La denuncia dei residenti di viale Regina Elena: “Costretti a usare solo due carrellati per l’indifferenziata. Rischio igienico-sanitario”

Messina – Il paradosso della raccolta differenziata corre lungo il viale Regina Elena, nel rione Ogliastri. Da una parte, il mantra del porta a porta e della separazione dei rifiuti; dall’altra, la cruda realtà denunciata da decine di famiglie: “Chiediamo i mastelli da mesi, ma non ce ne sono”.
La segnalazione, giunta in redazione, è un atto d’accusa nei confronti della gestione di Messina Servizi Bene Comune. Diverse palazzine dell’area, per un totale di circa quaranta nuclei familiari, lamentano l’impossibilità di effettuare correttamente la raccolta differenziata per la semplice assenza dei contenitori dedicati.
Le richieste all’azienda, a quanto riferiscono i cittadini, si sono susseguite per mesi. La risposta, però, sarebbe stata invariabilmente la stessa, un laconico quanto desolante: “Non ne abbiamo”. Ed è così da molto tempo, come se non ci fossero i soldi necessari a garantire un servizio adeguato alla tariffa riscossa. E, come se non bastasse, i residenti si sarebbero sentiti aggiungere una postilla che suona più come una beffa che una giustificazione: “Abbiamo richieste da tutta Messina”.
Una frase che, nelle intenzioni dell’azienda, doveva forse servire a consolare, a far sentire i cittadini parte di un disagio comune. Ma che, al contrario, ha sortito l’effetto opposto, sollevando un interrogativo: “Questo dovrebbe rassicurarci? O non evidenzia, piuttosto, una pessima gestione di un servizio fondamentale?“.
Mentre si attende che l’azienda riesca a far fronte alla “richiesta da tutta Messina”, la situazione in via Ogliastri peggiora. Le quaranta famiglie, private dei mastelli per carta, plastica, vetro e organico, hanno a disposizione unicamente due carrellati destinati all’indifferenziato.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. “Può immaginare cosa si crea”, scrive esasperato un residente. I due contenitori si riempiono in un attimo, trasformandosi nel fulcro di una micro-discarica. Sacchi di spazzatura indifferenziata (e, c’è da scommettere, anche differenziata, per disperazione) vengono addossati ai cassonetti, gettati all’esterno, abbandonati sul marciapiede.
Ciò che si profila, denunciano, è il rischio di una vera e propria emergenza igienico-sanitaria, a pochi passi dalle abitazioni. Il tutto, nel silenzio di chi dovrebbe fornire gli strumenti minimi per un servizio che i cittadini pagano, ma di cui, a quanto pare, non possono usufruire.




