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Anna Rosa, quattro anni per scoprire ciò che tutti sapevano. E adesso arrivano controlli e “strette”

- 23/08/2026

Ieri avevamo posto le domande che oggi entrano negli accertamenti: non soltanto la scelta dei genitori, ma il ruolo dell’Asp, della scuola, della pediatra e i primi accessi al pronto soccorso. Ora Palermo abolisce anche il “lasciapassare” delle prenotazioni vaccinali. Ma una domanda resta sopra tutte: perché soltanto dopo la morte di una bambina?

Ieri lo avevamo scritto. Non per rivendicare oggi una primogenitura che, davanti alla morte di una bambina di quattro anni, sarebbe persino fuori luogo. Lo avevamo scritto perché le domande erano lì, evidenti, quasi obbligatorie. Bastava metterle in fila. Anna Rosa Bartolotta non era vaccinata. I genitori avevano scelto di non vaccinarla. Questo è un fatto e la Procura di Palermo li ha iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo, anche a garanzia della loro partecipazione all’autopsia. Ma fermarsi ai genitori sarebbe stato troppo semplice. E soprattutto avrebbe rischiato di trasformare una tragedia che mostra anche le falle di un sistema nella sola storia di una famiglia no vax. Per questo ieri avevamo chiesto altro. E più precisamente se l’Asp sapesse che Anna Rosa non era vaccinata, se la scuola ne fosse a conoscenza, se la pediatra fosse al corrente di quella situazione e quali iniziative avesse assunto, e che cosa era accaduto nei primi accessi al pronto soccorso, quando quella bambina è stata visitata e poi rimandata a casa?

Oggi apprendiamo che proprio attorno a questi punti si stanno concentrando verifiche e accertamenti. La Procura sta acquisendo la documentazione sanitaria e l’operato dei medici nei primi accessi al pronto soccorso del Cervello è già finito al vaglio degli inquirenti. La pediatra è stata ascoltata e, secondo quanto ricostruito da Repubblica, aveva già segnalato ai genitori il possibile rischio di difterite nei giorni precedenti al primo ricovero. La Procura per i minorenni ha disposto inoltre verifiche urgenti nelle scuole materne ed elementari della zona Nord di Palermo.

Sia chiaro. Non significa naturalmente che pediatra, scuola, Asp o medici abbiano responsabilità. Questo dovranno stabilirlo gli accertamenti. Significa che le domande erano corrette e che la morte di Anna Rosa non può essere letta osservando un solo anello della catena. Ma oggi c’è un altro particolare che rende questa storia ancora più amara.

Dopo la morte della bambina, l’Asp di Palermo ha deciso di cambiare sistema. DOPO. Stop alle prenotazioni utilizzate come lasciapassare per consentire ai bambini non vaccinati di frequentare la scuola. Niente più appuntamento da fissare e certificato da esibire: le famiglie dovranno presentarsi direttamente nei centri vaccinali per effettuare le somministrazioni necessarie. Anche la Regione (che si sveglia sempre d’improvviso) prepara una stretta. Bene. Ma anche male. Perché oggi? Perché dopo Anna Rosa? Perché è dovuta morire una bambina di quattro anni affinché si decidesse di chiudere una porta che, a quanto pare, era aperta da tempo e dalla quale passavano famiglie che avevano perfettamente compreso come aggirare il sistema?

La vicenda di Anna Rosa è emblematica. La bambina frequentava la scuola dell’infanzia Leonardo Sciascia dello Zen e non sembra non vi entrasse più dallo scorso dicembre, quando l’istituto, dopo reiterate richieste alla famiglia perché regolarizzasse la posizione vaccinale, ne aveva interrotto la frequenza. Ma prima di allora, secondo quanto emerge oggi, i genitori avrebbero presentato ben sei certificati di prenotazione della vaccinazione. Sei. Prenotazioni che consentivano di guadagnare tempo senza arrivare alla somministrazione. Ed è proprio quel numero, sei, che dovrebbe impedire qualsiasi rassicurante autoassoluzione istituzionale. Perché una prenotazione può essere una prenotazione. Due cominciano a diventare un’anomalia. Sei raccontano un sistema.

