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Taormina, addio al Bambin Gesù: la cardiochirurgia pediatrica verso Catania. Il piano B dell’ASP

- 06/05/2026
ccpm

Il futuro della cardiochirurgia pediatrica in Sicilia è a un bivio. Mentre si avvicina la scadenza del 30 giugno, l’eccellenza medica dell’ospedale di Taormina si scontra con i rigidi paletti ministeriali, aprendo le porte a un potenziale trasferimento verso Catania. Restando così le cose, il Bambin Gesù di Roma farà le valigie, lasciando la Regione sola nella gestione del reparto proprio nel momento più delicato: la trattativa con Roma per ottenere una deroga che scongiuri la chiusura definitiva.

Il disimpegno non riguarda solo l’area messinese. Ai primi di luglio anche il San Donato di Milano, partner essenziale dal 2022 per l’apertura della cardiochirurgia pediatrica di Palermo, lascerà l’ospedale Civico. Al centro dello stallo ci sono i parametri normativi imposti dal Ministero della Salute, che richiedono il collegamento di questi presidi con una struttura già dotata di un reparto di cardiochirurgia. Si tratta di un ostacolo noto da tempo, tanto che l’Asp aveva tentato, senza successo, di agganciare il reparto taorminese all’ospedale Papardo di Messina.

Il paradosso di questa crisi amministrativa risiede nell’altissimo prestigio clinico del polo di Taormina. Il reparto e la sua equipe continuano a raccogliere consensi ben oltre i confini nazionali, distinguendosi per le frequenti missioni umanitarie all’estero, dal Congo all’Etiopia.

I dettagli dell’attuale convenzione raccontano di un impegno economico strutturato: l’Asp si fa carico dei costi del personale infermieristico e di 12 dirigenti medici, per un totale di circa 7 milioni di euro all’anno. Dal canto suo, il Bambin Gesù garantisce figure specialistiche cruciali — un cardiochirurgo, due anestesisti, un cardiologo pediatrico e una caposala — incassando, tra l’altro, un premio di produttività del 10% sulla mobilità sanitaria.

L’ospedale romano ha già informato Palazzo d’Orleans che non chiederà alcun rinnovo dell’accordo in scadenza, offrendo però la propria disponibilità a gestire una fase di transizione di circa tre mesi per evitare interruzioni improvvise del servizio.

La patata bollente passa ora nelle mani di Marcello Caruso, che si insedia proprio oggi al vertice dell’Assessorato e dovrà affrontare immediatamente l’emergenza. Intanto, l’Asp lavora a ritmi serrati per concretizzare il piano B. La direzione tracciata, indicata come possibile soluzione dallo stesso Ministero, porta al Policlinico di Catania. Martedì è previsto un vertice cruciale per delineare i contorni di una nuova convenzione, all’interno della quale l’Asp continuerebbe a farsi carico dell’aspetto alberghiero-residenziale e della copertura finanziaria per la gran parte del personale, nel tentativo di salvare un presidio vitale per il territorio.