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Il “tesoro” di Cuffaro: 80mila euro in contanti e il giallo delle banconote rovinate

- 11/11/2025
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Ottantamila euro in contanti, divisi equamente tra la residenza di Palermo e la tenuta di famiglia nel Catanese. È quanto i carabinieri del Ros hanno sequestrato a Totò Cuffaro, nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Palermo che vede l’ex governatore indagato e a rischio di arresti domiciliari. Il blitz, avvenuto contestualmente alla notifica dell’avviso di interrogatorio preventivo davanti al GIP, ha però svelato un dettaglio anomalo: una parte significativa del denaro era in pessimo stato di conservazione, con banconote strappate e visibilmente inumidite.

Nell’abitazione di viale Francesco Scaduto a Palermo, la stessa dove sono state registrate molte delle intercettazioni centrali nell’indagine, i militari hanno ispezionato due casseforti e un mobile blindato. Qui erano custoditi i primi 40.000 euro. Il dettaglio del ritrovamento è minuzioso: una busta gialla conteneva 7.700 euro (75 banconote usurate da 100 euro e due strappate); seguivano altri 8.800, 4.140 e 2.300 euro in tagli da 50 e 20.

Inoltre, sono stati rinvenuti 5.000 euro in banconote da 100, 5.150 in banconote da 50, una singola banconota da 200 euro, quattro da 100 e una da 50. Parte di questo contante era avvolto in documenti di trasporto riconducibili all’azienda agricola intestata alla moglie di Cuffaro, Giacoma Chiarelli. Altri 2.065 euro erano avvolti in fogli di ricevute, mentre 2.200 euro sono stati trovati direttamente in camera da letto.

Gli altri 40.000 euro sono emersi dalla perquisizione nella tenuta di San Michele di Ganzaria. Questo luogo era già salito agli onori della cronaca lo scorso 19 luglio, quando vi fu organizzato il banchetto nuziale per il figlio di Cuffaro con duemila invitati, in concomitanza con l’anniversario della strage di via D’Amelio. Secondo le prime ricostruzioni, il denaro era stato occultato nell’intercapedine di un mobile.

L’intera somma è ora sotto sequestro. La difesa, sostenuta dagli avvocati Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano, ha già annunciato che farà ricorso per ottenerne la restituzione. La tesi difensiva è che si tratti di somme lecite, collegate alla normale attività dell’impresa agricola di famiglia.

Tuttavia, spetterà alla Procura dimostrare l’eventuale collegamento tra il denaro contante e le ipotesi di reato contestate al segretario nazionale della Democrazia Cristiana. Resta il giallo delle banconote deteriorate: perché conservare in casa denaro danneggiato, che avrebbe potuto facilmente essere cambiato presso la Banca d’Italia? E da quanto tempo si trovava nascosto in quelle condizioni?

Mentre la difesa prepara la battaglia legale per la restituzione dei fondi, l’inchiesta prosegue. Oggi sono iniziati i primi interrogatori preventivi dei 18 indagati coinvolti nel fascicolo.

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