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Referendum, stop al voto per i fuorisede. Musolino (Iv): “Decisione paradossale, penalizza il Sud e i giovani”

- 12/02/2026
dafne Musolino 5

La senatrice di Italia Viva attacca la scelta del governo di non estendere le modalità di voto a distanza per la prossima consultazione costituzionale, nonostante le sperimentazioni passate.

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Paradossalmente il governo, nonostante due sperimentazioni riuscite, ha eliminato proprio in occasione del referendum la possibilità per i fuorisede di votare”. È netto il giudizio di Dafne Musolino, senatrice di Italia Viva, che interviene duramente sul decreto legge Elezioni e sulla mancata previsione del voto a distanza per studenti e lavoratori domiciliati lontano dal comune di residenza in vista della prossima consultazione referendaria.

Secondo l’esponente renziana, la decisione rappresenta un passo indietro incomprensibile, soprattutto alla luce dei precedenti positivi. “Le due sperimentazioni – ricorda Musolino – avevano riguardato prima gli studenti e poi, in occasione delle elezioni del 2025, anche altre categorie di fuorisede, comprese le persone che si trovano fuori per motivi di lavoro o di cura”.

Le motivazioni tecniche e l’impatto sul Mezzogiorno

Musolino senato dl fisco

Al centro della critica c’è la giustificazione addotta dall’esecutivo, ovvero la mancanza di tempi tecnici per organizzare la macchina elettorale. “È una spiegazione che non ci soddisfa“, ribatte la senatrice, sottolineando come tale limite appaia ancora più grave trattandosi di una “consultazione referendaria che rappresenta la massima forma di partecipazione democratica, peraltro su una riforma costituzionale”.

Musolino pone poi l’accento sulla geografia del voto negato, evidenziando un impatto sproporzionato sui cittadini meridionali. “La maggior parte degli studenti e dei lavoratori fuorisede proviene dal Mezzogiorno”, osserva. La scelta di non garantire il voto a distanza finirebbe dunque per colpire due volte: penalizzando chi è costretto a spostarsi per motivi di studio, lavoro o salute, e incidendo prevalentemente sull’elettorato del Sud.

La polemica sui numeri

La senatrice respinge con fermezza anche le osservazioni della maggioranza riguardo l’esiguità della platea interessata, definendola una “sindrome da ragioneria di quattro numeri da bottega“. Sebbene le stime sui potenziali beneficiari oscillino – con una platea potenziale di circa 5 milioni di persone a fronte di dati governativi parziali basati sulle precedenti sperimentazioni – per Musolino il punto è di principio.

Gli stessi esponenti del governo hanno ammesso di non avere dati certi“, incalza, aggiungendo che “anche fossero 24mila, non è una cifra trascurabile. Il diritto di voto è un diritto imprescindibile e non può essere subordinato a una valutazione di convenienza numerica”.

Un segnale contraddittorio sull’astensionismo

In un momento storico segnato dalla disaffezione alle urne, l’esclusione dei fuorisede rischia di trasformarsi in un autogol politico. “Se già i giovani partecipano meno perché non si sentono coinvolti, impedire loro di votare fuori sede significa aggravare il problema”, avverte la senatrice.

Il messaggio che passa, secondo l’esponente di Italia Viva, è che l’opinione delle nuove generazioni non conti, proprio su una riforma destinata a incidere sul loro futuro. “Non si può sostenere di voler combattere l’astensione e allo stesso tempo restringere le possibilità concrete di partecipazione”, conclude Musolino, bollando la scelta del governo come “un boomerang che rischia di ritorcersi contro chi l’ha adottata“.

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