Un fotogramma agghiacciante cristallizza l’orrore. Sono le 22.25 di lunedì 9 marzo quando le telecamere di sorveglianza inquadrano Santino Bonfiglio, 67 anni, mentre si allontana con passo tranquillo dalla palazzina in cui abitava Daniela Zinnanti. Nella mano destra stringe ancora il coltello sporco del sangue della cinquantenne, uccisa pochi istanti prima. Alle sue spalle, in quella casa in cui si era introdotto passando da una finestra, i segni evidenti di una furia omicida.
È il tragico epilogo di una violenza già nota e denunciata. L’uomo si trovava agli arresti domiciliari proprio per i maltrattamenti pregressi subiti e segnalati dalla vittima nei mesi scorsi. Una misura cautelare fragile: il sessantasettesimo era infatti sprovvisto di braccialetto elettronico, assente semplicemente per una mancanza di disponibilità dei dispositivi.
Questa mattina la gip Alessia Smedile ha convalidato il fermo, emettendo l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Nel corso dell’interrogatorio, l’omicida ha ribadito la versione fornita a caldo agli investigatori: si sarebbe recato a casa dell’ex compagna per un “chiarimento”, sostenendo di non avere l’intenzione di ucciderla. Una dichiarazione che fatica a reggere alla prova dei fatti, considerando che l’uomo aveva portato l’arma del delitto con sé, direttamente dalla propria abitazione, prima di colpire la vittima a ripetizione al culmine della discussione.
Mentre la Squadra Mobile cittadina prosegue le indagini per blindare il quadro accusatorio, l’attenzione si sposta ora sugli accertamenti medico-legali. Nel pomeriggio la sostituta procuratrice Roberta La Speme affiderà l’incarico per l’autopsia al dottor Alessio Asmundo. L’esame sarà fondamentale per chiarire l’orario esatto del decesso, la causa della morte e la traiettoria dei fendenti inferti. In vista delle operazioni autoptiche, gli avvocati della difesa, Oleg Traclò e Antonio Giacobello, hanno nominato la dottoressa Daniela Sapienza come consulente di parte.




