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Scandalo nella sanità palermitana: finte invalidità in cambio di mazzette, aragoste e gamberoni

- 04/03/2026
disabilita

Dalle false invalidità alle forniture gonfiate: la Procura chiede l’arresto per una rete di medici, faccendieri e imprenditori. Tangenti pagate in contanti e pesce di lusso, sequestrato un tesoro da 1,5 milioni di euro.

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Un nuovo e pesante fascicolo scuote le fondamenta della sanità palermitana. La Procura di Palermo ha formalizzato la richiesta di arresto per una rete ben collaudata di medici, faccendieri e imprenditori, accusati a vario titolo di corruzione. Al centro dell’indagine, coordinata dai pubblici ministeri Gianluca De Leo e Andrea Zoppi, due filoni di business illecito: le certificazioni per false invalidità e le forniture ortopediche gonfiate.

La parola passa ora al giudice per le indagini preliminari, che ha già fissato il calendario degli interrogatori preventivi.

I protagonisti del sistema

L’inchiesta ruota attorno a un patto corruttivo strutturato, in cui ogni figura aveva un ruolo preciso per truffare il Servizio Sanitario Nazionale. I principali indagati sono:

  • Giuseppe Nicoletti: Il faccendiere. Considerato il collettore delle pratiche, gestiva i clienti e faceva da tramite con i medici. Per lui, a cui è stato trovato in casa un tesoro di 1,5 milioni di euro in contanti, è stato chiesto il carcere.
  • Leonardo Gaziano: L’uomo chiave all’interno delle istituzioni. Medico dell’Asp di Palermo, avrebbe firmato certificati su misura senza nemmeno visitare i pazienti. Per lui sono stati chiesti i domiciliari.
  • Gismondo Brunetto e Sonia Alcamisi: Rispettivamente medico fisiatra dell’Asp 6 (presidio “Enrico Albanese”) e neuropsicologa (ospedale “Buccheri La Feria” e Sanicam), entrambi destinatari di una richiesta di arresti domiciliari per aver assecondato le indicazioni del faccendiere.
  • Biagio Mendolia e Massimiliano Contino: Imprenditori nel settore ortopedico (“Ormeva” e “Ortopedia Barbanera Srl”), accusati di pagare i medici per assicurarsi commesse e ordinativi gonfiati.

Il tariffario: contanti, “post-mortem” e pesce di lusso

Il sistema di pagamento delle tangenti svelato dalle intercettazioni della Squadra Mobile andava ben oltre la classica “bustarella”. Se da un lato giravano mazzette in contanti fino a 5.000 euro per pratica, dall’altro la corruzione assumeva contorni grotteschi, sfociando nella consegna di casse di polpi, scampi, aragoste e gamberoni forniti dagli imprenditori ortopedici. Gaziano è stato persino immortalato dai poliziotti mentre usciva dall’ufficio con i tipici contenitori in polistirolo per il pesce.

Le intercettazioni delineano un quadro cinico, in cui Nicoletti spiegava ai clienti le tariffe base e le provvigioni sulle pratiche “post-mortem”, ovvero le valutazioni dell’Inps su pazienti deceduti. Il patto era chiaro: metà dei soldi incassati dalla famiglia andavano al faccendiere. Le pratiche venivano poi blindate dai medici compiacenti, che inserivano le prescrizioni esatte di busti o carrozzine suggerite da Nicoletti per giustificare le invalidità e favorire gli imprenditori amici.

La psicosi da intercettazione

A confermare la consapevolezza dell’illiceità del sistema c’è il comportamento di Nicoletti, che nell’ultimo periodo, fiutando l’attenzione degli investigatori, era caduto in una vera e propria paranoia.

Le cimici hanno registrato i suoi disperati tentativi di bonificare l’auto (una Jeep Renegade) e il proprio smartphone. Affidatosi a un amico dotato di scanner elettronici, il faccendiere cercava ossessivamente microspie e temeva l’inoculazione di virus Trojan nel telefono per eludere le indagini. Una prudenza e una “schermatura” che si sono rivelate del tutto inutili di fronte al lavoro degli inquirenti, supportati anche dalle rivelazioni di un tecnico ortopedico pentito che per un periodo aveva fatto da autista a Gaziano.

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