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Ocse, doccia fredda sull’Italia: Pil al palo fino al 2027 e per i giovani stipendi fermi al 1990

- 23/04/2026
Disoccupazione giovanile

L’Economic Survey dell’organizzazione parigina taglia le stime di crescita: 0,4% nel 2026 e 0,6% nel 2027. Nonostante gli investimenti record del Pnrr, pesano l’inverno demografico, l’evasione e una produttività stagnante. La ricetta: tagliare le tasse sul lavoro e spostarle sulle proprietà.

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L’economia italiana si prepara a una frenata prolungata. A certificarlo è l’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), che nella sua ultima Economic Survey ha rivisto al ribasso le prospettive per la Penisola. I numeri lasciano poco spazio alle interpretazioni: la crescita si fermerà allo 0,4% nel 2026 per poi risalire timidamente allo 0,6% nel 2027. Sulle spalle del sistema Paese pesa lo shock energetico innescato dalle tensioni geopolitiche internazionali, destinato a rallentare consumi, investimenti e produzione industriale.

In questo scenario, l’unica barriera contro la recessione si conferma il Pnrr. Stefano Scarpetta, capo economista dell’Ocse, ha evidenziato come gli investimenti pubblici abbiano raggiunto nel 2025 il 3,8% del Pil, il picco massimo degli ultimi trentacinque anni. Una spinta fondamentale che necessita però di una gestione rigorosa: serve una strategia selettiva che porti a terra i progetti senza far deragliare il percorso di risanamento del debito pubblico.

La voragine salariale e l’emergenza under 30

Il capitolo più severo del rapporto riguarda il mercato del lavoro. L’Italia chiude il 2025 all’ultimo posto nell’area Ocse per l’andamento dei salari reali, che al netto dell’inflazione restano inferiori ai livelli pre-Covid del 2019.

Ma è sulle nuove generazioni che si consuma la vera frattura: le retribuzioni medie dei giovani sono oggi equivalenti a quelle del 1990. Un arretramento di oltre trent’anni, figlio di una produttività del lavoro cronicamente stagnante e di un sistema accademico che riceve i finanziamenti più bassi dell’intera area Ocse. Nonostante un calo fisiologico rispetto al passato, la quota dei Neet (i giovani tra i 20 e i 24 anni inattivi, che non studiano e non lavorano) rimane ancorata sopra il 15%, un’anomalia tra le economie avanzate.

Fisco, la ricetta dell’Ocse: colpire l’evasione e tassare le proprietà

Per uscire dall’impasse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico detta un’agenda di riforme strutturali, a partire dalle entrate. Il sistema fiscale italiano è considerato ancora troppo permeabile all’evasione e bisognoso di una profonda revisione.

I tecnici economici dell’Ocse di Parigi indicano quattro direttrici di intervento:

  • Rimodulazione del prelievo: È necessario uno spostamento netto del carico fiscale, abbattendo le imposte e i contributi sul lavoro (che frenano le assunzioni regolari) e compensando il gettito con un aumento delle tasse sulla proprietà e affini.
  • Revisione dell’Iva e tracciabilità: Ridurre la giungla delle esenzioni e spingere ulteriormente sui pagamenti digitali per far emergere l’economia sommersa.
  • Stop ai disincentivi per le imprese: Il regime forfettario attuale, giudicato eccessivamente vantaggioso, rappresenta un freno alla crescita delle partite Iva, scoraggiando il passaggio al regime ordinario.

I nodi strutturali: culle vuote e dipendenza fossile

Le incognite sul futuro del Paese non sono solo economiche. L’Ocse lancia un monito sulla lentezza della transizione ecologica: il mix energetico italiano è ancora troppo sbilanciato sui combustibili fossili, un fattore che espone l’industria a rischi di competitività e mina la sicurezza nazionale degli approvvigionamenti. Da qui l’urgenza di accelerare sulle fonti rinnovabili.

Sullo sfondo, infine, rimane la grande ipoteca dell’inverno demografico. Senza un’inversione di rotta sul crollo delle nascite, un freno alla fuga dei cervelli e un massiccio ingresso delle donne nel mercato del lavoro, l’invecchiamento della popolazione rischia di condannare l’Italia a una stagnazione irreversibile.

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