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Crollo di Pistunina, i primi rilievi: il cedimento potrebbe essere partito dal primo piano

- 29/08/2026

Sotto esame il pilastro deformato lato mare, le campate di dieci metri, i solai Plastbau e i carichi presenti nell’immobile. Ma sulle cause definitive servirà la superperizia disposta dalla Procura

Potrebbe essere iniziato dal primo piano il cedimento che il 30 luglio scorso ha provocato il crollo della palazzina di Pistunina e la morte di sei persone. È uno dei primi elementi tecnici emersi dal sopralluogo effettuato tra le macerie dell’edificio e riferiti oggi dalla Gazzetta del Sud. Ma non si tratta ancora di conclusioni ufficiali.

La ricostruzione definitiva della dinamica sarà affidata alla superperizia dei tre consulenti nominati dalla Procura di Messina, gli ingegneri Andrea Prota, Antimo Fiorillo e Rodolfo Urbani. Tuttavia, dalle prime osservazioni effettuate nell’area del crollo stanno emergendo alcuni aspetti destinati a diventare centrali negli accertamenti.

Uno dei principali riguarda un pilastro del piano interrato, sul lato mare, trovato deformato e piegato verso l’esterno. A segnalarlo nel corso del sopralluogo sarebbe stato il comandante provinciale dei Vigili del fuoco Michele Burgio. Gli altri pilastri presenti nello stesso piano interrato sarebbero invece rimasti integri. Una circostanza che avrebbe indotto alcuni dei tecnici presenti a ritenere che il cedimento iniziale possa non essersi verificato nel garage, ma al livello superiore. Il pilastro deformato potrebbe quindi avere subito successivamente l’enorme carico derivante dal collasso dei piani sovrastanti. Secondo questa prima ipotesi, il cedimento avrebbe quindi avuto origine al primo piano, per poi propagarsi rapidamente all’intera struttura.

Un altro elemento sotto osservazione riguarda la tipologia dei solai. I tecnici avrebbero constatato che erano stati realizzati con sistema Plastbau, una tecnica costruttiva che prevede l’impiego di elementi in polistirene associati alla struttura portante. Le travi che sostenevano i solai sarebbero state inoltre del tipo REP, realizzate mediante elementi metallici prefabbricati e successivamente assemblati e collocati sui pilastri. Particolare attenzione viene riservata anche alle dimensioni delle campate, cioè alla distanza tra un pilastro e l’altro. La misura rilevata sarebbe di circa dieci metri. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta, più di un tecnico avrebbe valutato questa lunghezza come un elemento da approfondire, soprattutto in relazione alla tipologia costruttiva dei solai. Il nodo riguarda la capacità della struttura di sopportare i carichi. Le prime valutazioni riportate dal quotidiano indicano per quella tipologia di solaio una capacità nell’ordine dei 250-300 chilogrammi per metro quadrato, mentre un solaio destinato a sostenere determinate attività commerciali o di deposito può richiedere dimensionamenti sensibilmente superiori. Saranno naturalmente i consulenti della Procura a dover stabilire quali fossero i carichi effettivamente previsti dal progetto originario, quali fossero le condizioni reali della struttura e se nel tempo siano intervenute modifiche in grado di alterarne il comportamento statico.

In questo quadro assume particolare importanza anche la presenza, all’interno dei locali destinati al supermercato, di circa quindici bancali di mattonelle. Pasquale D’Alì, uno degli imprenditori coinvolti nei lavori e indagato nell’inchiesta, avrebbe riferito che ciascun bancale aveva un peso compreso tra circa 900 e 1.200 chilogrammi. Si tratta quindi complessivamente di diverse tonnellate di materiale. Una delle verifiche riguarderà inevitabilmente l’eventuale incidenza di questo carico sulla struttura: dove fossero stati collocati i bancali, come fossero distribuiti e se il loro peso potesse avere contribuito al cedimento. Anche in questo caso, al momento, si tratta soltanto di una delle questioni tecniche da chiarire.

Particolarmente significativa appare inoltre la deposizione resa ai magistrati da Alessandro Panarello, l’altro imprenditore indagato. Panarello ha raccontato che il 30 luglio, intorno alle 11, aveva trovato D’Alì e i suoi operai impegnati con un martello pneumatico sulle parti deteriorate di un pilastro. Quando sarebbe tornato nel pomeriggio, intorno alle 15, i lavori interessavano un altro pilastro. Secondo il suo racconto, il primo pilastro era stato completamente portato “a ferro”. Panarello avrebbe inoltre notato, nella parte superiore, che alcuni tondini dell’armatura non sembravano collegati con quelli del pilastro soprastante. Una circostanza che lo avrebbe allarmato al punto da indurlo a scattare una fotografia e inviarla all’ingegnere Pietro Leone alle 15.15. Poco più di mezz’ora dopo si sarebbe verificato il crollo.

La descrizione fornita da Panarello ai magistrati restituisce la sequenza di quei minuti. Intorno alle 15.50 avrebbe sentito il rumore di un cedimento. Voltandosi avrebbe visto Pasquale D’Alì ferito al volto e, contemporaneamente, il solaio sovrastante iniziare a inclinarsi verso il basso. Subito dopo sarebbero arrivati altri cedimenti, fino al completo collasso del solaio del primo piano sul livello sottostante. Gli operai presenti sarebbero riusciti a fuggire all’esterno mentre la struttura continuava a cedere e una nube di polvere avvolgeva l’intera area. La deposizione assume ora particolare interesse perché potrebbe risultare compatibile con l’ipotesi, ancora tutta da verificare, di un cedimento originato proprio al primo piano. Resta inoltre da chiarire quale fosse lo stato dell’edificio prima dell’intervento.

Secondo quanto già emerso nelle settimane successive alla tragedia, erano state riscontrate crepe e deterioramenti su alcuni elementi strutturali e proprio per questa ragione erano stati avviati lavori di consolidamento. Gli investigatori dovranno quindi stabilire se esistessero segnali precedenti di una situazione di rischio, quale fosse la reale gravità delle lesioni e se gli interventi in corso potessero avere avuto qualche relazione con il collasso. Le domande sono numerose.

Bisognerà ricostruire il progetto originario, verificare la qualità dei materiali, analizzare le armature, studiare i collegamenti tra pilastri e solai, calcolare i carichi e comprendere quali modifiche siano state effettuate sull’edificio nel corso degli anni. Solo al termine di questo lavoro sarà possibile individuare con precisione la causa o l’eventuale concorso di più cause. Per il momento resta una prima indicazione investigativa importante: il piano interrato, secondo le osservazioni iniziali, non presenterebbe un cedimento generalizzato delle strutture portanti. Il punto d’origine del crollo potrebbe trovarsi più in alto. Ed è da quel livello che i consulenti della Procura dovranno ora ripartire per ricostruire, elemento dopo elemento, cosa sia accaduto nel pomeriggio del 30 luglio.