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CAS, Brocato abbandona la nave mentre Salvini prepara il commissario. Il fedelissimo di De Luca lascia dopo l’affondo di Musolino

- 06/11/2026
CAS, Brocato abbandona la nave mentre Salvini prepara il commissario. Il fedelissimo di De Luca lascia dopo l'affondo di Musolino

Il consigliere nominato da Basile si dimette proprio mentre il ministero valuta una gestione commissariale e la senatrice Dafne Musolino incalza Salvini con un’interrogazione parlamentare. La motivazione ufficiale è il mancato finanziamento del piano di risanamento. Ma il tempismo politico è singolare: Brocato ha fiutato l’aria che arriva da Roma? E De Luca, che di correnti politiche se ne intende, aveva già capito come sarebbe finita?

CAS, Brocato abbandona la nave mentre Salvini prepara il commissario. Il fedelissimo di De Luca lascia dopo l'affondo di Musolino
CAS, Brocato abbandona la nave mentre Salvini prepara il commissario. Il fedelissimo di De Luca lascia dopo l'affondo di Musolino

MESSINA – Quando la nave comincia a imbarcare acqua, c’è chi cerca di riparare le falle e chi spiega, con una certa solennità, che non ci sono più le condizioni per restare a bordo. Massimo Brocato, fedelissimo di Cateno De Luca e componente del consiglio direttivo del Consorzio autostrade siciliane per nomina del sindaco metropolitano Federico Basile, ha scelto la seconda strada. Si è dimesso. E lo ha fatto nel momento politicamente più delicato per il CAS, con il ministro Matteo Salvini che valuta un intervento commissariale sulle autostrade siciliane e la senatrice Dafne Musolino che, appena due giorni fa, ha depositato un’interrogazione parlamentare per chiedere il commissariamento del Consorzio e chiarimenti sulla procedura di revoca della concessione.

Una coincidenza temporale che merita qualcosa di più della lettura notarile di una lettera di dimissioni. Perché mentre Brocato annuncia di aver perso fiducia nella possibilità di risanare il CAS, il ministero delle Infrastrutture ha già certificato il fallimento delle interlocuzioni avviate a luglio. Il termine di cento giorni, scaduto il 26 ottobre, non ha prodotto le risposte attese. E Salvini, il 29 ottobre, ha messo ufficialmente sul tavolo l’ipotesi di affidare a un commissario gli interventi più urgenti. Non è ancora il commissariamento dell’intero Consorzio, ma è un segnale inequivocabile sulla fiducia che Roma ripone nell’attuale gestione.

Il 4 novembre arriva l’interrogazione di Musolino. Il 5 novembre la senatrice torna alla carica nell’Aula di Palazzo Madama. Il 6 novembre Brocato si dimette.

Tre date, una sequenza politicamente eloquente. Che non dimostra un collegamento concordato tra le iniziative, ma rende inevitabile una domanda: perché proprio adesso?

La missione impossibile di Brocato. Colpa della Regione, naturalmente

La spiegazione ufficiale è tutta nei conti. Brocato sostiene che siano venute meno le condizioni per proseguire il risanamento dell’ente, soprattutto per il mancato stanziamento delle risorse richieste alla Regione Siciliana. Il piano elaborato con la società di consulenza PwC, commissionato a gennaio e approvato a giugno, prevede un intervento regionale di 121 milioni di euro in tre anni, dal 2026 al 2028. Sul CAS grava un indebitamento pregresso stimato in circa 300 milioni. Per il solo 2026 erano previsti 40 milioni, che tuttavia non hanno trovato posto nella manovra regionale da 1,2 miliardi. Brocato ne fa una questione di responsabilità istituzionale. La Regione, proprietaria del 90 per cento del Consorzio, non avrebbe fatto la propria parte. E lui, impossibilitato a portare avanti il programma, avrebbe deciso di togliere il disturbo. Una ricostruzione che ha una sua consistenza finanziaria. Ma che lascia scoperta la questione politica.

Perché il piano di risanamento non nasce ieri. I debiti non sono comparsi questa mattina. Le condizioni delle autostrade non sono peggiorate improvvisamente nella notte tra giovedì e venerdì. E il mancato stanziamento regionale, per quanto rilevante, si inserisce in una crisi che da mesi coinvolge il Consorzio, la Regione e il ministero. La decisione di Brocato arriva invece proprio quando la prospettiva di un intervento esterno sulla gestione diventa sempre più concreta.

