


L’ombra inquietante del Fentanyl, la famigerata “droga degli zombie”, si allunga sulla tragica fine di Jasmine Chowdhury. La specializzanda palermitana di 31 anni è stata trovata senza vita lo scorso 2 ottobre nel suo appartamento di via Catili, a Barcellona Pozzo di Gotto. Un dramma che ora la Procura locale vuole dissezionare fino in fondo, partendo da tre elementi cruciali: le chat dei cellulari, i risultati dell’autopsia e i flaconcini sospetti rinvenuti sulla scena.
Al centro dell’inchiesta, coordinata dalla sostituta procuratrice Veronica De Toni, c’è un’ipotesi precisa: morte per overdose. Al momento, l’unico indagato a piede libero è il fidanzato della vittima, un 29enne originario di Brindisi. Le accuse ipotizzate nei suoi confronti sono spaccio di stupefacenti e morte in conseguenza di altro reato. È stato proprio il giovane a chiamare i soccorsi e, ascoltato dagli investigatori con l’assistenza dell’avvocato Giuseppe Ciminata, ha respinto ogni accusa proclamandosi innocente. Tuttavia, è dal suo stesso racconto che è emerso il dettaglio più allarmante: la possibilità che Jasmine abbia assunto del Fentanyl. Un’eventualità che, se confermata, certificherebbe il dilagare della devastante sostanza anche nella provincia messinese.
Per ricostruire le ultime ore della specializzanda, gli inquirenti puntano sulla tecnologia. A partire da martedì 6 ottobre, il consulente tecnico Antonino Biondo darà il via all’estrazione dei dati forensi dai cellulari sequestrati nell’abitazione in cui viveva la giovane, analizzando i dispositivi di entrambi i fidanzati. Conversazioni, messaggi e contatti potrebbero rivelare come, e tramite chi, la dose letale sia entrata in quella casa a metà strada tra il centro cittadino e il lungomare.
Parallelamente, si attende il responso dirimente della scienza. Mercoledì 7 ottobre la professoressa Elvira Ventura Spagnolo, che aveva già effettuato i primissimi rilievi sul corpo della 31enne nell’appartamento, eseguirà l’esame autoptico. Saranno i test tossicologici sui tessuti, incrociati con le analisi della Polizia Scientifica sulle boccette ritrovate nella stanza, a confermare o smentire definitivamente la pista del Fentanyl, chiarendo le responsabilità dietro una tragedia che ha profondamente scosso l’intera comunità.








