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Amministrative Messina – Dai rappresentanti di enciclopedie alle 15 liste di “piazzisti di preferenze”: il trucco del porta a porta non muore mai

- 09/03/2026
piazzisti di enciclopedie e preferenze

Come i ragazzi degli anni ’70 costretti a rifilare tomi invendibili a zii e cugini, oggi a Messina mille candidati riempilista verranno usati per spremere voti in famiglia a puro vantaggio del ras locale. E a urne chiuse, la ricompensa aziendale sarà esattamente la stessa: il benservito.

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Negli anni Settanta l’industria editoriale italiana mise a punto una formidabile macchina da guerra per svuotare i portafogli e riempire i tinelli: la vendita porta a porta delle enciclopedie. Il trucco era tanto banale quanto spietato. Si arruolavano legioni di ragazzi, spesso di buona famiglia, affamati di indipendenza o semplicemente disperati per la caccia al primo impiego. Più che selezioni del personale, le aziende operavano vere e proprie retate. L’addestramento durava lo spazio di un respiro, dopodiché la casa editrice li spediva in strada con una direttiva aziendale infallibile e un metaforico calcione nel sedere: “Per prima cosa fate la lista di chi conoscete e cominciate dalla vostra famiglia“.

Senza arte né parte, privi della faccia tosta necessaria e terrorizzati da obiettivi di vendita lunari, questi poveri cristi finirono per trasformare i parenti in ostaggi. Così madri, zie e amici intimi si ritrovarono i salotti murati da tomi voluminosi e spesso superflui, comprati non per sete di sapere, ma per puro sfinimento e pietà filiale.

Cinquant’anni dopo, la macchina del tempo sbarca a Messina, dove, con le amministrative, l’apertura della campagna elettorale dimostra che la farsa è rimasta immutata; cambia solo la merce da piazzare. Oggi non si rifilano più enciclopedie a rate, ma candidati a perdere. La strategia di marketing politico è un copia-incolla di quel glorioso modello: si reclutano mille disperati o illusi del consenso, li si stipa come sardine dentro una quindicina di liste civetta, e gli si impartisce il medesimo, immarcescibile ordine di scuderia. “Andate a bussare a chi conoscete”. E a chi, se non a genitori, cugini, e compagni di calcetto?

Il sistema è geniale seppur miseramente cinico. Se il tomo di storia aveva un costo in lire, il voto oggi è apparentemente gratis. Non costa nulla tracciare una croce sulla scheda per il nipote o per l’amico del cuore; anzi, viene percepito come un atto dovuto, quasi un dovere di sangue. In questo modo, il ras delle preferenze di turno rastrella migliaia di consensi molecolari, voti che altrimenti non vedrebbe nemmeno col binocolo, incamerati sfruttando nient’altro che il ricatto affettivo e l’ansia da prestazione dell’aspirante politico improvvisato. Il costo però c’è ed è incommensurabile e tunnellizzato: il futuro di una città.

Il finale della commedia, ovviamente, è già scritto nei registri della storia, e i nuovi piazzisti del voto faranno bene a prendere appunti. Terminato lo spoglio, a questi mille volenterosi portatori d’acqua spetterà l’esatta, scientifica ricompensa che le case editrici riservavano ai loro coetanei nel 1970. Incassati i voti e chiusa la fiera, riceveranno in premio un solenne, irrevocabile e prevedibilissimo calcio nel sedere.