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Da Fiumedinisi a Milazzo: il caso della Scuola degli Antichi Mestieri che accende lo scontro politico. Midili all’attacco sui fondi della Città Metropolitana

- 16/04/2026
Pippo Midili al Trifiletti campagna elettorale 2026

La Città Metropolitana nel 2025 ha dato mandato di procedere a un contratto di comodato d’uso gratuito trentennale al Comune di Fiumedinisi.

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Un fiume di denaro pubblico, un edificio mai entrato in funzione e il sospetto di un’operazione politica architettata per aggirare il voto dell’aula. È durissimo l’affondo di Pippo Midili, sindaco uscente di Milazzo e in corsa per il secondo mandato, che punta i riflettori sulla controversa vicenda della “Scuola degli Antichi Mestieri” di Fiumedinisi, storico feudo politico e cittadina d’origine del leader di Sud chiama Nord, Cateno De Luca.

Al centro della polemica c’è il ruolo della Città Metropolitana di Messina, chiamata a farsi carico dei costi di messa a norma e arredamento di una struttura che, sottolinea Midili, ha già assorbito ingenti finanziamenti senza mai aprire i battenti agli studenti.

Il cortocircuito burocratico e i 3,5 milioni di fondi

villari e basile

La miccia è stata innescata da un recente sopralluogo effettuato dal dirigente della Quinta Direzione “Patrimonio e Protezione Civile” della Città Metropolitana.

Secondo quanto riferito da Midili, il dirigente avrebbe certificato l’idoneità dell’edificio a ospitare svariati corsi di formazione, anche slegati dal concetto originario di “antichi mestieri”. Tuttavia, a margine della stessa relazione, emergerebbe una palese contraddizione tecnica: la struttura “ha necessità di essere messa a norma perché non ha alcun requisito per poter essere usata come scuola”. A questo si aggiunge la necessità di acquistare ex novo l’intero mobilio e gli arredi funzionali.

Il paradosso, denuncia il sindaco di Milazzo, risiede nel fatto che la scuola di Fiumedinisi è già stata destinataria di maxi-finanziamenti. Solo poco prima del 2025, evidenzia Midili, l’opera avrebbe intercettato circa 3,5 milioni di euro suddivisi tra fondi della Regione Siciliana e della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Nonostante l’abbondanza di risorse pregresse, l’onere dell’adeguamento normativo e dell’acquisto degli arredi ricadrebbe ora, con vincolo di obbligatorietà, sulle casse di Palazzo dei Leoni. Una manovra – asserisce Midili – posta in essere solo per fare in modo che questa spesa non andasse in Consiglio Metropolitano. Una proposta di spesa che noi non avremmo mai e poi mai approvato”.

Ma qual è la genesi di questa struttura? La storia della “Scuola degli Antichi Mestieri e delle Tradizioni Popolari” di Fiumedinisi è una vera e propria odissea burocratica che si trascina da un ventennio. Il primissimo protocollo d’intesa tra il Comune collinare e l’ex Provincia Regionale risale infatti al 2005. Nato per salvaguardare e tramandare in chiave produttiva le tradizioni locali, il progetto ha intercettato negli anni diverse e sostanziose linee di credito, tra cui i fondi del Programma per la riqualificazione delle Periferie Urbane e specifici interventi di Cassa Depositi e Prestiti per la rigenerazione del quartiere San Francesco. Progetto poi rilanciato dal sindaco metropolitano Cateno De Luca nel 2020.

L’accelerazione che ha scatenato i sospetti di Midili trova puntuale riscontro negli atti ufficiali recenti della Città Metropolitana. Con uno specifico decreto sindacale approvato nell’agosto del 2025, infatti, l’ente metropolitano ha dato concreto avvio alle attività, dando mandato di procedere a un contratto di comodato d’uso gratuito trentennale con il Comune di Fiumedinisi. Contestualmente, lo stesso documento autorizza le direzioni competenti a predisporre i lavori di messa a norma e l’acquisizione delle forniture.

Il nodo delle gestioni e l’ombra elettorale

L’ultimo, e forse più spinoso, interrogativo riguarda il futuro operativo dell’edificio: chi gestirà i corsi una volta tagliato il nastro? È su questo fronte che Midili lancia l’insinuazione politica più pesante. Il sindaco milazzese rivela che, all’interno del protocollo di fruizione, si sarebbero già rese disponibili tre realtà pronte a erogare la formazione: un Istituto Tecnico Superiore (si tratta della Fondazione ITS Albatros, già attiva sul territorio con progetti PNRR legati all’agroalimentare), una diramazione del Conservatorio Musicale “Arcangelo Corelli” di Messina e il GAL (Gruppo di Azione Locale) Peloritani.

Le stesse realtà sono esplicitamente citate nei decreti della Città Metropolitana come soggetti privilegiati per la stipula di accordi e convenzioni. “Tutto ciò è molto strano”, incalza Midili, accendendo i fari in particolar modo sul GAL, struttura che storicamente gravita nell’orbita politica di Cateno De Luca.

La chiosa del primo cittadino di Milazzo assume i contorni dell’avvertimento in vista dei prossimi e imminenti appuntamenti elettorali: “Sarebbe grave se uno dei componenti di queste società fosse uno dei candidati nelle liste di De Luca“.

La palla passa ora alla Città Metropolitana, chiamata, se lo riterrà opportuno, a chiarire i contorni di un’operazione che, da progetto di recupero delle tradizioni, si è trasformata nell’ennesimo terreno di scontro della politica locale.

midili trifiletti
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