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Crollo di Pistunina, attesa per l’esame del Dna sui resti. Sotto la lente i cellulari degli indagati

- 19/08/2026

I carabinieri del Ris al lavoro per dare un nome ai frammenti biologici trovati tra le macerie e accertare se appartengano ai due dispersi. La prossima settimana via all’analisi dei dispositivi dei tre indagati e al sopralluogo chiave dei periti della Procura.

La risposta potrebbe arrivare a stretto giro. C’è grande attesa per l’identificazione dei resti biologici rinvenuti nell’area di Pistunina, dove lo scorso 30 luglio il tragico crollo di una palazzina ha tenuto col fiato sospeso la città. I carabinieri del Ris sono al lavoro per incrociare i dati e stabilire con certezza l’appartenenza dei frammenti.

Il dubbio principale è che possano appartenere a Santino Magazzù o a Lhairu Warnakulasurya, le due persone i cui corpi non sono ancora stati recuperati. Resta però aperta anche un’ulteriore ipotesi investigativa: i resti potrebbero essere riconducibili a una delle vittime già estratte dalle macerie nei giorni immediatamente successivi al disastro.

Un elemento drammatico emerge dalle analisi dei medici legali e dagli accertamenti scientifici: su parte dei reperti in esame sono stati riscontrati segni evidenti di esposizione al fuoco e carbonizzazione. Si tratta di dettagli tristemente compatibili con le condizioni in cui versavano due delle quattro salme già recuperate, che presentavano chiare bruciature estese.

Parallelamente agli esami genetici, l’inchiesta giudiziaria accelera. La prossima settimana segnerà un passaggio cruciale per gli investigatori, che procederanno all’esame dei telefoni cellulari sequestrati ai tre indagati: Alessandro Panarello, titolare del gruppo che stava per inaugurare un supermercato al piano terra dell’edificio; Pasquale D’Alì, imprenditore a capo di una ditta di lavori; Pietro Leone, ingegnere progettista della struttura.

Sempre nei prossimi giorni è in programma un nuovo e decisivo sopralluogo. Il pool di consulenti nominato dalla Procura, che ha già iniziato a spulciare la documentazione sequestrata, tornerà sul luogo del disastro. L’obiettivo è analizzare direttamente i luoghi e i materiali recuperati durante le complesse operazioni di soccorso e messa in sicurezza, al fine di ricostruire con esattezza la dinamica strutturale e le cause del collasso del 30 luglio.