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Taormina, il fondo che c’era già. Il rischio di una montagna di burocrazia e una cambiale per gli Enti locali. Per non parlare dei costi di quel che poteva essere discusso all’ARS

- 18/09/2026

Un “nuovo modello” contro gli incendi? Ma il fondo di rotazione era già stato scritto, discusso e bocciato dall’Ars. E affidare ai Comuni la pulizia sostitutiva dei terreni privati rischia di trasformare la prevenzione in una pratica amministrativa infinita. Resta poi una domanda: serviva davvero convocare mezza Sicilia istituzionale a Taormina per arrivare a una proposta che dovrà comunque passare dal Parlamento regionale?

Il fuoco brucia in fretta. Ne sanno qualcosa le nostre campagne siciliane. La burocrazia, invece, ha i suoi tempi. Così oggi a Taormina si è parlato per un giorno intero di come impedire alla Sicilia di continuare a bruciare. Cinque panel, presidenti, assessori, dirigenti, sindaci, sindacati, associazioni, Protezione civile e Corpo Forestale. Alla fine, tra le proposte emerse, quella presentata come uno degli strumenti principali è un fondo rotativo regionale destinato ai Comuni: se il privato non pulisce il terreno, interviene l’ente pubblico e poi recupera le somme dal proprietario. Schifani ha aperto alla possibilità di inserire la norma nella prossima manovra. Peccato che quel fondo non sia affatto una novità ma un vecchio abito che puzza di naftalina e che ha già una sua piccola biografia triste.

Nel dicembre 2025 l’articolo 19 della legge di stabilità regionale prevedeva proprio un fondo di rotazione denominato “Prevenzione incendi boschivi”, con un milione di euro l’anno dal 2026 al 2028. Doveva finanziare esattamente gli interventi sostitutivi dei Comuni sui terreni dei privati inadempienti. Le somme sarebbero state recuperate dai proprietari e restituite alla Regione. Punto questo già cruciale.

L’assessora regionale Giusi Savarino lo spiegò persino in Aula: ordinanza al proprietario, mancato intervento, Comune che si sostituisce al privato, fondo regionale per anticipare le somme. La norma fu poi cancellata con voto segreto. E il 3 agosto scorso la stessa Savarino annunciava ufficialmente che il governo intendeva riproporla.

Dunque, a Taormina non è nato nulla di nuovo. Non è nato il fondo rotativo regionale. È tornato il fondo. Differenza non proprio trascurabile quando un convegno viene presentato come laboratorio di un “nuovo modello”.

Ma il problema più serio viene dopo. Si dice “attento a quel che desideri” che, in questo caso, potrebbe rimodularsi in “attento a quel che proponi”. Perché ecco che accadrebbe se quel fondo rotativo entrasse in funzione.

E allora proviamo a trasferire quel modello dalla sala climatizzata del Palacongressi di Taormina (che qualcuno oggi avrà dovuto pagare) alla scrivania di un piccolo Comune siciliano.

Bisogna individuare il terreno. Accertarne la proprietà. Verificare catastalmente le particelle. Individuare i titolari. Notificare l’ordinanza. Attendere i termini. Controllare l’eventuale inadempimento. Avviare il procedimento sostitutivo. Quantificare l’intervento. Affidare o eseguire i lavori. Entrare legittimamente nel fondo. Rendicontare la spesa. Accertare il credito. Recuperarlo dal proprietario. E, se quello non paga, procedere ulteriormente. Facile sulla lavagna. Molto meno in contrada. Soprattutto quando il terreno appartiene a cinque, dieci eredi; qualcuno vive fuori regione, qualcuno all’estero, qualcuno è morto e la successione non è stata aggiornata. Oppure quando le particelle sono frammentate, gli accessi incerti e la proprietà catastale racconta una storia diversa da quella reale.

È proprio questo il punto debole del modello: la Regione metterebbe i soldi, ma la macchina amministrativa dovrebbe farla funzionare il Comune. E persino il testo originario del fondo stabiliva che gli enti locali avrebbero dovuto restituire alla Regione le anticipazioni entro cinque anni, indipendentemente dall’effettivo recupero delle somme dai proprietari. In caso contrario, la Regione avrebbe potuto rivalersi sui trasferimenti destinati allo stesso Comune. Ecco la cambiale che penderebbe sui Comuni. Altro che regalo ai sindaci. Potenzialmente una cambiale amministrativa. Ne vale la pena?

