“Duro intervento in Aula dopo l’omicidio di Daniela Zinnanti: ‘L’assassino ai domiciliari e senza braccialetto elettronico. Lo Stato ha abbandonato chi aveva trovato il coraggio di denunciare’.”
Roma, 11 Marzo 2026 – “Il sistema ha fallito miseramente”. Con queste parole, la Senatrice di Italia Viva Dafne Musolino è intervenuta oggi a fine seduta nell’Aula del Senato per denunciare l’ennesimo e tragico femminicidio avvenuto ieri a Messina e per esprimere solidarietà ai familiari della vittima.
La vittima, Daniela Zinnanti di 50 anni, è stata uccisa con un numero impressionante di coltellate dall’ex compagno. La donna aveva già trovato il coraggio di denunciarlo, assumendosi tutto il pesante carico psicologico che ne consegue. Nonostante l’uomo si trovasse agli arresti domiciliari, è riuscito a uscire, a raggiungere la donna a casa e a compiere l’atroce omicidio. La tragedia è resa ancora più inaccettabile dalla presunta indisponibilità del braccialetto elettronico, dispositivo che l’assassino avrebbe avuto l’obbligo di indossare.
Durante il suo intervento, la Senatrice Musolino ha ripercorso il drammatico e inaccettabile bilancio dei femminicidi nella città dello Stretto: Daniela Zinnanti, uccisa a 50 anni dall’ex compagno che aveva già denunciato; Omayma Benghaloum, mediatrice multiculturale assassinata dal marito a causa della sua attività a favore della comunità; Alessandra Musarra, giovanissima donna uccisa dal compagno durante una violenta colluttazione; Stefania Gambadoro, avvocato e collega, vittima di un contagio volontario di HIV; Lorena Quaranta e Sara Campanella, studentesse universitarie uccise da persone a loro vicine: la prima dal convivente, la seconda a seguito dell’aggressione di un collega di studi ossessionato da lei.
La Senatrice ha posto l’accento su un’urgenza politica e sociale improrogabile. Pur ribadendo che le responsabilità specifiche verranno accertate dagli organi giudiziari e di polizia, ha evidenziato una profonda frattura nel rapporto tra i cittadini e lo Stato: “È un problema di fiducia nelle istituzioni. Perché quando chi denuncia poi viene lasciata a se stessa, quando il sistema evidentemente non funziona perché chi è agli arresti domiciliari riesce a raggiungerti fino alla porta di casa e ad ucciderti dentro casa, e allora il sistema ha fallito. Ha fallito miseramente.“
La Senatrice ha concluso richiamando fermamente le istituzioni al proprio dovere di tutela: “Quello che manca in questo caso, come in tutti i casi di femminicidio, è la consapevolezza che per ogni vittima non si ha soltanto l’omicidio e la perdita di quella vita umana, ma si ha un vulnus che diventa incolmabile nella fiducia che i cittadini devono avere verso le istituzioni. Su questo dobbiamo lavorare per far sì che chi denuncia si senta tutelato.”





