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Roma – Un nuovo, inatteso ostacolo si frappone sul percorso del Ponte sullo Stretto di Messina. La Corte dei Conti ha inferto un duro colpo all’iter di approvazione dell’opera, bloccando con una richiesta di “chiarimenti ed elementi informativi” la delibera del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile (CIPESS) che aveva dato il via libera al progetto. La notizia, deflagrata nella giornata di oggi, è contenuta in un documento di cinque pagine in cui i magistrati contabili sollevano una serie di criticità di natura tecnica e procedurale, rimettendo in discussione la solidità dell’intero impianto progettuale e finanziario.
L’analisi dei rilievi: sostenibilità economica e nodi procedurali al centro del mirino
Sebbene il documento integrale non sia stato ancora reso pubblico, le indiscrezioni trapelate e le dichiarazioni delle forze politiche delineano un quadro preciso delle perplessità avanzate dalla magistratura contabile. I rilievi si concentrerebbero su alcuni pilastri fondamentali del progetto, a partire dalla sua sostenibilità economica e finanziaria. La Corte chiede approfondimenti sulla congruità delle stime di costo, che ammontano a 13,5 miliardi di euro, e sulla solidità delle previsioni di ricavo, elementi cruciali per garantire che l’imponente investimento pubblico non si traduca in un onere insostenibile per le casse dello Stato.
Sotto la lente dei magistrati anche il rispetto delle normative europee, in particolare per quanto concerne le procedure di appalto e le norme sulla concorrenza. La riattivazione del contratto con il consorzio Eurolink, guidato da Webuild, senza una nuova gara d’appalto, rappresenta da tempo un punto controverso, sul quale ora la Corte esige evidentemente maggiori garanzie di legittimità.
Infine, ma non per importanza, emergono dubbi sulle valutazioni di impatto ambientale. Le osservazioni della Corte si innestano su un dibattito già acceso, alimentato dalle 62 richieste di integrazione formulate dalla commissione VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) del Ministero dell’Ambiente. I rilievi contabili confermerebbero, quindi, la presenza di nodi irrisolti legati alla tutela di un ecosistema tanto ricco quanto fragile come quello dello Stretto.
Le reazioni politiche e le implicazioni per il futuro dell’opera

La notizia ha immediatamente infiammato il dibattito politico. Le opposizioni, con in testa il Partito Democratico, hanno parlato di “sonora bocciatura” e hanno chiesto al Ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, di riferire in Parlamento. “È in gioco la credibilità delle istituzioni e l’uso corretto delle risorse pubbliche”, hanno tuonato i capigruppo del PD, sottolineando come le criticità sollevate dalla Corte confermino i dubbi da tempo avanzati.
Dal canto suo, Palazzo Chigi ha ora venti giorni di tempo per fornire i chiarimenti richiesti. Un tempo tecnico durante il quale il Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica (DIPE) dovrà elaborare risposte puntuali e convincenti, in grado di fugare i dubbi dei magistrati contabili. L’esito di questo confronto sarà decisivo: in caso di risposte insoddisfacenti, la delibera potrebbe essere respinta in via definitiva, costringendo il governo a rivedere profondamente l’impostazione del progetto, se non a riconsiderarne la stessa fattibilità.
Questo stop imposto dalla Corte dei Conti rappresenta, al di là delle tecnicalità, un momento di verità per il Ponte sullo Stretto. L’opera, da sempre al centro di un confronto serrato tra sostenitori e detrattori, si trova ora di fronte a un esame di maturità che ne testerà la reale solidità, non solo ingegneristica, ma anche e soprattutto giuridica ed economica. Il futuro del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria passa, ancora una volta, per le strette maglie di una procedura complessa, dove le ambizioni politiche devono necessariamente fare i conti con il rigore dei numeri e delle leggi.








