Piano Condor, la Procura di Roma chiede il processo per l’ex militare argentino Malatto: oggi vive a Portorosa

- 01/10/2026
Piano Condor, la Procura di Roma chiede il processo per l'ex militare argentino Malatto: oggi vive a Portorosa
Piano Condor, la Procura di Roma chiede il processo per l'ex militare argentino Malatto: oggi vive a Portorosa

I fantasmi della dittatura argentina e l’orrore del Piano Condor arrivano nelle aule del tribunale di Roma. La Procura capitolina ha formalmente chiesto il rinvio a giudizio per Carlos Malatto, 77enne cittadino italiano ed ex tenente colonnello dell’esercito di Buenos Aires. L’accusa è gravissima: omicidio plurimo per la morte di otto persone, vittime della spietata repressione messa in atto dalle giunte militari sudamericane contro gli oppositori politici alla fine degli anni Settanta. Malatto, da tempo fuggito dalla giustizia del suo Paese d’origine, vive oggi tranquillamente a Portorosa, in provincia di Messina.

Davanti al giudice per l’udienza preliminare, il pubblico ministero Stefano Opilio ha ricostruito con precisione agghiacciante il quadro storico e operativo in cui sono maturati i delitti. Un sistema “cristallizzato dalla storia, da numerose sentenze e dall’‘archivio del terrore’ ritrovato ad Asunción”, ha ricordato il magistrato. Il Piano Condor non era altro che una rete transnazionale del terrore, un patto organizzato tra i servizi segreti delle dittature sudamericane finalizzato a sequestrare, torturare e annientare la dissidenza. “Il meccanismo seguiva uno schema costante – ha spiegato Opilio in aula –: si individuava il bersaglio, si organizzava il sequestro, il trasferimento nei centri clandestini di detenzione, poi scattavano le torture per estorcere informazioni utili, e infine si arrivava all’eliminazione fisica, con i noti voli della morte. Un terrorismo di Stato contro gli oppositori”.

In udienza si è consumato anche un aspro confronto giuridico. La difesa di Malatto ha tentato la carta della giurisdizione, chiedendo che il processo venga celebrato davanti a una Corte militare. Un’istanza che il pm ha respinto categoricamente, smontando l’alibi dell’obbedienza gerarchica: “La tesi di aver eseguito ordini è già una parziale ammissione dei crimini”, ha incalzato Opilio. Il magistrato ha evidenziato come i fatti contestati ledano i diritti umani universali e come il presunto “stato di guerra” fosse una condizione esistente “solo nella testa dei militari”. La realtà, spogliata da ogni giustificazione tattica, è un dato di fatto: “Questi ragazzi sono stati rapiti, torturati e uccisi“.

Piano Condor, la Procura di Roma chiede il processo per l'ex militare argentino Malatto: oggi vive a Portorosa

Una richiesta di giustizia, quella formulata dalla Procura, condivisa da uno schieramento imponente. Al processo si sono costituiti parte civile la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Partito Democratico, le sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil, oltre all’Università di San Juan e, naturalmente, i familiari delle vittime.

Ed è proprio alle famiglie, a chi da quasi mezzo secolo convive con il dramma inrisolto dei desaparecidos, che il pm ha dedicato l’appello finale, rivolto idealmente all’imputato 77enne che oggi trascorre la sua vita nel Messinese: “Ci sono madri, padri e figli che dopo tutti questi anni ancora non sanno dove sono i loro cari. Molti sono morti senza avere una risposta e credo l’imputato potrebbe dirci cosa è successo. Sarebbe importante non per noi, ma per chi è rimasto, per chi non ha ancora un luogo dove piangere i propri cari”.

Il procedimento è stato aggiornato al prossimo 4 novembre, data in cui la parola passerà ai rappresentanti delle parti civili.

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Giuseppe Bevacqua
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Giuseppe Bevacqua è giornalista e direttore di Voce di Popolo, laureato in Economia e abilitato dottore commercialista. Si occupa di cronaca, politica, amministrazione pubblica e approfondimenti, con particolare attenzione a Messina e alla Sicilia. Cura analisi, inchieste e commenti sui temi di interesse pubblico e sulle dinamiche del territorio.