di Carlo Callegari, dirigente nazionale del Partito Animalista Italiano
Se non è saggio intervenire nelle liti tra congiunti e sodali, perché l’irrazionale emotività approfitta per alimentarsi anche dei buoni propositi dei pacieri, nello scambio di accuse infamanti tra la senatrice Dafne Musolino e il sindaco e deputato regionale Cateno De Luca, il loro ruolo pubblico sollecita considerazioni sui loro rapporti politici, critiche sui loro comportamenti, giudizi sui requisiti augurabili ai membri delle istituzioni, quanto mai facoltativi.Nei partiti padronali la militanza altro non è che subordinazione alla personalità carismatica del fondatore, perché da lui dipendono le fortune elettorali e le carriere dei collaboratori. Chi aderisce ad un partito di tale natura non può non essere consapevole che in cambio dei vantaggi deve subire la volontà e diventare pedina eterodiretta del capo stratega.Di conseguenza ogni insubordinazione è lesa maestà ed ogni abbandono eresia, pertanto l’accusa di parricidio e di tradimento lanciata da Cateno De Luca corrisponde allo statuto convenuto del partito, fondato com’è su un patto di fedeltà, a cui Cateno De Luca può dimostrare d’essersi attenuto verso la signora Musolino prima con la nomina ad assessore poi con l’elezione al Senato della Repubblica. Pacta servanda sunt. Ma sottrarsi ad un patto scellerato è pur sempre un atto di dignità che deve essere comunque lodato.Quel che urta nelle dichiarazioni della senatrice è la sua pretesa a un riconoscimento di innocenza, come se la sua pluriennale collaborazione ai progetti del sindaco De Luca non dovesse significare condivisione alle sue scelte e partecipazione alla loro attuazione.Le pratiche e lo stile politici del sindaco e capo partito, solo al momento del distacco biasimati, non sono accidenti ma componenti essenziali del suo patrimonio di convinzioni e chiave della sua popolarità e dei suoi successi.Chi vanta solennemente la propria superiorità non dialoga ma si impone, né può concepire l’autonomia dei suoi collaboratori.La disponibilità al dialogo rivendicata dalla signora Musolino nella sua condizione subordinata poteva essere coltivata come un pio desiderio, e non può essere utilizzata ora nella sua condizione emancipata come presa di distanza dalle responsabilità per anni avallate.Mi tocca ricordare alla senatrice Musolino che il suo rifiuto al dialogo col Circolo Pickwick e la sua accondiscendenza alle accuse di mafiosità del sindaco De Luca, documentate in un video disponibile su YOU TUBE, mi costano un avviso di garanzia per gravi reati dedotti dalla mia frequentazione delle bancarelle di libri usati, e che come dirigente nazionale del Partito Animalista mi preme rinviare senza sconti ai mittenti.




