovata la delibera sul Fondo potenziamento sicurezza urbana, si sono accorti che mancavano tutti i documenti di supporto. Un modus operandi che i pm non hanno esitato a definire «oscura segretezza selettiva a scapito della collettività», sottolineando come l’assenza di qualità e completezza del sito istituzionale abbia di fatto impedito verifiche approfondite, costringendo la magistratura a cercare i dati altrove, come sul portale del Ministero dell’Interno.

Spostandoci sulle rive dello Stretto, la musica cambia ma lo spartito presenta assonanze preoccupanti. L’obbligo normativo di alimentare la sezione “Amministrazione Trasparente” del sito del Comune di Messina viene spesso assolto, ma rischia di ridursi a un mero adempimento formale se privato della sua reale sostanza.

La prassi di pubblicare le determine o le delibere omettendo sistematicamente gli allegati tecnici, i prospetti finanziari o le relazioni di dettaglio, svuota di senso il concetto stesso di trasparenza. L’allegato non è un vezzo burocratico: è il cuore del provvedimento. È lì che si annidano i costi reali, i nomi, le tempistiche e le specifiche di come vengono spesi i soldi pubblici. Pubblicare l’atto principale e “dimenticare” gli allegati equivale a mostrare la copertina di un libro tenendone le pagine sigillate.

Un campanello d’allarme per Palazzo Zanca

Quella “segretezza selettiva” aspramente criticata dalla Corte dei Conti a Palermo è esattamente lo stesso male che affligge le pubblicazioni incomplete del Comune di Messina. Impedire a cittadini, giornalisti e consiglieri comunali di ricostruire l’iter completo di una spesa o di un affidamento significa negare il diritto al controllo democratico.

La lezione che arriva dal capoluogo regionale è chiara e non ammette sconti: nascondere i dettagli dietro l’alibi di un sito web mal gestito o di caricamenti parziali non è più tollerabile. E, come dimostra l’iniziativa dei pm contabili, la linea di confine tra la semplice sciatteria amministrativa e l’ostruzionismo che innesca le indagini per danno erariale è molto più sottile di quanto si creda. Messina è avvisata.