Nota stampa UGL Salute
Nei giorni scorsi si è a lungo dibattuto su una proposta di riforma delle aziende del servizio sanitario regionale, declassata successivamente dall’Assessore Regionale della Salute come mera ipotesi di studio. Pertanto un’ipotesi di studio che comunque potrebbe essere approfondita per valutarne la fattibilità.
Partendo da tale ipotesi come UGL Salute Messina riteniamo utile fare alcune riflessioni circa la riorganizzazione sulla provincia di Messina. Preliminarmente riteniamo che qualsiasi proposta di riforma deve coinvolgere fin dall’origine le Organizzazioni Sindacali, i sindaci delle città coinvolte ed altri eventuali stakeholders presenti sul territorio. Ciò che salta ad occhio è l’ASP che si farebbe carico esclusivamente del territorio con le case di comunità ecc. perdendo dunque la gestione dei presidi ospedalieri della provincia la cui gestione passerebbe interamente all’Azienda Papardo. Abbiamo dubbi che un’operazione di questo tipo sia di facile realizzazione a livello organizzativo, economico, amministrativo e sanitario. Far carico, improvvisamente, di 7 presidi ospedalieri ad un’unica azienda non vorremmo fosse un azzardo. L’unico esempio di qualcosa di simile dall’entrata in vigore della legge 5 del 2009 è stato il passaggio del presidio Piemonte dal Papardo all’IRCCS Centro Neurolesi con un periodo di transizione lungo ben 9 mesi. Non osiamo pensare cosa potrebbe accadere con ben 7 presidi… Una riorganizzazione complessiva di questo tipo dovrebbe vedere il coinvolgimento anche dell’IRCCS e del Policlinico di Messina in un’ottica di creazione di percorsi assistenziali che guardano ad una visione moderna della sanità, oltre alla necessità di dover ridisegnare la rete dell’emergenza e delle patologie tempo dipendente e dare grande attenzione a quelle aree spesso dimenticate, cioè le piccole isole e le aree montane di più difficile accesso.
Nel documento circolato non si fa menzione né del DEA di II livello del Policlinico, né tantomeno del DEA di I livello dell’IRCCS presso la sede del Presidio Piemonte, da cui non si può sicuramente prescindere.
Come precedente detto, l’IRCCS è l’unica azienda ad aver affrontato un accorpamento e sicuramente possiede l’expertise necessario per gestire eventuali accorpamenti. Tra l’altro lungo un quinquennio ha gestito sedi spoke in diverse provincie siciliane. Perché non coinvolgere anche l’IRCCS e il Policlinico che oltre l’ assistenza uniscono un importante bagaglio legato alla ricerca ed all’innovazione. L’accorpamento IRCCS – Piemonte nasceva dall’idea di sviluppare modelli di presa in carico del paziente dall’acuzia fino alla riabilitazione, perché non riproporlo?
Questi sono solo alcuni aspetti di una questione molto articolata e complessa e ci auguriamo che al momento di passaggio da mera ipotesi a proposta, il territorio e le organizzazioni sindacali possano essere coinvolte direttamente.
Qualsiasi programmazione che riguardi la sanità non può essere fatta ad invarianza finanziaria!. Devono esserci investimenti, coperture economiche e il personale necessario. La parola riorganizzazione in sanità non deve voler dire riduzione dei servizi, ma nuovi servizi, miglior organizzazione.










