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Fiamme, idranti e guardie in ostaggio: la notte di guerriglia al carcere Madia di Barcellona P.G.

- 04/03/2026
Carcere Barcellona PG

Dopo giorni di allerta inascoltata, tre detenuti hanno trasformato l’ottavo reparto del penitenziario di Barcellona Pozzo di Gotto in un campo di battaglia. Tra poliziotti feriti e ambulatori assediati, la cronaca di una rivolta annunciata.

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Il campanello d’allarme suonava a vuoto da giorni. I sindacati degli agenti penitenziari avevano sollecitato a più riprese un’ispezione al Madia di Barcellona Pozzo di Gotto, fiutando l’escalation di un nervosismo che rischiava di sfuggire di mano da un momento all’altro. La miccia, puntuale, si è accesa nella notte tra sabato e domenica, trasformando l’ottavo reparto al piano terra in uno scenario di pura guerriglia.

Tutto inizia il 28 febbraio, in tarda serata, con il più classico dei pretesti: la necessità di un trasferimento in infermeria. È la crepa nel sistema che tre detenuti aspettavano per far saltare il banco. Forzano il cancello della cella, si riversano nel corridoio e la violenza esplode improvvisa. Due sorveglianti vengono travolti, colpiti senza pietà al cranio e al volto, mentre la furia si allarga fino a investire due infermieri di turno.

Quando il resto degli agenti riesce a intervenire per isolare l’ala, il corridoio è già terra di nessuno. I tre rivoltosi — Roberto Scrivo, 44 anni di Reggio Calabria, Angelo Raffaele Cavallaro, 34 anni di Lamezia Terme, e il venticinquenne barcellonese Giordano Mendolia — saccheggiano il box del personale. Si armano di bastoni, indossano caschi e scudi in un grottesco ribaltamento dei ruoli, e avviano una devastazione sistematica.

Le telecamere di sorveglianza vengono accecate a colpi di spranga, i computer polverizzati. L’aria diventa rapidamente irrespirabile quando una sedia viene data alle fiamme, sollevando un fumo denso che precede l’allagamento del reparto a colpi di estintori e idranti. Il bersaglio finale è l’ambulatorio: all’interno, un infermiere terrorizzato si è barricato, costretto ad ascoltare i colpi sordi contro la porta che i tre tentano disperatamente di sfondare.

Ci sono volute ore per spegnere l’incendio, fisico e metaforico, e riportare i detenuti nelle celle separate. Il referto medico racconta di traumi cranici e cervicali, spalle e mani lesionate per i poliziotti (guaribili in cinque giorni) e ferite lievi per il personale sanitario. Un bilancio clinico tutto sommato contenuto per un episodio che racconta di una faglia pericolosissima nella sicurezza interna.

L’epilogo si è consumato nelle aule di tribunale, davanti al giudice Giuseppe Caristia. L’arresto è stato convalidato per tutti e tre, difesi dagli avvocati Giuseppe Bonavita, Alessandro Russo e Antonia Condemi, ma la misura cautelare è scattata solo per il più giovane, il venticinquenne Mendolia. Le accuse sono pesanti: rivolta, lesioni aggravate e danneggiamenti. L’emergenza è rientrata, ma l’odore di fumo nei corridoi del Madia rischia di ristagnare ancora a lungo.