Per Palermo può essere un procedimento. Per il piccolo Comune con ufficio tecnico ridotto all’osso, segretario condiviso, personale prossimo alla pensione e decine di procedimenti già aperti, può diventare una montagna.

Esiste allora un’altra architettura possibile, che meriterebbe almeno la stessa attenzione dedicata al fondo: centralizzare maggiormente la fase operativa nella struttura regionale forestale, lasciando ai Comuni l’individuazione delle criticità, l’ordinanza e l’intimazione al proprietario e affidando a un apparato territoriale specializzato l’intervento sostitutivo, con successivo recupero del costo. Senza rischiare un salto nel vuoto amministrativo pericoloso per le casse asfittiche degli Enti locali. Il Corpo Forestale regionale, infatti, è già definito dalla Regione come struttura operativa di riferimento per la prevenzione e la lotta agli incendi boschivi. La legge regionale attribuisce alla Regione attività sistematiche di prevenzione a tutela anche del patrimonio forestale privato e dei terreni agricoli, mentre il piano antincendio individua espressamente punti sensibili sui quali effettuare decespugliamenti ed eliminazione della vegetazione combustibile. Naturalmente una simile soluzione richiederebbe una disciplina normativa precisa: poteri d’accesso, competenze, procedure, personale, recupero coattivo delle somme. Ma almeno sposterebbe il baricentro dell’operazione verso una struttura regionale specializzata invece di distribuire 391 problemi organizzativi a 391 Comuni. Ed eccoci alla Taormina governata dal Sindaco Cateno De Luca.

Il convegno aveva un programma imponente: dalle 10 alle 18, cinque panel, presidente della Regione, presidente dell’Ars, assessori, dirigenti generali, amministratori, rappresentanti di ANCI, UPI, Vigili del Fuoco, Forestale, Protezione civile, sindacati e associazioni agricole. L’obiettivo dichiarato era costruire una proposta legislativa da sottoporre all’Assemblea regionale. Ed è difficile non notare quel che non va in tutto questo artificioso conteso. Per discutere una norma regionale si convoca a Taormina una rappresentanza larghissima della politica e dell’amministrazione regionale, affinché produca una proposta che dovrà poi essere portata… nell’aula istituzionalmente deputata a discutere e approvare le norme regionali: l’Ars. Costi di trasferimento per la politica in trasferta a Taormina, costi organizzativi e di sicurezza, costi di location, di service e quant’ì’altro… Ma non era meglio e più …economico fare tutto al Palazzo dei Normanni dove l’aula deputata e più consona a discutere fattivamente queste tematiche, in effetti, esiste già? E il fondo pure.

Quel che davvero rimane a Taormina, alla fine di questa fiera, è, quindi, il capitolo dei costi. Quanto è costato il convegno e chi ha pagato? Sono costi che ricadranno, come tutti quelli della politica, sui cittadini. E per quale risultato politico a Taormina? Spogliato di luci, panel e dichiarazioni, per ora è questo: si è rilanciato un fondo che la Regione aveva già proposto, l’Ars aveva già discusso e bocciato e il governo aveva già annunciato di voler ripresentare; si è prospettato un sistema che rischia di scaricare una quantità enorme di procedure sugli enti locali; e si è rinviato ancora una volta a una futura norma ciò che dovrà diventare operativo soltanto dopo un nuovo passaggio parlamentare. Insomma la collina taorminese di De Luca ha partorito un “topolino politico”.

La prevenzione degli incendi è una cosa troppo seria per fermarsi alla scenografia della prevenzione ed alle passerelle per proprio uso e consumo in odor di campagna elettorale. Le fiamme non chiedono convegni. Chiedono terreni puliti, personale, mezzi, responsabilità individuate e procedure che funzionino prima che arrivi giugno. Il resto, finché non diventa legge e lavoro sul territorio, rimane carta. La Sicilia di carta ne ha già abbastanza, e oggi, dopo Taormina, ne ha ancora di più, con il rischio che prenda fuoco.

GIUBE