L’assessora designata del centrodestra smonta pezzo per pezzo la narrazione dell’ex esponente della giunta Basile: «Zero finanziamenti strutturali attratti e quasi 4mila aziende chiuse in otto anni per colpa di una viabilità disastrosa». L’emblema del fallimento? I commercianti del mercato Vascone, parcheggiati al sole davanti al cimitero in attesa di miracoli.
Nel magico mondo dell’ex assessore Massimo Finocchiaro, oggi riciclato come candidato a sostegno dell’amministrazione Basile, Messina è una via di mezzo tra la Silicon Valley e il Paese del Bengodi. Un paradiso terrestre dove i commercianti brindano a colpi di Impresa.NET, sfrecciano felici a bordo della “Shopping Line” e parcheggiano quasi gratis godendosi la riqualificazione urbana. Peccato che, scendendo dal metaverso elettorale e camminando sui marciapiedi reali, la situazione sia drammaticamente diversa. A ricordarglielo, con una piallata in piena regola, ci ha pensato Carlotta Previti, assessora designata dal candidato sindaco del centrodestra Marcello Scurria.
Tutto nasce dalla lesa maestà. Finocchiaro, piccato per le proposte della coalizione avversaria sulla cosiddetta “prima delibera” (bollate con sprezzo come “annuncio elettorale” e “operazioni assistenzialistiche”), aveva vergato una nota fiume per incensare i presunti trionfi dell’amministrazione di cui fa parte. “La politica seria non alimenta aspettative condizionate, ma lavora con responsabilità e concretezza“, ha tuonato l’ex assessore, sciorinando un rosario di sconti Tari, alleggerimenti fiscali e una fantasmagorica rinascita dell’isola pedonale che, a suo dire, avrebbe attratto frotte di grandi marchi.
La replica di Carlotta Previti lo ha sostanzialmente ribaltato, smontando la propaganda autocelebrativa pezzo per pezzo e sbattendogli in faccia quel fastidioso ostacolo chiamato “realtà”. “Messina continua a perdere imprese, giovani e capacità produttiva“, ha incalzato Previti. Altro che fondi a pioggia e miracoli economici: l’idea, tutta della ex amministrazione, che i soldi cadano dal cielo in automatico è una storiella per ingenui. Le risorse si ottengono con la competenza, e i numeri parlano chiaro: in quasi quattro anni, la giunta Basile ha gestito oltre un miliardo di euro ereditato dalle programmazioni precedenti, ma è riuscita nell’impresa di perdere centinaia di milioni tra definanziamenti e occasioni sprecate. Di finanziamenti strutturali interamente ascrivibili alla loro azione, nemmeno l’ombra.
Ma è sui numeri del commercio che la narrazione finocchiariana si schianta definitivamente. L’ex assessore si riempie la bocca di “azioni di buona amministrazione“, dimenticando (o fingendo di dimenticare) la vera e propria emergenza economica in cui annaspa Messina. I dati Istat e camerali sono una pietra tombale sulla sua propaganda: negli ultimi otto anni hanno abbassato la saracinesca per sempre 3.800 imprese. Quasi quattromila attività vaporizzate. Questo sarebbe il risultato della loro “visione” sul commercio?
E a proposito di “fatti” contro “annunci”, ci permettiamo di rinfrescare la memoria a Finocchiaro sull’inconsistenza della sua azione amministrativa con un esempio su tutti, il capolavoro per eccellenza: il mercato Vascone. La sua decantata ristrutturazione sta ancora a “caro amico“. Nel frattempo, i commercianti sono stati allegramente impacchettati e sbattuti in un parcheggio di fronte al cimitero monumentale di Messina. Una location pittoresca, non c’è che dire, dove gli operatori si apprestano a trascorrere l’ennesima estate in mezzo alla strada, a cuocere sull’asfalto, in condizioni di sicurezza sanitaria che definire precarie è un garbato eufemismo. È questo il sostegno alle attività produttive? Eppure qualcuno ha avuto la “faccia” di presentarsi per un tour elettorale con giovani candidati al seguito. Solo l’educazione dei commercianti ha prevalso visto che, comunque, li hanno accolti mostrando un encomiabile rispetto per i giovani incantati dal piffero magico della politica.

La cruda verità è che quelle 3.800 chiusure non sono frutto di una congiuntura astrale sfavorevole, ma anche il risultato diretto di scelte cervellotiche sul territorio. Tra piste ciclabili tracciate senza logica e parcheggi che hanno stravolto il tessuto urbano, è stata disegnata una viabilità disastrosa e tutta da rivedere, che ha finito per strangolare definitivamente proprio quel commercio che, a chiacchiere, si dice di voler salvare.
Mentre Finocchiaro si crogiola nei suoi abbonamenti scontati per il parcheggio e nei comunicati stampa autoassolutori, Messina chiude. Come ha chiosato Previti, la città non ha bisogno di propaganda, ma di amministratori veri. E, possibilmente, di qualcuno che i commercianti li aiuti a lavorare, invece di parcheggiarli davanti a un cimitero in attesa di tempi migliori, senza il buon senso di almeno evitare loro tour elettorali inopportuni.




