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Autostrade siciliane, l’assurdo ritorno alle monetine: un groviglio burocratico spegne bancomat e carte di credito

- 07/04/2026
casello

Sulle tratte A18 e A20 le casse automatiche sono fuori uso per i pagamenti elettronici. Il disservizio, che genera code chilometriche, è il sintomo di un cantiere da oltre 5 milioni di euro rimasto incagliato. Il motivo? Il Consorzio non riesce a trovare un ispettore per i lavori.

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L’incubo dell’automobilista siciliano si materializza davanti a una sbarra che non si alza. Niente bip, niente transazione digitale: se non hai gli spiccioli in tasca, al casello non passi. Quello che poteva sembrare un guasto temporaneo è in realtà una direttiva strutturale in vigore dal 5 settembre 2025. Con uno scarno avviso, il Cas (Consorzio per le Autostrade Siciliane) ha di fatto bandito le carte di credito – e dal mese successivo anche i bancomat – dalle casse automatiche delle autostrade A18 Messina-Catania e A20 Messina-Palermo. Il pagamento elettronico sopravvive solo nelle corsie con esattore fisico, trasformando le uscite secondarie e non presidiate in imbuti di lamiere e frustrazione.

Dietro questo anacronistico salto nel passato non c’è una scelta tecnologica, ma l’ennesima paralisi amministrativa. Il blocco dei pagamenti è infatti strettamente legato all’attesa di un colossale intervento di ammodernamento: un appalto da 5,6 milioni di euro per rivoluzionare le casse, adeguare i varchi e implementare il telepedaggio europeo.

La genesi infinita di un appalto fantasma

Per capire come si sia arrivati a questo punto bisogna riavvolgere il nastro di sei anni. Il progetto per svecchiare i caselli siciliani viene abbozzato nel lontano 2020. I tempi si dilatano, i costi dei materiali lievitano, e il quadro economico subisce un rincaro di circa un milione di euro. La gara vera e propria vede la luce solamente alla fine di dicembre 2024.

Per l’aggiudicazione definitiva serve un altro anno esatto: a dicembre 2025 il Cas affida i lavori alla Gng srl di Favara (coadiuvata dal consorzio Artemide), che la spunta sulle tre aziende partecipanti con un ribasso del 25,199%. L’importo finale scende a 4,2 milioni di euro, a cui si aggiungono 1,7 milioni trattenuti dal Consorzio per collaudi e oneri vari. Il cronoprogramma è chiaro: 730 giorni consecutivi di cantiere per risolvere il problema una volta per tutte.

Il cortocircuito: manca il controllore

Tutto è firmato e siglato, ma i lavori non partono. Il motivo sfiora il paradosso: per aprire il cantiere serve un Coordinatore di sicurezza e ispettore. Il Cas, però, mette a verbale di soffrire di una “grave carenza di personale tecnico” e di non avere internamente figure idonee.

Si rende necessaria una nuova gara esterna da 79mila euro. A ottobre 2025 vengono interpellati cinque professionisti. Rispondono solo in due, presentando ribassi fuori da ogni logica di mercato: uno offre il 35%, l’altro si spinge addirittura al 100%. Le offerte vengono inevitabilmente cestinate e la procedura fallisce.

Silenzio amministrativo e code reali

La svolta, o presunta tale, arriva il 6 febbraio 2026. Con un decreto firmato dal direttore generale, il Cas dichiara l’urgenza di avviare le opere e, sfruttando la soglia economica inferiore ai 140mila euro previsti dalla legge, autorizza l’affidamento diretto dell’incarico tramite lettera d’invito.

Da quel giorno, però, la documentazione sparisce dai radar. Sulla piattaforma di amministrazione trasparente del Consorzio non c’è traccia di chi abbia ottenuto questo benedetto incarico, né di quando si apriranno effettivamente i cantieri. Nel frattempo, sulle autostrade dell’Isola, il tempo si è fermato: si viaggia frugando nel cruscotto a caccia di monete, prigionieri di una burocrazia che non fa sconti.

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