
L’amministrazione Basile si oppone alle richieste di adeguamento contrattuale a tempo pieno. Intanto, a Palazzo Zanca, resta in stand-by il maxi-contratto di servizio da 53 milioni di euro dopo lo stop in Aula.


Non c’è pace per la Messina Social City. Mentre la politica discute sui fondi e sull’affidamento dei servizi, dieci dipendenti della società partecipata hanno deciso di trascinare il Comune davanti al giudice del tribunale civile. Il motivo è chiaro: chiedono l’accertamento del loro diritto alla conversione del rapporto di lavoro a tempo pieno, puntando alla soglia delle 38 ore settimanali o, in alternativa, al consolidamento definitivo a 36 ore. Sul tavolo non c’è solo l’estensione dell’orario, ma anche la richiesta formale di condanna dell’ente al pagamento delle differenze retributive e contributive maturate nel tempo.
La linea di Palazzo Zanca, tuttavia, è di totale chiusura. L’amministrazione guidata dal sindaco Federico Basile non ha alcuna intenzione di riconoscere le pretese dei lavoratori e ha già predisposto le contromisure legali. La Giunta ha infatti deciso di resistere in giudizio, affidando la difesa dell’ente alle avvocate Sabrina Terrana e Ada Arnò.
Ma le aule di giustizia non sono l’unico fronte aperto per la società che gestisce i servizi sociali cittadini. Il vero snodo cruciale si gioca infatti in Consiglio comunale, dove è atteso il via libera al nuovo e imponente contratto di servizio da ben 53 milioni di euro. L’iter ha però subito una brusca frenata il mese scorso, quando il presidente del Consiglio, Massimo Minutoli, ha chiuso rapidamente la seduta dedicata al provvedimento.
Uno stop dettato dai dubbi regolamentari sollevati dall’esponente del centrodestra Marcello Scurria. A dirimere la questione è intervenuta la segretaria generale Rossana Carrubba, il cui parere ha di fatto spinto l’Aula a rinviare la discussione a una nuova sessione. La chiusura anticipata dei lavori ha comportato il ritiro tecnico del documento originario. La palla torna quindi all’amministrazione, che sta ora definendo una nuova delibera da sottoporre ai consiglieri per provare a sbloccare l’impasse.




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