
L’appuntamento questa mattina alle 11 davanti alla chiesa del Ringo, promosso da Lelio Bonaccorso e Adolfo Leporino. Il furto al MuMe riapre una ferita più profonda: quella di una città che, con modalità e vicende diverse, ha già visto allontanarsi pezzi fondamentali della propria memoria, dall’Archivio di Stato all’archivio di Salvatore Quasimodo

«Messina sta perdendo troppo». È forse questa la frase che meglio sintetizza il senso della mobilitazione convocata questa mattina alle 11 davanti alla chiesa del Ringo dal fumettista messinese Lelio Bonaccorso, insieme ad Adolfo Leporino.
Una manifestazione che nasce sull’onda del clamoroso furto al Museo regionale, mentre gli investigatori continuano a lavorare per ricostruire quei pochi minuti nei quali sono state sottratte alcune delle opere più preziose custodite al MuMe e soprattutto per recuperare i due capolavori ancora mancanti.
Ma il punto, adesso, sembra andare oltre il furto. Quelle parole — Messina sta perdendo troppo — finiscono inevitabilmente per richiamare una storia più lunga, fatta di un patrimonio che la città troppo spesso non è riuscita a trattenere, custodire o difendere.
Con vicende e modalità completamente differenti, Messina ha già dovuto assistere allo “scippo” di pezzi importanti della propria memoria documentale e culturale. È accaduto con l’Archivio di Stato, al centro negli anni di trasferimenti, ridimensionamenti e battaglie per la permanenza del patrimonio documentario in città. Ed è accaduto anche con il prezioso archivio di Salvatore Quasimodo, un patrimonio legato indissolubilmente alla storia culturale messinese ma finito lontano dalla città.
Non si tratta, naturalmente, di mettere sullo stesso piano vicende profondamente diverse. Un furto criminale è cosa ben diversa dalle decisioni amministrative, istituzionali o patrimoniali che possono determinare il trasferimento di un archivio. Ma il risultato, dal punto di vista della memoria collettiva, rischia di avere un denominatore comune: Messina che perde pezzi di sé.
Ed è probabilmente questa la ferita sulla quale la mobilitazione del Ringo vuole richiamare l’attenzione.
Il furto al MuMe ha intanto proiettato Messina sulle cronache internazionali. Il nome della città e quello di Antonello da Messina hanno fatto il giro del mondo, rilanciati dalle agenzie e dalle principali testate straniere. In poche ore il museo regionale è diventato il centro dell’attenzione globale, ma per il motivo peggiore possibile.
Restano inevitabili le domande su come sia stato possibile compiere un colpo di questa portata nel luogo che dovrebbe custodire alcuni dei tesori più preziosi della Sicilia. E resta soprattutto l’urgenza di recuperare le opere ancora mancanti. Ma c’è un’altra domanda che questa vicenda impone.
Quanto patrimonio deve ancora perdere Messina prima di comprendere che la tutela della propria memoria non può essere considerata una questione secondaria?
La mobilitazione di questa mattina parte da Antonello, ma inevitabilmente parla di molto altro.








