
Diciannove grammi di sostanze stupefacenti nascoste nel frigorifero e un appartamento trasformato in teatro di incontri a luci rosse. È lo scenario scoperto dagli agenti di polizia nel quartiere Marconi, a Roma, all’interno dell’abitazione di un professore universitario di 41 anni in servizio alla Sapienza.
L’operazione è scattata in seguito al controllo di un passante, il quale ha rivelato agli agenti di aver partecipato a serate a base di sesso e droga a casa di un conoscente incontrato tramite un’app di dating. La perquisizione ha confermato i sospetti: al momento dell’ingresso delle forze dell’ordine, nell’appartamento era presente anche un cittadino olandese. L’abitazione era il crocevia abituale di party “chemsex”, dove l’uso di stupefacenti era strettamente funzionale all’obiettivo di facilitare, intensificare e prolungare le prestazioni sessuali. Gli invitati, reclutati e convocati via chat, non si presentavano mai a mani vuote, contribuendo con le sostanze da consumare in gruppo.
“Polvere della scimmia” e nuove molecole
Nel frigorifero del docente, le forze dell’ordine hanno rinvenuto diverse droghe e il materiale necessario per il confezionamento delle dosi. Tra queste spicca la famigerata “polvere della scimmia” (monkey dust), uno stimolante sintetico che può essere fumato, sniffato o iniettato.
Ecco i dettagli sulle sostanze sequestrate:
- Catinoni sintetici: La “monkey dust” non identifica un’unica droga, ma un termine gergale associato a diverse classi di stimolanti creati in laboratorio per emulare gli effetti di anfetamine e cocaina.
- Mdphp: Una specifica droga sintetica individuata tra i composti romani, tra le molecole più frequentemente rilevate nei campioni di monkey dust. Provoca grave agitazione, psicosi, allucinazioni e tachicardia.
- Rischi per la salute: L’Istituto Superiore di Sanità classifica queste molecole tra le nuove sostanze psicoattive, sulle quali le conoscenze relative alla tossicità restano ancora molto limitate.
Il professore si è difeso sostenendo che, considerata la natura collettiva delle serate, la droga rinvenuta potrebbe non essere stata interamente di sua proprietà, pur ammettendone il consumo ordinario. Nel corso degli accertamenti, la consulenza tecnica della Procura non ha potuto stabilire il numero di dosi ricavabili per tutti i composti, a causa della mancanza di parametri di riferimento sufficienti per queste nuove droghe.
Per il docente sono scattate le manette con l’ipotesi di detenzione ai fini di spaccio. Il giudice ha convalidato l’arresto ma ha respinto la richiesta di misure cautelari avanzata dalla pm Loredana Carrillo: secondo il magistrato, infatti, non ci sono elementi sufficienti per dimostrare che gli stupefacenti fossero destinati alla vendita vera e propria anziché al consumo personale dei partecipanti.








