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Centrosinistra, il veto definitivo di Avs su Cateno De Luca: “Porte chiuse a lui e ai condannati”

- 02/04/2026
montalto

Sinistra Italiana ed Europa Verde bocciano l’allargamento della coalizione al leader di Sud chiama Nord, accusato di aver imbarcato esponenti condannati per corruzione elettorale. Scatta l’ultimatum ai silenzi di Pd e M5S: “Fermare subito questa inaccettabile deriva”.

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Avanti c’è posto, nel magico e onnivoro “campo largo” siciliano. O forse no. A guastare la festa a chi vorrebbe imbarcare chiunque pur di raggranellare uno zero virgola alle urne ci pensano Pierpaolo Montalto, segretario di Sinistra Italiana, e Fabio Giambrone, portavoce regionale di Europa Verde. I due esponenti di Avs mettono fine alla fiera dell’ipocrisia con una constatazione lapalissiana ma, di questi tempi, quasi rivoluzionaria: “Siamo incompatibili con il movimento di Cateno De Luca”. Punto e a capo. Resti fuori.

I silenzi (e gli inciuci) di Pd e 5Stelle

Per mesi i siciliani hanno assistito al consueto spettacolo tragicomico. Da una parte il Partito Democratico, che non ha esitato a elevare il leader di Sud chiama Nord al rango di “interlocutore politico credibile e affidabile“, palesando la totale indisponibilità a escluderlo pubblicamente dall’alleanza. Dall’altra l’avvocato del popolo, Giuseppe Conte, che giusto ieri si è esibito nell’ennesimo equilibrismo democristiano, ben guardandosi dal prendere una posizione netta, con un “sì” o con un “no”, sulla possibilità di accogliere l’ex sindaco di Messina nella coalizione. Insomma, il trionfo dell’ambiguità.

Il fattore Pellegrino e i folgorati sulla via di Catania

Il nodo vero, però, è quello etico e giudiziario. E Avs lo spiattella senza troppi giri di parole. Lo scorso 30 marzo a Catania, con tanto di “pomposa conferenza stampa”, De Luca ha spalancato le porte del suo movimento a Riccardo Pellegrino, vicepresidente del consiglio comunale etneo, e al suo gruppetto in “fuga strategica” da Forza Italia.

Un acquisto di peso, accolto con tutti gli onori. C’è solo un piccolissimo dettaglio, noto a chiunque mastichi un minimo di cronaca giudiziaria: Pellegrino ha sul groppone una condanna in primo grado per corruzione elettorale. Un curriculum di tutto rispetto per chi dovrebbe sedere alla tavola dei “progressisti”.

Montalto e Giambrone tracciano la linea rossa: “Non è possibile avere De Luca e Pellegrino nel centrosinistra, e allo stesso tempo rispettare il lavoro di tutte le donne e di tutti gli uomini del campo progressista che ogni giorno si battono contro il malgoverno e il malaffare“. Come dire: o si sta con la legalità, o si fa il fritto misto.

L’ultimatum e l’ombra di Cuffaro

Da qui l’ultimatum ai vertici di Pd e M5S: chiarite da che parte state. Perché la deriva è definita senza mezzi termini “inaccettabile” e la situazione “gravissima”. Soprattutto in un momento storico in cui va in scena una “mortificante campagna acquisti” che rischia di imbarcare persino i fuggitivi dalla Nuova Dc dell’ex governatore (condannato per favoreggiamento a Cosa Nostra) Totò Cuffaro.

Il tutto nel più totale immobilismo, denunciano i due esponenti rossoverdi, incapaci di fare “scelte coraggiose e coerenti” perfino di fronte allo scioglimento di Comuni per gravi infiltrazioni mafiose.

Il messaggio ad alleati e presunti tali è inequivocabile: è ora di dire basta. Il sedicente campo progressista decida cosa vuole fare da grande, per il bene della coalizione ma soprattutto della Sicilia, che tra trasformismi e ammucchiate avrebbe disperatamente bisogno di “un’alternativa di governo realmente credibile“. E non dell’ennesimo riciclaggio politico.

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