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Il gioco delle tre carte su Casa Serena: la favola di Mondello dei fondi “mai persi” e l’inerzia della “buona amministrazione”

- 16/03/2026
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La verità sui documenti: i finanziamenti regionali del 2021 sono scaduti e definitivamente sfumati a causa dei ritardi. Il disperato ricorso al PNRR serve solo a tappare una falla milionaria, smentendo la narrazione delle “risorse salve”.

C’era una volta Casa Serena. E, a giudicare dalle macerie e dai silenzi incancreniti, c’è ancora, sebbene assomigli più a un cimitero di promesse elettorali che a una residenza per anziani. L’assessore (ormai ex, trascinato via dalle dimissioni a strascico del sindaco) Salvatore Mondello ha ben pensato di replicare ad un video sul posto realizzato dal candidato sindaco Marcello Scurria con un comunicato stampa che è un autentico capolavoro di equilibrismo semantico. “Nessuna risorsa economica è stata persa“, tuona l’ex vicesindaco.

La verità, ostinata e contraria, racconta ben altro. I fondi regionali del 2021, quelli legati all’Agenda Urbana, sono evaporati. Defunti. Scaduti irrevocabilmente il 31 dicembre 2023 per la manifesta incapacità di far partire i cantieri in tempo. Ma nel magico mondo della narrazione ufficiale, i soldi non si perdono mai: si “rimodulano”. Che è un po’ come dire di non aver sfasciato l’auto, ma di averne creativamente riposizionato la carrozzeria contro un muro. Hanno semplicemente dovuto raschiare il fondo del barile del PNRR in extremis per tappare la voragine aperta dalla loro stessa immobilità.

E nel frattempo, per quasi un decennio, cosa ne è stato di Casa Serena? Il nulla cosmico. Un buco nero istituzionale in cui sono sprofondati i diritti degli anziani ospiti, sballottati altrove come pacchi postali con tutti gli intuibili e taciuti disagi del caso. Mentre la struttura – un tempo fiore all’occhiello del welfare cittadino – veniva lasciata a marcire, qualcuno le ha trovato una nuova, geniale vocazione: parcheggio aziendale. Già, perché per lungo tempo l’unico segno di vita in quel monumento al degrado sono stati i mezzi della Messina Social City, comodamente posteggiati nel piazzale di un edificio sbarrato a doppia mandata.

A svelare il trucco dell’illusionista, fortunatamente, non è stato il caso. Ci sono voluti i documenti e i chiarimenti ottenuti con ostinazione dalla senatrice Dafne Musolino, sommati alle verifiche puntuali messe sul tavolo dal candidato sindaco del centrodestra Marcello Scurria, per squarciare il velo di una narrazione ormai trita e ritrita. Altro che “massima trasparenza”. La nota diramata da Mondello è una cortina fumogena, un testo palesemente fuorviante e costruito ad arte per gettare sabbia negli occhi dei cittadini, dissimulando un’inerzia politico-amministrativa che ha dell’imbarazzante.

L’ex vicesindaco sostiene che non ci sia stato alcun definanziamento. Dal punto di vista del cantiere odierno e che l’opera ha una solida copertura economica, ma sul piano storico-amministrativo l’affermazione è quantomeno inesatta. Il decreto regionale del settembre 2021 (che alleghiamo in fondo), legato ai fondi europei dell’Agenda Urbana, imponeva una tagliola temporale rigorosa: le somme andavano spese e rendicontate entro e non oltre il 31 dicembre 2023. I continui ritardi nella progettazione esecutiva e le stringenti prescrizioni imposte dal Genio Civile hanno impedito di rispettare quella scadenza, causando di fatto la perdita irrimediabile di quella specifica linea di finanziamento. L’amministrazione non ha perso l’opera, ma ha dovuto correre ai ripari “rimodulando” il progetto e cercando in extremis altri fondi per tappare la falla lasciata dai contributi regionali ormai sfumati.

Oggi, l’amministrazione che si autoproclama dei “valenti” si ritrova a rincorrere disperatamente il tempo perduto. Per salvare i lavori, Palazzo Zanca ha intercettato con successo le risorse del PNRR e del Piano Nazionale per gli Investimenti Complementari (PNC). L’esigenza di spacchettare l’appalto in tre tronconi è stata realmente dettata dalle prescrizioni tecniche del Genio Civile di Messina per garantire l’adeguamento sismico in base alle Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC 2018). I conti della nuova copertura tornano: i primi due lotti, da 300mila e 580mila euro, viaggiano sui fondi PNRR e richiedono una chiusura rapida dei cantieri per non mancare i rigidi target europei. Il terzo lotto, più corposo, da 1,1 milioni di euro, è stato agganciato strategicamente ai fondi PNC, che concedono respiro con tempistiche leggermente diverse.

Ma il PNRR, si sa, non fa sconti a nessuno e le scadenze europee non si “rimodulano” con un comunicato stampa. Considerando l’enorme degrado in cui è sprofondato l’immobile dopo dieci anni di incuria, la domanda sorge spontanea: ce la faranno i nostri eroi ad arrivare in tempo, o assisteremo all’ennesimo flop perdendo pure questi nuovi fondi?

E la domanda delle domande rimane tristemente senza risposta: se, per qualche congiunzione astrale, la struttura dovesse essere effettivamente ristrutturata, cosa diventerà? I cittadini continuano a brancolare nel buio sulle reali intenzioni programmatiche. Manca un progetto chiaro, manca una visione. Resta solo la favola dei fondi “mai persi”, buona per coprire le tracce di chi, su Casa Serena, ha semplicemente dormito per dieci anni.

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