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Furto al museo di Messina: in ferie forzate i custodi

- 18/08/2026

Il presidente della Regione sospende i quattro addetti alla vigilanza in servizio durante il colpo e punta il dito contro la “falla umana”. Ma la senatrice Musolino va all’attacco: «Sistema di sicurezza al collasso, il governatore si dimetta».

Il furto delle preziose tavole di Antonello da Messina dal Museo Regionale ha scosso i vertici della Regione Siciliana, spingendo il governatore Renato Schifani a prendere provvedimenti immediati per fare chiarezza sulla catena di sorveglianza. Nessuna zona d’ombra sarà tollerata: in attesa che le indagini ricostruiscano l’esatta dinamica della clamorosa sottrazione, i quattro custodi in servizio al momento del colpo sono stati posti in ferie d’ufficio.

La linea dura del governatore: “Nessuna copertura”

In una recente intervista, Schifani ha affrontato apertamente la questione delle responsabilità interne. Il presidente della Regione ha ribadito che l’infrastruttura tecnologica del museo ha fatto il suo dovere: l’allarme è scattato e il sistema di videosorveglianza ha funzionato regolarmente. Il problema, dunque, andrebbe ricercato in una “falla umana”. Secondo quanto emerso, i segnali di emergenza non sarebbero stati letti né gestiti in maniera tempestiva.

“Non è una condanna anticipata, ma una misura organizzativa”, ha precisato Schifani in merito al collocamento in ferie forzate del personale addetto alla vigilanza. I quattro dipendenti resteranno sospesi dall’incarico sul posto di lavoro fino a quando l’accaduto non sarà del tutto chiarito. La promessa del governatore è netta: non ci sarà la ricerca affannosa di un capro espiatorio, ma allo stesso tempo non verrà garantita alcuna “copertura di apparato”. Il principio ribadito è chiaro: chi ha sbagliato, pagherà.

Le accuse di Musolino: “Sicurezza al collasso, il governatore si dimetta”

Ma la linea dell’esecutivo non placa le polemiche politiche, anzi. Nelle ultime ore, a lanciare un durissimo attacco frontale all’indirizzo del governatore è stata Dafne Musolino vicecapogruppo al Senato di Italia Viva – Casa Riformista. Secondo la senatrice, la responsabilità del disastro non può ricadere esclusivamente su chi era in servizio quella sera, ma va ascritta a chi ha mantenuto in piedi un sistema descritto come fragile, non aggiornato e privo di un’adeguata formazione.

Con lo sconcertante furto al Museo Regionale di Messina, i nodi vengono finalmente al pettine, evidenziando in tutta la sua gravità il problema della sicurezza che affligge ben 130 tra musei, gallerie e siti archeologici censiti nella banca dati regionale“, ha incalzato Musolino, chiedendo esplicitamente che Schifani renda conto della situazione e si dimetta. Il dito della parlamentare è puntato anche sulle priorità di spesa dell’Ente: invece di finanziare operazioni definite “scellerate”, come gli incentivi alle aziende per favorire il lavoro da remoto in Sicilia, per Musolino l’amministrazione regionale avrebbe dovuto effettuare una seria ricognizione del personale e bandire con urgenza nuovi concorsi per storici dell’arte, archeologi e vigilantes.

Un’ispezione interna per esaminare i tempi di reazione

Oltre a fornire piena collaborazione alle forze dell’ordine, l’esecutivo regionale ha già avviato un’ispezione interna. L’obiettivo è esaminare minuziosamente i turni, le postazioni assegnate, la ricezione dei segnali e, soprattutto, i tempi di reazione di chi doveva vigilare. Custodire un bene di inestimabile valore, ha ammonito Schifani, richiede un presidio reale e costante della sala di controllo, non una semplice presenza sul turno lavorativo.

L’indignazione per quello che è stato definito uno “sfregio intollerabile al patrimonio culturale universale” si fonde con il dispiacere per il duro colpo inferto all’immagine della Sicilia.