34 views 3 min Nessun commento

Carburanti, Tamoil verso il price cap. Ma le pompe bianche lanciano l’allarme: «Rischiamo il crac»

- 01/10/2026
Carburanti, Tamoil verso il price cap. Ma le pompe bianche lanciano l'allarme: «Rischiamo il crac»
Carburanti, Tamoil verso il price cap. Ma le pompe bianche lanciano l'allarme: «Rischiamo il crac»

Dopo Eni, Q8 e Ip, anche l’azienda libica è vicina all’adesione al calmiere grazie all’asse Roma-Tripoli. Prezzi giù per gli automobilisti, ma i distributori indipendenti denunciano un mercato distorto e margini ormai azzerati.

Nuovi sconti in arrivo sulle reti nazionali dei carburanti, ma la medaglia ha un rovescio pesante. Mentre Eni, Ip e Q8 continuano a tagliare i prezzi, il club del “carburante calmierato” è pronto ad allargarsi a Tamoil. Le interlocuzioni tra Palazzo Chigi e il governo libico per favorire l’adesione dell’azienda sono in fase avanzata e promettono un ulteriore respiro per le tasche degli automobilisti. L’iniziativa dei grandi gruppi petroliferi, tuttavia, sta spaccando la rete distributiva, innescando una reazione a catena che rischia di paralizzare sia i piccoli operatori indipendenti che comparti cruciali come quello della pesca.

Il paradosso del mercato e la crisi degli indipendenti

Il nodo è tutto nella struttura della filiera. I tre colossi del settore — che da soli valgono il 55% del mercato italiano — operano contemporaneamente su tre livelli: sono produttori, fornitori all’ingrosso e distributori al dettaglio. Abbassando i prezzi alla pompa, le grandi compagnie aumentano i propri volumi di vendita ai consumatori, ma contestualmente riducono la disponibilità di carburante sul mercato all’ingrosso.

Il risultato è una tempesta perfetta per le cosiddette “pompe bianche”: i prezzi di acquisto della materia prima schizzano verso l’alto, annullando del tutto i margini di profitto dei piccoli gestori, costretti a comprare il carburante proprio da chi fa loro una concorrenza spietata al dettaglio.

L’intervento del governo e l’ira dei sindacati

Dinanzi a questa spirale, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha richiamato il settore a un maggiore equilibrio: «Deve esserci un po’ di senso di responsabilità anche da parte dei gestori della catena, a partire dagli stessi produttori».

Ma per le sigle sindacali gli appelli non bastano. Fegica punta il dito contro l’anomalia di un calmiere gestito da attori privati, definendolo un elemento di profonda distorsione della concorrenza. «Il price cap ai carburanti viene adottato da anni in Europa, deciso dallo Stato. C’è in Belgio e in Lussemburgo, adesso lo ha annunciato anche il governo tedesco», spiegano i rappresentanti dei benzinai. «Ma se viene messo da un operatore privato, che è anche leader del mercato, è inevitabile che si creino squilibri».

La proposta in Senato

Per superare l’impasse ed evitare la chiusura in massa dei distributori privati, Fegica e Faib-Confesercenti hanno deciso di passare all’azione in Parlamento. Le associazioni hanno presentato al Senato una proposta formale per l’introduzione di un price cap di fonte pubblica: l’unico strumento, denunciano, in grado di garantire un’equa regolamentazione, tutelando i consumatori senza condannare all’estinzione le pompe bianche.

Carburanti, Tamoil verso il price cap. Ma le pompe bianche lanciano l'allarme: «Rischiamo il crac»
Giuseppe Bevacqua
- Published posts: 20

Giuseppe Bevacqua è giornalista e direttore di Voce di Popolo, laureato in Economia e abilitato dottore commercialista. Si occupa di cronaca, politica, amministrazione pubblica e approfondimenti, con particolare attenzione a Messina e alla Sicilia. Cura analisi, inchieste e commenti sui temi di interesse pubblico e sulle dinamiche del territorio.