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Anziani segregati e lavoratori sfruttati a Messina: il report choc dell’Inps sulle case di riposo

- 11/03/2026
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Un panorama di irregolarità quasi generalizzata, che spazia dal lavoro nero dissimulato per incassare i sussidi fino a ipotesi di caporalato e abusi intollerabili sui pazienti. È il quadro allarmante tracciato dal bilancio dell’attività ispettiva 2025 presentato dal direttore regionale dell’Inps, Sergio Saltalamacchia.

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L’ombra dello sfruttamento si allunga sulle strutture destinate alla cura dei più fragili. I dati diffusi dall’Inps al termine di un’articolata campagna di controlli congiunti — condotta dagli ispettori dell’istituto in sinergia con i carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro (Nil), la Guardia di Finanza e le Aziende Sanitarie Provinciali (Asp) — restituiscono una fotografia netta: su 29 accertamenti portati a termine nell’ultimo anno, ben 28 si sono conclusi con verbali di contestazione. Un tasso di irregolarità che sfiora la totalità dei casi esaminati, generando addebiti complessivi per oltre 2,6 milioni di euro.

Il trucco del falso volontariato e il reato di caporalato

Sotto la lente degli ispettori sono finiti i registri del personale e le reali condizioni di impiego all’interno delle case di cura. Nel corso delle ispezioni sono stati individuati 59 lavoratori irregolari e 13 rapporti di lavoro che sono stati disconosciuti o riqualificati.

Tra gli espedienti più ricorrenti per aggirare la legge, è emersa una pratica tanto diffusa quanto insidiosa: il lavoro nero mascherato da semplice attività di volontariato. Un sistema architettato su misura per permettere ai finti volontari di non far figurare entrate e preservare così i requisiti reddituali necessari per incassare l’Assegno di inclusione (Adi). Il quadro si aggrava ulteriormente sul fronte della sicurezza e dei diritti fondamentali. Oltre a gravi inadempienze in materia di salute sul lavoro, nelle situazioni più estreme gli inquirenti sono arrivati a contestare il reato di caporalato, rilevando condizioni di grave e sistematico sfruttamento ai danni degli operatori.

L’orrore di Messina: venti pazienti dietro un catenaccio

Le violazioni contrattuali hanno rappresentato, in alcuni casi, solo la punta dell’iceberg di abusi ben più profondi. A testimoniarlo è l’episodio più drammatico segnalato dal direttore Saltalamacchia, scoperto durante un accesso ispettivo in una Rsa nel comune di Messina.

Quello che doveva essere un controllo amministrativo ha portato alla luce un vero e proprio sequestro di persona ai danni degli ospiti più indifesi. Circa venti anziani pazienti della struttura sono stati ritrovati segregati all’interno di un appartamento limitrofo alla sede principale. Per poterli liberare è stato provvidenziale l’intervento dei militari della Guardia di Finanza, che hanno dovuto aprire una porta sbarrata dall’esterno con un catenaccio. Una scoperta che trasforma una grave frode previdenziale in una vicenda di intollerabile maltrattamento.

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