Musolino chiede a Salvini di commissariare il CAS. E Brocato saluta

CAS, Brocato abbandona la nave mentre Salvini prepara il commissario. Il fedelissimo di De Luca lascia dopo l'affondo di Musolino

Nell’interrogazione presentata il 4 novembre, la senatrice Dafne Musolino ha chiesto formalmente al ministro delle Infrastrutture di chiarire a che punto sia il procedimento di revoca della concessione avviato a luglio e se intenda promuovere, d’intesa con la Regione, il commissariamento del CAS. Al centro dell’atto parlamentare ci sono le condizioni delle autostrade A18 e A20, le criticità delle barriere di sicurezza, le prescrizioni ministeriali rimaste da attuare e la necessità di interventi immediati.

Il giorno successivo, intervenendo al Senato, Musolino ha sollecitato nuovamente il governo a prendere una decisione, richiamando anche i gravissimi incidenti registrati sulla rete autostradale. Non si tratta di una generica polemica politica. Il documento è un atto parlamentare ufficiale che chiede conto al ministro dello stato della concessione e delle responsabilità nella gestione della sicurezza. La stessa Musolino ha ricordato che la Regione ha destinato 13,3 milioni a quattordici interventi di manutenzione e mitigazione del rischio, a fronte di un fabbisogno complessivo stimato in circa 5,5 miliardi di euro per l’adeguamento della rete. Dentro questa cornice le dimissioni di Brocato assumono un significato diverso dalla semplice protesta contro Palazzo d’Orléans.

Il fedelissimo di De Luca lascia mentre Roma discute come intervenire su un Consorzio che non è riuscito a rispondere adeguatamente alle contestazioni ministeriali. Non è dimostrato che le dimissioni dipendano dal rischio di commissariamento. Ma sostenere che il contesto politico sia irrilevante richiederebbe una notevole dose di ottimismo.

De Luca conosce già il vento che soffia da Roma?

E qui entra in scena, almeno politicamente, Cateno De Luca. Brocato non è un tecnico piovuto casualmente nel consiglio direttivo del CAS. È un uomo da tempo vicino al leader di Sud chiama Nord, nominato nell’organismo dalla Città metropolitana guidata da Federico Basile. Viene allora da chiedersi se la decisione sia maturata soltanto davanti ai numeri del bilancio o se abbia pesato anche la percezione di ciò che si prepara a Roma.

De Luca, sempre attento ai movimenti della politica nazionale, aveva già intuito che il vento stava cambiando? Brocato ha deciso autonomamente oppure il suo passo indietro è maturato dopo una valutazione politica più ampia?

Domande, naturalmente. Non ci sono elementi verificati per sostenere che De Luca abbia suggerito le dimissioni o ricevuto informazioni riservate sulle intenzioni del ministero. Resta però il dato politico: l’uomo indicato dall’amministrazione Basile lascia il Consorzio mentre sul tavolo del governo nazionale c’è l’ipotesi di sottrarre all’attuale gestione almeno una parte decisiva degli interventi di messa in sicurezza. E riesce a presentare la propria uscita come un gesto di coerenza istituzionale. Un risultato comunicativo non trascurabile, considerato che Brocato era parte integrante della governance chiamata a gestire proprio quella crisi dalla quale oggi prende le distanze.

CAS, Brocato abbandona la nave mentre Salvini prepara il commissario. Il fedelissimo di De Luca lascia dopo l'affondo di Musolino
CAS, Brocato abbandona la nave mentre Salvini prepara il commissario. Il fedelissimo di De Luca lascia dopo l'affondo di Musolino

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Giuseppe Bevacqua
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Giuseppe Bevacqua è giornalista e direttore di Voce di Popolo, laureato in Economia e abilitato dottore commercialista. Si occupa di cronaca, politica, amministrazione pubblica e approfondimenti, con particolare attenzione a Messina e alla Sicilia. Cura analisi, inchieste e commenti sui temi di interesse pubblico e sulle dinamiche del territorio.