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G.diF. sequestra di tre imprese per il trattamento di rifiuti e disponibilità finanziarie

- 24/09/2026

Nella mattinata odierna, i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina hanno avviato le operazioni di esecuzione del decreto di sequestro – emesso dal G.I.P. presso il Tribunale di Messina su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia – di tre compendi aziendali facenti capo ad altrettante società operanti nel settore dell’edilizia e della gestione dei rifiuti, nonché di disponibilità finanziarie costituenti il profitto del reato di traffico illecito organizzato di rifiuti.

Il provvedimento fonda su un compendio indiziario acquisito all’esito di prolungati e complessi approfondimenti investigativi del G.I.C.O. del Nucleo PEF Messina coordinati dalla DDA, concretizzato da intercettazioni telefoniche ed ambientali, oltre che da mirate attività di videosorveglianza dei siti interessati dalle illecite attività,
associate a servizi di osservazione, controllo e pedinamento, che hanno disvelato una sistematica attività di sversamento di rifiuti all’interno di 8 siti non autorizzati, ubicati nella zona tirrenica della provincia di Messina, talvolta con la compiacenza di imprenditori terzi risultati proprietari dei terreni interessati.

Sono 23 i soggetti ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo ed in concorso tra loro, del reato di cui all’art. 452 quaterdecies del codice penale – allo stato contestato nella provvisoria imputazione formulata dall’Autorità Giudiziaria – che sanziona la gestione continuativa ed organizzata del traffico illecito di rifiuti, finalizzata al conseguimento di un ingiusto profitto.
In particolare, sebbene le società riconducibili agli indagati fossero munite dei necessari titoli autorizzativi per il trattamento e lo smaltimento di rifiuti provenienti dalla demolizione di manufatti edilizi, nonché bituminosi conseguenti alla scarifica di pavimentazione stradale, le attività effettivamente svolte sono risultate – sulla base delle indagini sin qui compiute – inosservanti delle norme ambientali per la caratterizzazione ed il trattamento dei rifiuti speciali. In particolare, il materiale di risulta veniva sversato in siti del tutto privi di autorizzazione e, talvolta, commercializzato, in assenza del necessario processo di trattamento, attestandone falsamente la sottoposizione ad uno speciale processo di recupero, che ne permette il reimpiego come “materia prima secondaria”. Inoltre, per risparmiare sui costi propri dell’attività di trattamento e recupero dei rifiuti conforme alla normativa di settore, gli indagati organizzavano la gestione di ingenti quantità di rifiuti, quantificati dalle attività investigative in oltre 20 mila chilogrammi, ricorrendo anche alla falsa attestazione della sottoposizione degli stessi al trattamento di recupero secondo normativa vigente, all’omessa compilazione del formulario obbligatorio
per la gestione del trattamento di rifiuti (c.d. “FIR”), nonché alla falsificazione dei registri di carico/scarico rifiuti, impedendone di fatto la tracciabilità.

Sulla base delle risultanze di indagine quindi, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Messina, su conforme richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, ha disposto il sequestro di 3 imprese operanti nel messinese, inclusi gli automezzi commerciali e i terreni ritenuti strumentali al perpetrarsi dell’illecita attività, nonché disponibilità liquide, per un valore complessivo di circa 115 mila euro, pari al
profitto del reato.

Quanto sopra, ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca, costituzionalmente garantito, nonché tenuto conto dell’interesse pubblico ad una chiara esposizione di fatti, sia pure nel doveroso riserbo di ulteriori elementi in ragione dell’attuale fase delle indagini preliminari, che ha una funzione preparatoria del processo. Si precisa altresì che gli indagati sono da presumersi innocenti fino alla sentenza irrevocabile, che ne accerti le responsabilità e che il giudizio, che si svolgerà in contraddittorio con le parti e le difese, davanti al giudice terzo ed imparziale, potrà concludersi anche con la prova dell’assenza di ogni forma di responsabilità in capo ai medesimi. Così come va precisato che il decreto di sequestro, oggi eseguito, è soggetto agli ordinari mezzi di impugnazione davanti ad organi giudicanti collegiali, che, nel contraddittorio fra le parti, potrebbero anche non condividere la decisione del GIP e disporre l’annullamento della misura stessa e la restituzione di tutto o parte di quanto sequestrato agli aventi diritto.