
Il fenomeno del Pacifico è ormai pienamente attivo e potrebbe raggiungere intensità eccezionale entro l’inverno. Copernicus vede segnali di un autunno più caldo e più umido sull’Europa meridionale. Ma il vero elemento da tenere d’occhio al Sud è un altro: il Mediterraneo arriva a settembre carico di calore. E tra Canale di Sicilia e Ionio le anomalie restano importanti.

Un Pacifico che si scalda a migliaia di chilometri dalla Sicilia. Un Mediterraneo che ha accumulato un’enorme quantità di calore durante l’estate. E davanti, proprio adesso, la stagione nella quale Sicilia e Calabria sono storicamente più esposte ai fenomeni meteorologici violenti. Sarà questa la combinazione da osservare nelle prossime settimane.
L’ultimo aggiornamento della World Meteorological Organization, pubblicato il 3 settembre, considera il fenomeno ormai saldamente instaurato e prevede una probabilità prossima al 100% che persista non soltanto durante l’autunno, ma fino al trimestre dicembre 2026-febbraio 2027. Le proiezioni indicano inoltre un ulteriore rafforzamento verso la fine dell’anno. Anche la NOAA americana parla di un evento fuori dall’ordinario: secondo il Climate Prediction Center c’è oltre il 90% di probabilità che El Niño raggiunga una intensità “very strong” durante l’autunno e l’inverno 2026-2027.
Ma cosa significa tutto questo per Sicilia e Calabria? El Niño non è una perturbazione che parte dal Pacifico e arriva sullo Stretto. Non significa automaticamente nubifragi, alluvioni o un autunno continuamente piovoso. Modifica però la grande circolazione atmosferica planetaria e, attraverso le cosiddette teleconnessioni, può alterare anche il comportamento dell’Atlantico e dell’area euro-mediterranea. E proprio sull’autunno il segnale diventa interessante.
Copernicus: Sud Europa verso un autunno più caldo e potenzialmente più piovoso
Le ultime previsioni stagionali del Copernicus Climate Change Service indicano temperature decisamente orientate sopra la media in gran parte dell’Europa. Per quanto riguarda le precipitazioni compare inoltre un segnale verso condizioni più umide del normale sulle regioni meridionali e occidentali europee.
Una vasta revisione scientifica pubblicata nel 2026 sull’International Journal of Climatology ricorda infatti che l’autunno è una delle stagioni nelle quali l’influenza di ENSO sulle precipitazioni mediterranee risulta più riconoscibile. Storicamente, durante El Niño sono state osservate condizioni mediamente più umide su buona parte del bacino. Questo non ci permette di dire che pioverà più del normale precisamente in Sicilia o Calabria. Ci permette però di alzare l’attenzione. Perché nel 2026 esiste un secondo elemento, forse ancora più importante di El Niño.
Il Mediterraneo è ancora troppo caldo
L’estate appena trascorsa ha lasciato dietro di sé un mare eccezionalmente caldo. Secondo le analisi LaMMA-CNR, luglio 2026 è stato nel Mediterraneo il luglio più caldo dall’inizio della serie considerata, nel 1993, con una temperatura superficiale media di circa 27 gradi. Il 79% del bacino ha sperimentato almeno per un giorno un’ondata di calore marina classificata come forte o superiore e il 94% del Mediterraneo ha registrato temperature superiori alla media del periodo 1993-2022. E c’è un dato che riguarda direttamente la Sicilia. A fine agosto, mentre l’ondata di calore marina diminuiva in altre parti del Mediterraneo, Mercator Ocean rilevava la comparsa di condizioni severe proprio a sud-est della Sicilia, con un ampliamento delle aree interessate da categorie forti. Non significa che quel calore produrrà necessariamente un ciclone o un’alluvione. Significa di certo che il carburante c’è.
Perché, però, si produca un evento estremo serve l’atmosfera: una depressione, aria più fredda in quota, venti opportunamente orientati, convergenza nei bassi strati e sufficiente instabilità. Ma quando queste condizioni arrivano sopra un mare molto caldo, l’atmosfera può ricevere maggiori quantità di calore e vapore acqueo. Ed è a quel punto che Sicilia e Calabria diventano particolarmente vulnerabili. Il problema non è dunque pensare a tre mesi di pioggia. Lo scenario da tenere maggiormente sotto osservazione potrebbe essere quello di un autunno ancora molto caldo, intervallato però da episodi perturbati capaci, nelle configurazioni favorevoli, di diventare molto intensi. Meno “pioggia autunnale” distribuita ordinatamente nel tempo. Più attenzione alla possibilità che una parte importante delle precipitazioni arrivi concentrata in poche ore o pochi giorni.