La legge, va precisato, consente che all’atto dell’iscrizione venga presentata anche la formale richiesta di vaccinazione all’azienda sanitaria. Quindi il problema non consiste nell’avere accettato la prima richiesta: quella possibilità è prevista dalla normativa. Ma una richiesta non può trasformarsi in un documento eternamente rinnovabile che sostituisce il vaccino stesso. Tanto più che per nidi e scuole dell’infanzia l’adempimento vaccinale costituisce, lo abbiamo scritto ieri, requisito di accesso e che esiste un circuito di comunicazione tra istituti scolastici e aziende sanitarie proprio per individuare i bambini non in regola. E allora perché dopo la prima prenotazione chi avrebbe dovuto verificare che Anna Rosa fosse stata realmente vaccinata evidentemente non lo ha fatto o se lo ha fatto non ha fatto seguire provvedimenti? Dopo la seconda? Dopo la terza? E alla sesta? Soprattutto: nel dicembre scorso la scuola alla fine ha fatto ciò che doveva, impedendole di continuare a frequentare. Ma da quel momento che cosa è accaduto? Una bambina di quattro anni sparisce dalla scuola perché non è vaccinata. Non perché si trasferisce, non perché cambia istituto, ma perché la famiglia persiste nel non rispettare un obbligo posto a tutela innanzitutto della salute della stessa bambina.

Possibile che l’espulsione dalla scuola rappresenti l’ultimo atto del sistema pubblico? Fuori dall’aula, problema risolto?

Anna Rosa non scompare dall’anagrafe vaccinale soltanto perché non entra più in una classe. L’Asp possiede l’anagrafe vaccinale e conosce lo stato immunitario dei bambini dell’area metropolitana. Lo scrive oggi, come anticipato già da noi ieri, la stessa Repubblica, raccontando che, dopo Anna Rosa, dal primo giorno di scuola i carabinieri entreranno nelle materne e nelle elementari di Palermo Nord per verificare la presenza di minori non vaccinati. Gli istituti trasmettono gli elenchi all’Asp e l’azienda sanitaria restituisce i nominativi di chi non risulta in regola.

Quindi si può fare. Anzi, si poteva fare. E’ questo che disturba. Oggi scopriamo una macchina che improvvisamente accelera. La Procura per i minorenni dispone verifiche «urgentissime». Arrivano i carabinieri nelle scuole. L’Asp elimina le prenotazioni. La Regione annuncia una stretta. Il Comune prepara iniziative di sensibilizzazione. Si controllano gli elenchi. Si incrociano i dati. Tutto giusto. Ma Anna Rosa è morta il 20 agosto 2026. Non stiamo parlando di un espediente scoperto frugando tra le carte dopo la morte di Anna Rosa. Era conosciuto. E se era conosciuto bisogna spiegare perché sia stato tollerato. Perché nessuno abbia costruito prima un sistema capace di chiudere il cerchio tra prenotazione e somministrazione effettiva. Perché si sia consentito che una procedura prevista per accompagnare le famiglie verso la vaccinazione potesse essere utilizzata, reiterandola, per evitare la vaccinazione.

Se una bambina di quattro anni viene esclusa da una scuola perché i genitori rifiutano ripetutamente di vaccinarla, chi si occupa della bambina dopo che il cancello si chiude alle sue spalle? Il problema non è punire un padre o una madre. Non è mandare i carabinieri a caccia di no vax come se bastasse una divisa per curare la sfiducia, l’ignoranza o il fanatismo alimentato per anni dalle sciocchezze diffuse sui vaccini e sull’autismo. Il problema è proteggere il minore. Come scrivevamo ieri, anche dai propri genitori, quando necessario. Anche dalla loro convinzione più radicata, se quella convinzione mette in pericolo un figlio che non possiede ancora né gli strumenti né il diritto materiale di scegliere per sé. Anna Rosa non poteva prenotarsi un vaccino. Non poteva andare da sola all’Asp. Non poteva contestare le convinzioni della propria famiglia. Non poteva chiedere a una scuola di verificare. Non poteva telefonare a un pediatra. Non poteva difendersi. Dovevano farlo gli adulti. E fra gli adulti non ci sono soltanto un padre e una madre. Ci sono anche le istituzioni.

Adesso corrono tutti. E bisogna augurarsi che corrano davvero, perché ci sono altri bambini da proteggere. Oggi rimane il fatto che per accorgersi che una prenotazione non è un vaccino è dovuta servire una piccola bara bianca.

GIUBE