Crollo di Pistunina, l’inchiesta si allarga: spunta un quinto indagato per il disastro

- 21/09/2026

L’inchiesta sul drammatico crollo della palazzina di Pistunina si espande, portando a cinque il numero delle persone iscritte nel registro degli indagati dalla Procura di Messina. L’ultimo nome a finire sotto la lente degli inquirenti è quello dell’ingegnere cinquantottenne Roberto Campagna, un coinvolgimento che sposta ulteriormente l’attenzione sulla complessa catena dei collaudi e degli interventi strutturali che hanno interessato l’edificio negli anni passati.Il professionista, nello specifico, firmò il collaudo del plesso nel 2007, a seguito di alcuni lavori effettuati nella struttura. La sua iscrizione si affianca a quella dell’ingegnere novantunenne Franco Colonna, già indagato subito dopo il primo step di indagini. Anche per Colonna, che eseguì il collaudo originario risalente al 1992, l’avviso di garanzia si era reso necessario per consentirgli di partecipare agli accertamenti peritali irripetibili.L’allargamento del novero dei professionisti coinvolti è il risultato diretto del prosieguo degli accertamenti tecnici. I consulenti nominati dalle sostitute procuratrici Anita Siliotti e Antonietta Ardizzone stanno ricostruendo tassello dopo tassello le presunte responsabilità penali, supportati anche dall’importante mole di documentazione recentemente sequestrata dai Carabinieri presso gli uffici del Genio Civile. L’intera indagine è coordinata dal Procuratore Capo Antonio D’Amato.I due ingegneri collaudatori messinesi si aggiungono così ai tre indagati iniziali, finiti sotto accusa per i lavori in corso al momento della tragedia. Si tratta di Alessandro Panarello, l’imprenditore che aveva preso in affitto l’intero piano dell’edificio con l’intento di realizzarvi un supermercato; di Pasquale D’Alì, titolare dell’impresa incaricata dell’ammodernamento dei locali; e dell’ingegnere Pietro Leone, congiunto della famiglia Leone, individuato come presunto direttore dei lavori.Per tutti e cinque gli indagati il quadro accusatorio delineato dai magistrati è di estrema gravità. I reati contestati sono omicidio colposo plurimo, disastro colposo e rimozione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Un’ipotesi di reato pesantissima, che impone ora alla Procura di chiarire in via definitiva la catena di cause ed errori che ha portato al cedimento della struttura.