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L’ombra del riarmo sui fondi Ue: la Sicilia resta a secco per il ciclone Harry

- 04/10/2026
L'ombra del riarmo sui fondi Ue: la Sicilia resta a secco per il ciclone Harry
L'ombra del riarmo sui fondi Ue: la Sicilia resta a secco per il ciclone Harry
L'ombra del riarmo sui fondi Ue: la Sicilia resta a secco per il ciclone Harry

L’Europa cambia pelle sotto la minaccia russa e la corsa alla difesa drena risorse preziose, stravolgendo i programmi nati per scopi civili. A farne le spese per primo è il sistema di Protezione civile: su forte pressione dei Paesi “frugali” del Nord – sempre più allarmati dalle incursioni di droni di presunta origine russa ai loro confini – il fondo verrà sdoppiato. L’obiettivo è affiancare al tradizionale volontariato per le calamità naturali una nuova forza retribuita di pronto intervento bellico.

È in questo scenario dalle priorità stravolte che si infrangono le speranze della Sicilia di ottenere maggiori aiuti europei per i devastanti danni del ciclone “Harry”, abbattutosi sull’Isola lo scorso gennaio. In commissione Bilancio all’Europarlamento, gli eurodeputati siciliani hanno tentato di forzare i paletti di Bruxelles per rimpinguare il magro tesoretto da 75 milioni di euro destinato all’Italia (da spartire con Sardegna e Calabria), ma si sono scontrati con un doppio muro burocratico.

Il primo ostacolo è il rigido algoritmo del Fondo di solidarietà dell’Unione europea. Nonostante Roma abbia certificato ben 2,99 miliardi di euro di danni totali, l’analisi dei documenti ha spinto l’Ue a derubricare la tempesta a evento di portata “appena regionale”. Di conseguenza, il calcolo degli aiuti – fissato al 2,5% della somma certificata – non si è basato sul Pil nazionale, ma su quello ponderato delle tre regioni coinvolte (3,25%). Il risultato è un assegno da soli 74,8 milioni. Una doccia fredda, se si considera che il governatore Renato Schifani, pur definendolo un «primo importante segnale», sperava in ben altre cifre per coprire gli oltre 1,5 miliardi di danni strutturali subiti dalla sola Sicilia. Senza uno scatto di livello, al momento non ci saranno ulteriori aiuti.

La beffa si fa ancora più amara guardando al Portogallo. Colpita da ondate di maltempo tra gennaio e febbraio, Lisbona ha giocato d’anticipo attivando i satelliti del programma “Copernicus” per mappare scientificamente le zone allagate. Una mossa vincente che ha convinto Bruxelles a classificare l’emergenza lusitana come “catastrofe naturale grave”. A fronte di 5,3 miliardi di danni, il Portogallo ha ottenuto un calcolo basato sul Pil nazionale che ha garantito non solo la quota base da 42,5 milioni, ma un maxi-bonus aggiuntivo di 218 milioni, per un totale incassato di 261 milioni. L’Italia, evidentemente, non ha presentato documentazione idonea per far fare al ciclone Harry questo decisivo salto di categoria.

La partita, però, non è ancora del tutto chiusa e si sposta sul piano politico-parlamentare. Giuseppe Lupo, eurodeputato nominato relatore per il Pd, sta monitorando da vicino l’iter negoziale. Sul fronte di Fratelli d’Italia, il relatore Ruggero Razza è passato all’offensiva presentando una serie di emendamenti. La strategia è chiara: aggirare le rigidità attuali attingendo alle risorse più flessibili del fondo “Restore”. L’obiettivo è permettere che i fondi di Coesione, il Fesr e lo Sviluppo rurale – sia per l’attuale che per il prossimo bilancio pluriennale – possano essere dirottati sul pronto intervento e sulla prevenzione dei rischi climatici, con un’attenzione speciale alle Isole.

Il verdetto definitivo è atteso per la prossima settimana, quando le modifiche arriveranno al voto finale.

L'ombra del riarmo sui fondi Ue: la Sicilia resta a secco per il ciclone Harry
Giuseppe Bevacqua
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Giuseppe Bevacqua è giornalista e direttore di Voce di Popolo, laureato in Economia e abilitato dottore commercialista. Si occupa di cronaca, politica, amministrazione pubblica e approfondimenti, con particolare attenzione a Messina e alla Sicilia. Cura analisi, inchieste e commenti sui temi di interesse pubblico e sulle dinamiche del territorio.