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Crocè rompe con Basile: «Le promesse vanno mantenute». Sulle partecipate si incrina il patto elettorale

- 17/07/2026

Dalla candidatura nella lista “Lavoro e Solidarietà” alle accuse contro la gestione della Messina Social City. La sindacalista Fiadel denuncia “Rispetto alle cooperative cos’è cambiato?”

«Basile ha fatto tante promesse e ora le dovrebbe mantenere». È la frase che più di ogni altra sintetizza il significato politico e sindacale della lunga diretta Facebook con la quale Clara Crocè è tornata ad attaccare la gestione delle società partecipate del Comune di Messina e, in particolare, la situazione della Messina Social City.

Non è soltanto l’ennesima protesta sindacale. A rendere politicamente rilevante l’intervento è la storia recente della stessa Crocè, candidata appena due mesi fa al Consiglio comunale nella lista “Lavoro e Solidarietà”, una delle quindici formazioni schierate a sostegno della rielezione di Federico Basile. Un rapporto politico costruito proprio attorno ai temi del lavoro e della tutela occupazionale che oggi, alla luce delle dichiarazioni della sindacalista, appare profondamente incrinato.

Quella di Crocè non è stata una semplice adesione elettorale. Già nel 2022 aveva promosso e guidato la lista “Insieme per il lavoro”, sempre a sostegno di Basile, presentandola come una formazione composta da lavoratori e fondata sulla difesa dell’occupazione e della stabilità. In quella occasione Basile aveva ringraziato pubblicamente la sindacalista per avere “messo la faccia” nelle battaglie per il lavoro, rivendicando il superamento del precariato, la nascita della Messina Social City e le assunzioni nelle partecipate.

A quattro anni di distanza, e a poche settimane dalle nuove elezioni amministrative, il quadro descritto da Crocè è però assai diverso. Il patto politico e sociale sembra essersi consumato sul terreno delle promesse che, secondo la rappresentante della Fiadel, non sarebbero state trasformate in risultati concreti.

Contratti ancora legati al sistema delle cooperative

Il primo nodo riguarda il trattamento contrattuale dei dipendenti della Messina Social City. Crocè pone una domanda destinata a pesare sul racconto celebrativo costruito in questi anni attorno alla nascita dell’azienda speciale: che cosa è realmente cambiato rispetto al vecchio sistema delle cooperative, se ai lavoratori continua a essere applicato sostanzialmente lo stesso contratto?

La denuncia investe direttamente uno dei principali risultati rivendicati dall’amministrazione De Luca-Basile. L’internalizzazione dei servizi avrebbe dovuto chiudere la stagione della precarietà, delle disparità e del ricatto occupazionale. Secondo Crocè, invece, molti degli operatori continuano a lavorare con condizioni economiche e contrattuali inferiori rispetto ai dipendenti delle altre partecipate comunali, nonostante svolgano mansioni delicate nell’assistenza alle persone fragili, nel trasporto, nei servizi educativi e sociosanitari.

Non si tratta di una rivendicazione nuova. Già nel 2022 la sindacalista aveva chiesto l’uniformazione degli orari, la trasformazione volontaria dei rapporti da part-time a tempo pieno fino a 38 ore settimanali, il riconoscimento degli scatti di anzianità maturati nelle cooperative e l’applicazione di un contratto ritenuto più adeguato alla natura pubblica dell’azienda.

Settecento lavoratori ancora in attesa

Uno dei passaggi più pesanti riguarda la posizione di circa 700 dipendenti che, secondo quanto denunciato dalla sindacalista, attenderebbero da sei anni il completamento del percorso occupazionale e l’estensione dell’orario fino a 36 ore.

È questo il cuore della contestazione: lavoratori formalmente sottratti alle cooperative ma ancora lontani da quella piena stabilità economica annunciata negli anni. Contratti con un numero ridotto di ore significano stipendi più bassi, difficoltà familiari e impossibilità di programmare il futuro.

Nella ricostruzione di Crocè, l’internalizzazione avrebbe quindi risolto soltanto una parte del problema. Da qui il giudizio durissimo affidato ai social: “La montagna ha partorito il topolino”. Un’accusa riferita anche al destino dei servizi di trasporto, dell’igienico-specializzato e degli Asacom, per i quali alle solenni dichiarazioni pubbliche non sarebbero seguiti provvedimenti risolutivi.

Disservizi e condizioni di lavoro

La diretta ha acceso i riflettori anche sulle condizioni materiali nelle quali alcuni dipendenti sarebbero costretti a operare. Tra le situazioni segnalate figura quella di Villa Dante, dove, secondo Crocè, mancherebbero servizi essenziali e persino una regolare disponibilità di acqua per il personale.

Sono contestazioni che richiedono verifiche e risposte puntuali da parte dell’azienda. Ma rappresentano anche il segnale di relazioni sindacali ormai deteriorate: invece di trovare soluzione ai tavoli aziendali, le vertenze finiscono sulle piattaforme social, accompagnate da richieste di intervento diretto al sindaco e da giudizi pesantissimi sulla governance della partecipata.

Crocè parla apertamente di “muri” innalzati nelle partecipate e sostiene che il confronto con i lavoratori e con le loro rappresentanze sia diventato sempre più difficile. La Fiadel è arrivata a chiedere la rimozione dei vertici gestionali ritenuti responsabili di una conduzione incapace, secondo il sindacato, di affrontare le rivendicazioni e di garantire un’organizzazione efficiente.

Dal sostegno elettorale alla rottura

La questione, a questo punto, supera i confini della Messina Social City. Clara Crocè non è una sindacalista che osservava dall’esterno l’esperienza amministrativa: ne ha sostenuto pubblicamente il progetto, ha organizzato liste elettorali e ha chiesto il voto per Federico Basile sia nel 2022 sia nel 2026.

Proprio per questo le sue parole assumono il peso di una rottura politica. Quando una candidata della coalizione vincente, poche settimane dopo il voto, lamenta che gli impegni non sono stati rispettati, il problema non può essere liquidato come una normale schermaglia sindacale.

Crocè è chiamata certamente a spiegare perché queste criticità, molte delle quali risalirebbero agli anni precedenti, non abbiano impedito il rinnovo del sostegno elettorale a Basile. Ma è soprattutto il sindaco a dover chiarire quali promesse siano state formulate, quali possano essere realmente mantenute e con quali tempi.

Dopo anni di annunci sull’uscita dal precariato e sulla centralità delle partecipate, non bastano più dichiarazioni d’intenti. Servono atti, cronoprogrammi e risorse. Perché il confronto tra Crocè e Basile racconta una frattura che non riguarda soltanto due protagonisti della politica e del sindacato messinese: riguarda centinaia di lavoratori ai quali è stato chiesto ancora una volta di credere che il traguardo fosse vicino.

Oggi quegli stessi lavoratori chiedono di sapere se le promesse elettorali diventeranno finalmente diritti oppure resteranno materiale da campagna elettorale.