
La Corte d’appello riduce da quattro a due anni la sospensione della patente di Antonino Comandè. Confermate le disposizioni sui risarcimenti ai familiari di Carmelo Luciano Galletta. Un altro processo coinvolge gli operai presenti quella notte.

Un autocarro fermo sul margine della carreggiata, un cantiere notturno per la scerbatura di un’aiuola spartitraffico e uno scooter che finisce contro il mezzo. Erano le ultime ore del 9 ottobre 2019 quando Carmelo Luciano Galletta, 28 anni, perse la vita in via Catania, a Messina. Sette anni dopo, la Corte d’appello conferma la condanna a due anni per omicidio stradale nei confronti di Antonino Comandè, all’epoca responsabile del cantiere di Messina Servizi Bene Comune.
La sentenza modifica soltanto la durata della pena accessoria: la sospensione della patente, stabilita in primo grado in quattro anni, scende a due. Per il resto, il collegio presieduto dal giudice Bruno Sagone conferma la decisione della giudice monocratica Adriana Sciglio, pronunciata nel settembre del 2025.
Al centro del processo c’è la sicurezza di quel cantiere, allestito durante la notte lungo una delle arterie più trafficate della città. Secondo la ricostruzione dell’accusa, confermata nei suoi elementi essenziali dalle due pronunce di merito, Comandè non avrebbe predisposto un’adeguata segnalazione dei lavori, omettendo di collocare i segnali di preavviso alla distanza necessaria per consentire agli automobilisti di individuare tempestivamente l’ostacolo. Il tratto interessato era quello compreso tra via Lucania e via San Cosimo. Gli operai della partecipata comunale stavano effettuando lavori di scerbatura nell’aiuola spartitraffico. Per le operazioni era stato utilizzato un Ford Transit, lasciato in sosta lungo il margine sinistro della carreggiata. Galletta stava tornando a casa, percorrendo in scooter la via Catania sul lato monte. Non si accorse in tempo della presenza del mezzo e vi finì contro. L’impatto fu violentissimo. Per il ventottenne non ci fu nulla da fare.

Le indagini della Procura, supportate dalla relazione tecnica della sezione Infortunistica della Polizia municipale, si concentrarono sulle modalità con cui era stato organizzato e segnalato il cantiere. La questione decisiva riguardava le precauzioni che avrebbero dovuto rendere riconoscibile, con sufficiente anticipo, la presenza di un autocarro fermo lungo la strada durante le lavorazioni notturne. Il procedimento di primo grado si era concluso con una condanna a due anni, a fronte di una richiesta del pubblico ministero di due anni e otto mesi. Contro quella decisione avevano presentato appello sia Comandè sia Messina Servizi Bene Comune, chiamata nel processo come responsabile civile.
La Corte ha confermato anche le statuizioni civili della prima sentenza, che prevedono il risarcimento dei danni in favore dei familiari della vittima, con la quantificazione complessiva da definire in sede civile. Resta inoltre la provvisionale immediatamente esecutiva stabilita in primo grado: 50 mila euro ciascuno per la madre e il padre di Galletta, altri 25 mila euro per il fratello. Complessivamente 125 mila euro, riconosciuti a titolo di anticipazione sul risarcimento definitivo. I familiari si sono costituiti parte civile con l’assistenza dell’avvocata Rosi Spitale. La difesa di Comandè è stata affidata agli avvocati Salvatore Silvestro e Marinella Ottanà, mentre Messina Servizi è stata rappresentata dall’avvocato Carmelo Vinci.
La vicenda giudiziaria non si esaurisce con la pronuncia d’appello. Per lo stesso incidente è stato avviato un procedimento distinto che vede imputati gli operai impegnati quella notte nelle operazioni di scerbatura. Inizialmente per le loro posizioni era stata richiesta l’archiviazione, ma l’opposizione a quella richiesta ha portato all’apertura di un altro processo. Due procedimenti nati dalla stessa tragedia, con posizioni e responsabilità da valutare separatamente. Per il responsabile del cantiere è arrivata la seconda condanna di merito, non ancora definitiva. Per gli altri lavoratori resta aperto il giudizio sulle rispettive condotte e sugli eventuali obblighi di sicurezza durante le operazioni che si stavano svolgendo in via Catania quella notte.





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