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Il mercato degli onorevoli. Due deputati in prestito per salvare il soldato Cateno

- 08/10/2026
Il mercato degli onorevoli. Due deputati in prestito per salvare il soldato Cateno

Fratelli d’Italia potrebbe offrire a Sud chiama Nord i parlamentari necessari per costituire una componente alla Camera e alleggerire l’obbligo di raccolta delle firme. Galvagno tra i registi dell’operazione. Ma se De Luca è davvero così forte, perché avrebbe bisogno del soccorso meloniano?

Il mercato degli onorevoli. Due deputati in prestito per salvare il soldato Cateno
Il mercato degli onorevoli. Due deputati in prestito per salvare il soldato Cateno

A Roma si starebbe trattando il prestito di due deputati per consentire a Cateno De Luca di costituire una componente parlamentare alla Camera. Non un’alleanza costruita su un programma, almeno per quanto è dato sapere, ma un’operazione di ingegneria parlamentare nella quale gli onorevoli diventerebbero oggetto di temporanea cessione. Come il trapano che si chiede al vicino, il chilo di zucchero che manca in cucina o il sacco di farina che il fornaio si fa anticipare dal collega. Con una differenza: il trapano non rappresenta nessuno, il deputato qualche decina di migliaia di elettori sì.

La formula sarebbe semplice. Sud chiama Nord dispone alla Camera di Francesco Gallo, iscritto al gruppo Misto. Con altri due parlamentari potrebbe chiedere la costituzione di una propria componente politica. E i rinforzi, secondo l’ipotesi che circola negli ambienti politici romani, arriverebbero dall’area di Fratelli d’Italia, con il possibile coinvolgimento di Manlio Messina (ma lui lo sa?), già fuoriuscito dal partito, e di un altro deputato vicino ai meloniani. La regia politica verrebbe attribuita a Gaetano Galvagno, presidente dell’Assemblea regionale siciliana, nei contatti con i vertici nazionali del partito di Giorgia Meloni, e (non si sa perché) aficionados di Scateno.

Siamo ben oltre il campo delle indiscrezioni. L’accordo anche se non risulta ufficializzato, è stato già anticipato su qualche testata attenta a tutte le “marachelle” politiche di De luca ma le intenzioni attribuite ai protagonisti attendono conferma. La sola ipotesi, però, merita qualche domanda, soprattutto per la disinvoltura con cui si immagina di trasferire parlamentari da una casella all’altra, come se a Montecitorio fosse stato aperto uno sportello per il comodato d’uso gratuito.

Perché mai Fratelli d’Italia dovrebbe prestarsi, e soprattutto prestare due parlamentari, a un’operazione destinata a favorire il movimento di Cateno De Luca? Per quale ragione Galvagno dovrebbe spendere il proprio peso politico per agevolare un leader che rivendica da anni autonomia, forza elettorale e capacità di trattare alla pari con chiunque?

Il motivo immediato sarebbe la nuova legge elettorale, il cui iter parlamentare è ancora in corso. Il testo prevede un consistente aumento delle firme necessarie per presentare le liste, portandole ordinariamente a 6.000-7.000 per collegio plurinominale, mentre per determinate componenti parlamentari è previsto un regime ridotto di 1.500-2.000 sottoscrizioni. L’esenzione totale segue requisiti differenti e una nuova componente non la otterrebbe automaticamente.

La distinzione giuridica è doverosa. Quella politica è assai meno complicata: il movimento che si presenta come espressione di un consenso radicato sul territorio cercherebbe una scorciatoia parlamentare per ridurre il lavoro necessario a dimostrarlo attraverso le firme degli elettori.

E allora la domanda sorge spontanea: se Sud chiama Nord dispone davvero della forza elettorale che gli viene attribuita, perché De Luca non organizza la raccolta delle firme con i propri militanti? Un partito che rivendica capacità di mobilitazione, amministratori, sostenitori e un’organizzazione territoriale dovrebbe poter affrontare anche questa incombenza, per quanto onerosa sia diventata.

Evidentemente il tempo dedicato a raccogliere sottoscrizioni è meno attraente di quello trascorso a trattare con i vertici della politica romana. La firma di un elettore richiede presenza, organizzazione e consenso verificabile. Il prestito di un parlamentare, se politicamente concordato e regolamentarmente ammissibile, richiede una diversa capacità di persuasione. A rendere ancora più curioso il possibile accordo sono i sondaggi. Nella rilevazione nazionale dell’istituto Noto, diffusa il 6 ottobre, Sud chiama Nord insieme ai Civici viene accreditato dell’1,1 per cento. Ben altra dimensione emerge dalla rilevazione regionale di Lab21 diffusa a settembre, che attribuisce al movimento una stima centrale dell’11,8 per cento in Sicilia. Sono dati riferiti a consultazioni ed elettorati diversi, dunque non sovrapponibili. Ma la distanza fra ambizione regionale e consistenza nazionale merita di essere esaminata quando si valuta il peso contrattuale rivendicato da De Luca.

