
L’associazione denuncia le mobilitazioni nel Mezzogiorno. Sotto accusa le politiche europee, la transizione ecologica e il recente Trattato Mercosur.



La tensione sulle strade del Mezzogiorno continua a salire, ma il fronte degli autotrasportatori è tutt’altro che compatto. In netta controtendenza rispetto ai blocchi della circolazione che stanno paralizzando l’isola, la Lega Autisti Autotrasportatori Indipendenti Siciliani Nazionali (L.A.A.I.S.N.) ha diffuso un duro comunicato stampa, datato 15 ottobre 2026, in cui prende le distanze da quelle che definisce iniziative promosse da “non ben definiti Comitati, gruppi estremisti e Sistema”.
L’attacco alle sigle e il ruolo della Grande Distribuzione A guidare la carica è Tania Andreoli, Presidente della L.A.A.I.S.N., che definisce il momento attuale come la pagina più buia del nostro Paese. Secondo la Presidente, organizzazioni sindacali, politiche e sovversive stanno cavalcando il disagio della base, destabilizzando il tessuto sociale e l’economia reale in modo irreversibile. L’associazione sottolinea il paradosso di un Mezzogiorno bloccato mentre le regioni del Nord Italia restano a guardare, “ridicolizzandoci”. Proprio in quelle regioni, evidenzia la L.A.A.I.S.N., hanno sede i quartieri generali della Grande Distribuzione (GDO), a cui le stesse aziende di autotrasporto che oggi bloccano i caselli hanno per troppo tempo concesso lussi, piegandosi alle loro volontà. Oggi, invece, i blocchi impediscono a comuni lavoratori e a colleghi di piccole e medie imprese di poter lavorare.
Le vere cause della crisi: Europa e Trattato Mercosur Per la L.A.A.I.S.N., il dibattito pubblico sta ignorando i veri motivi della crisi. L’associazione punta il dito contro la transizione ecologica imposta da Bruxelles e, soprattutto, contro la recente ratifica del Trattato Mercosur, avvenuta il 1 maggio 2026. Questo accordo, denuncia il comunicato, consentirà l’ingresso nella Comunità Europea di prodotti fuori controllo provenienti da Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, con il rischio di contaminare intere filiere e causare gravi conseguenze per la salute umana.
A rincarare la dose è il Vice Presidente Giuseppe Neri, il quale afferma che dietro questa situazione vi sia “una regia che in realtà vuole indebolire l’economia mediterranea e dividere”. Neri inquadra la crisi come il riflesso di spaccature geopolitiche e macroeconomiche, avvertendo che le attuali rivendicazioni rischiano di innescare un punto di non ritorno pericoloso per la tenuta sociale. Il prezzo del carburante, si legge nel documento, è al momento solo un catalizzatore, risultato dell’instabilità geopolitica permanente e delle tensioni nei nodi marittimi strategici.
L’ombra di Maastricht e le conseguenze dei blocchi Il comunicato traccia un’analisi storica, individuando le radici del problema nella firma del Trattato di Maastricht del 9 febbraio 1992, un documento che, secondo la L.A.A.I.S.N., ha privato gli Stati Membri della propria sovranità monetaria e autonomia. Attualmente, le categorie produttive si trovano schiacciate tra l’obbligo di decarbonizzare e la totale assenza di alternative tecnologiche ed economiche immediate per i mezzi pesanti e i trattori agricoli.
Le attuali proteste stradali nel Mezzogiorno vengono quindi condannate fermamente, poiché rischiano di minare seriamente:
- Gli approvvigionamenti di fondamentale necessità.
- L’incolumità pubblica e la sicurezza stradale.
- La viabilità, causando l’interruzione di pubblico servizio e la paralisi dei mezzi di soccorso.
- Le forniture e i Centri di distribuzione (CE.DI), con conseguente cancellazione degli ordinativi nazionali e un impatto economico devastante.
Le soluzioni etiche proposte Per la Lega, sfruttare il malcontento popolare e l’impoverimento per un tornaconto personale è un “vero e proprio crimine”. La vera presa di coscienza, suggerisce l’associazione, deve iniziare nelle scuole e nelle famiglie, attraverso scelte di consumo precise:
- Scegliere prodotti alimentari e non a chilometro zero.
- Boicottare catene commerciali quali McDonald’s e Road House.
- Garantire il proprio sostegno agli agricoltori e ai commercianti di vicinato.
In conclusione, la L.A.A.I.S.N. non usa mezzi termini per definire l’attuale mobilitazione: non si tratta di una “protesta” strutturata con una strategia, bensì di un “vero e proprio suicidio collettivo”.


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