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L’invasione degli Ultracorpi sullo Stretto: il Profeta, l’Ologramma e la città dei replicanti

- 07/03/2026
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Yes-man, ologrammi istituzionali e un Profeta che detta il copione. Storia di una città trasformata in un set cinematografico, in attesa che la politica presenti il conto finale.

Se uno volesse girare oggi il remake de “L’invasione degli ultracorpi”, non avrebbe bisogno di scomodare Hollywood o di sprecare milioni in effetti speciali. Basterebbe piazzare un paio di telecamere a Messina. Qui, la fantascienza è già cronaca politica quotidiana, aggiornata a uso e consumo del cortile locale, a conferma del fatto che da Nostradamus ad Asimov la letteratura ci azzecca sempre molto più dei sondaggisti.​

Il meccanismo, in fondo, è lo stesso dei B-movie. Gli alieni si appropriano dei corpi, li svuotano di quell’organo ormai superfluo e fastidioso che è il cervello – sede naturale dello spirito critico – e li riducono a rassicuranti contenitori inerti. Involucri programmati per un solo scopo: ripetere a pappagallo, e con zelo commovente, l’ultima inarrivabile minchiata declinata dall’Entità Dominante.​

La società dei replicanti

Si muovono come una falange di yes-man, animati da un’unica volontà monocolore. E guai a chi non si allinea al copione. Chi osa sollevare un sopracciglio, chi abbozza un timido dissenso o pretende di leggere le carte, viene subito individuato dai radar dell’ortodossia, additato al pubblico ludibrio e inseguito dai cloni. Manca fisicamente il vomito verde e corrosivo dei film, è vero, ma a scorrere le dichiarazioni e le bacheche di certi pasdaran, la bile travasata fa ampiamente le veci degli effetti speciali. Il contagio li trasforma tutti in ultracorpi: una società marciante, rigorosamente eseguente, nutrita a omelie preordinate e del tutto incapace di leggere, criticare o, figuriamoci, ribellarsi.

​Il Profeta, l’Ologramma e la Croce

Così Messina si è eletta a nuova capitale degli ultracorpi politici. Un teatro dell’assurdo dove qualsiasi fesseria si fa magicamente Verbo e Realtà, ma a una sola, inderogabile condizione: che a proferirla sia il Profeta che tiene saldamente in mano il telecomando dell’ologramma. Un teatrino perfetto e blindato, se non fosse che la politica, prima o poi, presenta il conto. Perché dietro ogni sedicente profeta, e dietro ogni ubbidiente figlio putativo messo lì a scaldare la poltrona, si cela sempre una croce pronta per l’uso. Resta solo da capire chi, alla fine della fiera, ci finirà inchiodato.

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