Meglio darsi una calmata. Sarebbe saggio chiudere le bocche, per un po’. Limitarle nel cibo, nel bere e, già che ci siamo, anche in quelle parole che si rivelano, puntualmente, inutili.


di GIUSEPPE BEVACQUA
C’è un film in cui il vero, drammatico problema della Sicilia, per dirla con l’ineffabile avvocato D’Agata che illuminava la mente di Dante Ceccarini in Johnny Stecchino, era il traffico. Oggi, a guardare le cronache elettorali di Messina, il problema non è l’astensionismo, e nemmeno la tenuta della democrazia. È il colesterolo.
Da una parte della barricata politica, infatti, l’ideologia ha ceduto definitivamente il passo alla gastronomia. Si susseguono, con un ritmo che metterebbe a dura prova fegati d’acciaio, mangiate, aperitivi, bevute e brindisi. Il consenso non si cerca più sfogliando programmi, ma a colpi di granita, morbide briosce col tuppo e l’immancabile focaccia. Tutto, rigorosamente, offerto gratis et amore dei. È il nuovo welfare della campagna elettorale.
Tra la cittadinanza, solitamente assuefatta alle promesse, serpeggia ora una preoccupazione inedita: l’epidemia di sovrappeso. Gli effetti collaterali di questa corsa all’ultimo morso sono visibili e ponderabili. Arriveremo al punto, e non ci sarebbe affatto da sorprendersi, in cui l’Ordine dei Medici si sentirà in dovere di diramare un bollettino d’emergenza, invitando candidati e simpatizzanti alla sacrosanta morigerazione.
Perché la faccenda, a volerla guardare senza le lenti dell’euforia alcolica, è tremendamente seria. Così proprio non va. Chiunque sia destinato a sedersi sulla poltrona di Sindaco, portandosi dietro l’intera Giunta e il Consiglio comunale, avrà bisogno di una salute di ferro e di riflessi pronti. Altro che sonnolenza post-prandiale.
Ad attendere i vincitori, smaltita l’indigestione, c’è una città che sta sotto la scure del piano di riequilibrio. Una città tenuta “sotto scopa” dalla Corte dei Conti. Ci sono i fondi perduti per strada, le opere pubbliche rimaste tristemente in alto mare, i troppi annunci evaporati nel nulla e l’assenza salvifica del PNRR, che ormai non salva più né capre né cavoli.
Per amministrare questa complessa eredità servirà agilità, mente lucida e fiato lungo. Meglio darsi una calmata. Sarebbe saggio chiudere le bocche, per un po’. Limitarle nel cibo, nel bere e, già che ci siamo, anche in quelle parole che si rivelano, puntualmente, inutili. I cittadini, preoccupati, lo chiedono: meno carboidrati, più buonsenso.





