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Furto di Antonello da Messina, la svolta: indagato un custode per false dichiarazioni

- 25/08/2026

La notte di Ferragosto al Museo regionale Accascina di Messina continua a riservare colpi di scena. La prima vera svolta nell’inchiesta sul clamoroso furto delle opere attribuite ad Antonello da Messina tocca proprio chi, in quelle ore, avrebbe dovuto garantire la sicurezza del polo culturale: uno dei quattro custodi in turno è ora ufficialmente indagato.

Convocato in Procura come persona informata sui fatti, l’addetto alla vigilanza ha fornito una ricostruzione che non ha convinto i magistrati. Le palesi contraddizioni e il mancato riscontro con le versioni dei colleghi hanno spinto gli inquirenti a interrompere il verbale, mutandone immediatamente la posizione. L’accusa, al momento, è di false dichiarazioni al pubblico ministero.

Il nodo dell’allarme e i minuti decisivi

Questo passaggio formale non equivale a un’accusa di partecipazione diretta al colpo, ma rappresenta un tassello cruciale per l’inchiesta coordinata dal procuratore capo Antonio D’Amato e dai sostituti Maria Di Mulo e Massimo Trifirò. Sotto la lente ci sono le immagini delle telecamere e, soprattutto, la sequenza temporale di quei pochi, frenetici minuti.

I ladri si sono mossi con estrema rapidità: entrati nella sala espositiva, hanno sottratto tre tavole del Polittico di San Gregorio e la tavoletta bifronte con la Vergine e Cristo in Pietà, abbandonandone due durante la fuga. Il vero buco nero della vicenda riguarda la gestione dell’allarme. Dalle prime audizioni è emerso che il segnale acustico sarebbe effettivamente scattato, ma almeno uno dei presenti lo avrebbe declassato a un banale “falso contatto”, mentre gli altri hanno dichiarato di non aver udito nulla. Gli accertamenti mirano a chiarire chi fosse in sala di controllo e chi, eventualmente, abbia manipolato o riattivato l’impianto mentre i ladri svaligiavano la struttura.

Trasferimenti e provvedimenti disciplinari

Se le indagini penali seguono il loro corso, sul fronte amministrativo la Regione ha già tracciato una linea netta. Nessuno dei quattro custodi in servizio quella notte (due dipendenti regionali e due lavoratori Asu) rimetterà piede al Museo Accascina. Attualmente in ferie, al loro rientro saranno trasferiti d’ufficio in altri siti dei Beni culturali della provincia.

Per tutti è scattato inoltre un procedimento disciplinare, istruito sulla base della relazione della direttrice del museo Marisa Mercurio. Ma per uno di loro, la partita più complessa ha appena smesso di essere solo lavorativa ed è passata sul tavolo dei magistrati.