Calabria, la conformazione perfetta per amplificare le precipitazioni
Per la Calabria esiste uno studio pubblicato soltanto pochi mesi fa che merita particolare attenzione. Ricercatori dell’Università della Calabria hanno analizzato venti eventi piovosi verificatisi tra settembre e dicembre, simulando come cambierebbero modificando la temperatura del Mediterraneo. Il risultato indica che un mare più caldo può aumentare la frequenza delle precipitazioni intense sulla terraferma, trasformando eventi inizialmente meno importanti in fenomeni più severi. La Calabria possiede inoltre una conformazione geografica particolarmente delicata: è una penisola stretta, circondata da Tirreno e Ionio e attraversata quasi immediatamente da rilievi importanti. L’aria carica di umidità proveniente dal mare viene costretta a sollevarsi quando incontra le montagne. Raffreddandosi, condensa. E può scaricare enormi quantità d’acqua in territori molto limitati. Lo studio sottolinea proprio come l’interazione tra mare, atmosfera e orografia calabrese renda la regione particolarmente predisposta agli eventi idrometeorologici estremi tra fine estate e autunno. Se una depressione dovesse posizionarsi tra Canale di Sicilia, basso Tirreno e Ionio e richiamare per molte ore correnti umide meridionali o sud-orientali, i versanti esposti potrebbero trovarsi nella posizione peggiore.
Sicilia, attenzione soprattutto ai settori orientali
Meccanismo molto simile in Sicilia. Uno studio dedicato alle precipitazioni estreme sull’Isola ricorda come proprio tra la fine dell’estate e l’autunno la combinazione tra Mediterraneo caldo, masse d’aria molto umide e complessa orografia siciliana possa favorire fenomeni convettivi con precipitazioni estremamente intense. Nel caso della Sicilia orientale esiste poi una particolare esposizione alle correnti provenienti dallo Ionio. Una massa d’aria molto umida che raggiunga le coste del Siracusano, del Catanese, del Messinese ionico o successivamente la Calabria meridionale trova quasi subito rilievi: Iblei, Etna, Peloritani e, oltre lo Stretto, Aspromonte. È il classico meccanismo attraverso il quale un flusso umido persistente può essere continuamente rigenerato dal mare e sollevato dall’orografia. Significa che sono tra quelle da osservare con maggiore attenzione quando le previsioni a pochi giorni individueranno depressioni sul Mediterraneo centrale o correnti persistenti dallo Ionio.
El Niño non genera i “medicane”
Va sfatato anche un possibile equivoco. Non esiste una relazione semplice secondo la quale un El Niño molto forte debba produrre automaticamente medicane, i cicloni mediterranei con alcune caratteristiche simili a quelle tropicali. La loro nascita dipende da configurazioni atmosferiche molto specifiche. Un mare caldo può fornire energia e umidità supplementari, ma non basta. Lo stesso vale per alluvioni e nubifragi: El Niño modifica le probabilità, non scrive con mesi di anticipo la cronaca meteorologica di una regione. La stessa WMO avverte che l’intensità di El Niño non può essere tradotta direttamente nell’intensità dei suoi effetti su una determinata area geografica. Ed è forse questo il concetto più importante.
Che autunno dobbiamo aspettarci allora?
Le informazioni disponibili al 3 settembre suggeriscono per Sicilia e Calabria un autunno probabilmente più caldo della norma e meteorologicamente da sorvegliare con attenzione. Le indicazioni stagionali europee mostrano una maggiore probabilità di condizioni umide sulle regioni meridionali del continente, ma non sono sufficientemente precise per affermare che Sicilia e Calabria avranno tre mesi più piovosi del normale. Il dato molto più concreto è rappresentato dalle condizioni iniziali. Abbiamo un El Niño eccezionalmente forte in costruzione, un Mediterraneo che esce da un’estate termicamente straordinaria e anomalie marine importanti che alla fine di agosto erano presenti anche nelle acque a sud-est della Sicilia. E abbiamo due territori, Sicilia e Calabria, nei quali mare, montagne, coste densamente urbanizzate, corsi d’acqua brevi e bacini molto reattivi possono trasformare una precipitazione eccezionale in emergenza nel giro di pochissimo tempo. Un mare carico di energia aspetta le prime vere irruzioni perturbate della stagione. Quando arriveranno, saranno posizione delle depressioni, temperatura dell’aria in quota, direzione e persistenza dei venti a stabilire dove si scaricherà quell’energia. E tra Canale di Sicilia, Ionio, Sicilia orientale e Calabria basterà, come spesso accade nel Mediterraneo, uno spostamento di poche decine di chilometri di una depressione per separare una normale giornata di pioggia da un evento meteorologico molto più serio. L’autunno 2026, insomma, non può ancora essere definito estremo. Ma possiede già alcuni degli ingredienti perché, a tratti, possa diventarlo.









