Sinistra Italiana ed Europa Verde bocciano l’allargamento della coalizione al leader di Sud chiama Nord, accusato di aver imbarcato esponenti condannati per corruzione elettorale. Scatta l’ultimatum ai silenzi di Pd e M5S: “Fermare subito questa inaccettabile deriva”.

Avanti c’è posto, nel magico e onnivoro “campo largo” siciliano. O forse no. A guastare la festa a chi vorrebbe imbarcare chiunque pur di raggranellare uno zero virgola alle urne ci pensano Pierpaolo Montalto, segretario di Sinistra Italiana, e Fabio Giambrone, portavoce regionale di Europa Verde. I due esponenti di Avs mettono fine alla fiera dell’ipocrisia con una constatazione lapalissiana ma, di questi tempi, quasi rivoluzionaria: “Siamo incompatibili con il movimento di Cateno De Luca”. Punto e a capo. Resti fuori.
I silenzi (e gli inciuci) di Pd e 5Stelle
Per mesi i siciliani hanno assistito al consueto spettacolo tragicomico. Da una parte il Partito Democratico, che non ha esitato a elevare il leader di Sud chiama Nord al rango di “interlocutore politico credibile e affidabile“, palesando la totale indisponibilità a escluderlo pubblicamente dall’alleanza. Dall’altra l’avvocato del popolo, Giuseppe Conte, che giusto ieri si è esibito nell’ennesimo equilibrismo democristiano, ben guardandosi dal prendere una posizione netta, con un “sì” o con un “no”, sulla possibilità di accogliere l’ex sindaco di Messina nella coalizione. Insomma, il trionfo dell’ambiguità.
Il fattore Pellegrino e i folgorati sulla via di Catania
Il nodo vero, però, è quello etico e giudiziario. E Avs lo spiattella senza troppi giri di parole. Lo scorso 30 marzo a Catania, con tanto di “pomposa conferenza stampa”, De Luca ha spalancato le porte del suo movimento a Riccardo Pellegrino, vicepresidente del consiglio comunale etneo, e al suo gruppetto in “fuga strategica” da Forza Italia.
Un acquisto di peso, accolto con tutti gli onori. C’è solo un piccolissimo dettaglio, noto a chiunque mastichi un minimo di cronaca giudiziaria: Pellegrino ha sul groppone una condanna in primo grado per corruzione elettorale. Un curriculum di tutto rispetto per chi dovrebbe sedere alla tavola dei “progressisti”.
Montalto e Giambrone tracciano la linea rossa: “Non è possibile avere De Luca e Pellegrino nel centrosinistra, e allo stesso tempo rispettare il lavoro di tutte le donne e di tutti gli uomini del campo progressista che ogni giorno si battono contro il malgoverno e il malaffare“. Come dire: o si sta con la legalità, o si fa il fritto misto.
L’ultimatum e l’ombra di Cuffaro
Da qui l’ultimatum ai vertici di Pd e M5S: chiarite da che parte state. Perché la deriva è definita senza mezzi termini “inaccettabile” e la situazione “gravissima”. Soprattutto in un momento storico in cui va in scena una “mortificante campagna acquisti” che rischia di imbarcare persino i fuggitivi dalla Nuova Dc dell’ex governatore (condannato per favoreggiamento a Cosa Nostra) Totò Cuffaro.
Il tutto nel più totale immobilismo, denunciano i due esponenti rossoverdi, incapaci di fare “scelte coraggiose e coerenti” perfino di fronte allo scioglimento di Comuni per gravi infiltrazioni mafiose.
Il messaggio ad alleati e presunti tali è inequivocabile: è ora di dire basta. Il sedicente campo progressista decida cosa vuole fare da grande, per il bene della coalizione ma soprattutto della Sicilia, che tra trasformismi e ammucchiate avrebbe disperatamente bisogno di “un’alternativa di governo realmente credibile“. E non dell’ennesimo riciclaggio politico.




