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Diffamazione in piazza, Cateno De Luca condannato in appello: dovrà risarcire una famiglia di Fiumedinisi

- 28/09/2026

MESSINA – Un comizio infuocato risalente a oltre quattordici anni fa costa a Cateno De Luca una condanna al risarcimento in sede civile. La Corte d’Appello di Messina ha stabilito che il deputato regionale, leader di Sud chiama Nord e attuale sindaco di Taormina, dovrà versare 9.000 euro a una famiglia di Fiumedinisi per diffamazione. A questa cifra andranno ad aggiungersi 6.327 euro per la copertura delle spese legali.

Al centro della complessa vicenda giudiziaria c’è un intervento pubblico tenuto da De Luca il 4 marzo del 2012. Le parole pronunciate in quell’occasione dal palco hanno innescato un lungo iter processuale che ha attraversato le aule dei tribunali per oltre un decennio.In ambito penale, il percorso della denuncia si era già esaurito. Nel 2018 De Luca era stato condannato in primo grado al pagamento di una multa di 1.800 euro, sanzione poi ridotta a 200 euro dalla Corte d’Appello nel 2020. Il capitolo finale del filone penale è stato scritto nel 2022, quando la Cassazione ha annullato la sentenza senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato. Gli Ermellini avevano però demandato ai giudici d’appello civili una rivalutazione del caso per soppesare attentamente i confini tra l’esercizio del diritto di critica e la diffamazione vera e propria.

I magistrati messinesi hanno così analizzato i termini utilizzati durante il comizio, tracciando una linea netta tra dialettica politica, per quanto aspra, e offesa. Secondo la sentenza, l’utilizzo di espressioni come “calunniosi accusatori” e “imbroglioni” non ha una valenza denigratoria, rientrando nell’alveo della scriminante del diritto di critica. Discorso completamente diverso, invece, per l’epiteto “bastardi”.

Per la Corte, l’uso di questo termine ha assunto «una valenza intollerabilmente diffamatoria». Non una semplice iperbole retorica, dunque, ma «un’aggressione verbale gratuita alla sfera morale altrui e di inutile dileggio o disprezzo personale».

Si chiude così un lungo braccio di ferro legale che ha visto il parlamentare siciliano difeso dagli avvocati Raffaele Tommasini e Carmelo Moschella, mentre la famiglia di Fiumedinisi è stata rappresentata e assistita dall’avvocata Maria Germana Logorelli.

Giuseppe Bevacqua
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Giuseppe Bevacqua è giornalista e direttore di Voce di Popolo, laureato in Economia e abilitato dottore commercialista. Si occupa di cronaca, politica, amministrazione pubblica e approfondimenti, con particolare attenzione a Messina e alla Sicilia. Cura analisi, inchieste e commenti sui temi di interesse pubblico e sulle dinamiche del territorio.