
MESSINA – La diretta inizia puntuale, ma il primo dato è visivo, netto: il tavolo è sgombro. Federico Basile siede da solo. Per la prima volta, il sindaco comunica alla città senza “badanti” o accompagnatori politici. Un segnale di autonomia, verrebbe da dire, una buona notizia. Eppure, quella solitudine scenica diventa presto il proscenio per l’atto finale più inatteso.
L’incipit è un lungo excursus che mescola i piani temporali: la sua amministrazione si fonde con la sua storia di revisore contabile e, inevitabilmente, con il richiamo a Cateno De Luca. La conferenza resta sospesa per minuti interminabili tra ricordi e rivendicazioni. Basile tocca il tasto dolente dell’acqua, cita il serbatoio Montesanto, ma dimentica il dettaglio che conta: dell’acqua h24 non c’è traccia e non se ne parlerà prima del 2028. Si rifugia nell’amarcord dei trasporti (“quando ero giovane io c’erano 7 o 8 autobus”), dipinge una Messina “città degli eventi” che però, a guardar bene, non ha tradotto la festa in sviluppo economico o occupazione reale.
Cita il dissesto finanziario e il Covid, ma il soggetto sottinteso è sempre un altro. Parla più di quello che ha fatto De Luca che della sua sindacatura. Il leader di Sud Chiama Nord è il convitato di pietra: assente fisicamente, ma ingombrante in ogni passaggio logico. Un continuum senza soluzione di continuità. Basile rivendica i fondi, omettendo però che la sua è stata la gestione più ricca della storia grazie al PNRR, e tacendo sui rischi reali di perdere quelle risorse e sui debiti che potrebbero ricadere come macigni sul futuro della città.
La retorica scivola sulla “visione strategica”, evitando accuratamente parole come “sviluppo” e “lavoro”, che a Messina restano materia onirica. Poi, il cambio di tono. Il sindaco parla di logoramento, di un Consiglio comunale che non lascia margine operativo. “Ho sopportato veramente troppo”, scandisce. “Oggi ho un carico che non mi permette di fare il salto di qualità”. È la premessa allo strappo. Dopo aver difeso un’eredità non sua, Basile sgancia la notizia più difficile e, per molti versi, ingiustificabile: “Ho rassegnato le dimissioni”. Si chiude così, con l’annuncio di un percorso tutto da reinventare, la parabola del sindaco che voleva amministrare, ma ha finito per abdicare.