Parliamoci chiaro. L’uno per cento abbondante, sulla scena nazionale, non sembra una cifra capace da sola di spiegare tanta premura. Eppure, nell’ipotesi di accordo, ci sarebbe addirittura un partito di governo disposto a facilitargli l’ingresso nella competizione. «Vuoi vincere facile?», domandava una fortunata pubblicità. Qui, prima ancora di vincere, si starebbe cercando di semplificare il diritto di partecipare alla partita, e salvare politicamente il soldato Scateno. E il particolare più divertente è che a preoccuparsi delle condizioni di ingresso sarebbe anche chi ha già un posto assicurato al tavolo. La presenza di Galvagno aggiunge un ulteriore elemento politico. Il presidente dell’Ars non è un dirigente qualsiasi di Fratelli d’Italia. È una figura istituzionale di primo piano, appartenente al partito della presidente del Consiglio. Perché dovrebbe sponsorizzare un’intesa che favorisce De Luca? Quale interesse politico ne ricaverebbe il partito di Giorgia Meloni? Quali impegni accompagnerebbero il prestito e, soprattutto, quale sarebbe la sua durata? Perché il problema dei prestiti, com’è noto, è la restituzione. Un onorevole entra in una componente, le consente di acquisire una determinata posizione parlamentare e poi che cosa accade? Rientra nel partito d’origine dopo avere assolto alla propria funzione? Resta dov’è? Il suo passaggio corrisponde a una convinzione politica o a una necessità organizzativa concordata altrove? Sarebbe interessante ascoltare i diretti interessati. Anche per conoscere il loro pensiero sull’idea di essere considerati, nel linguaggio delle trattative, parlamentari da prestare.

E in questo eventuale giro di uscite e rientri ci sarebbe persino spazio per una singolare inversione del percorso politico: ex esponenti e dissidenti dell’area meloniana che, per avvicinarsi nuovamente a Fratelli d’Italia, dovrebbero transitare dalla componente di Sud chiama Nord. Una sorta di forca caudina deluchiana, con la benedizione di chi avrebbe il compito di ricomporre i rapporti nel partito della premier.

Quanto al sindaco di Taormina, il vantaggio sarebbe evidente. Una maggiore agibilità parlamentare, un ostacolo elettorale ridimensionato e la possibilità di accreditarsi nuovamente come interlocutore nazionale. Il tutto senza rinunciare, almeno per ora, alla libertà di manovra in Sicilia, dove De Luca continua a muoversi tra schieramenti differenti, annunciando nuovi ingressi e prossime operazioni politiche. Un accordo per le Politiche, insomma, non comporterebbe necessariamente un’intesa per le Regionali. A Roma con il centrodestra, in Sicilia si vedrà. Il programma può aspettare; i calendari elettorali, evidentemente, no. Insomma “Francia o Spagna purché…”, e alle ortiche qualsiasi traccia residua di ideologia. Ma De Luca è postideologico, non dimentichiamolo.

Resta soprattutto da capire che cosa spingerebbe Fratelli d’Italia ad accettare una simile costruzione. Un partito che guida il governo nazionale e che nelle rilevazioni sulle intenzioni di voto mantiene percentuali ben superiori a quelle degli alleati minori avrebbe davvero bisogno di questo intervento? Oppure le trattative attorno ai piccoli movimenti nascondono preoccupazioni sui delicati equilibri della prossima competizione elettorale, accentuate da una legge che la stessa maggioranza sta riscrivendo? L’odore forte che emana questo accordo sa di insicurezza elettorale. E la necessità di ricorrere a deputati in prestito per costruire una componente solleverebbe un interrogativo preciso sulla rappresentanza: quanto conterebbe il consenso realmente misurato nelle urne e quanto l’abilità di combinare trasferimenti parlamentari utili a ottenere vantaggi nella presentazione delle liste?

La prova della “bontà” dei sondaggi arriverà con il voto. Le rilevazioni degli istituti, Piepoli e Lab21 compresi, andranno giudicate confrontando metodi, ambiti territoriali, domande poste e risultati effettivi. Per il momento, percentuali e dichiarazioni di forza servono soprattutto ad alimentare le trattative, mentre resta da accertare quanto di quel consenso si traduca in una presenza nazionale organizzata. A Roma, intanto, si discuterebbe dell’operazione che potrebbe prendere forma già nei prossimi giorni. Restano da conoscere i nomi definitivi dei parlamentari eventualmente coinvolti, le condizioni politiche dell’intesa, il ruolo effettivo di Galvagno e gli effetti che la costituzione della componente avrebbe sulla presentazione delle liste secondo il testo finale della nuova legge elettorale.

GIUBE

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Giuseppe Bevacqua
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Giuseppe Bevacqua è giornalista e direttore di Voce di Popolo, laureato in Economia e abilitato dottore commercialista. Si occupa di cronaca, politica, amministrazione pubblica e approfondimenti, con particolare attenzione a Messina e alla Sicilia. Cura analisi, inchieste e commenti sui temi di interesse pubblico e sulle dinamiche del territorio.